Mosca, 20 maggio 2026 – Federazione Russa e Repubblica Popolare Cinese non hanno ancora raggiunto un accordo sul nuovo mega gasdotto Power of Siberia 2, questo è quanto emerso a seguito dei colloqui intercorsi tra il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo sino popolare Xi Jinping, che hanno avuto recentemente luogo a Pechino.
POWER OF SIBERIA 2: AL MOMENTO TUTTO FERMO
La notizia è stata resa nota direttamente dal Cremlino. In conseguenza degli effetti economici della guerra in Ucraina, che orami si protrae da quattro anni, Mosca si trova a essere sempre più dipendente dalla Cina Popolare e, allo scopo, preme da tempo perché si proceda all’avvio della realizzazione della strategica condotta energetica, tuttavia, a quanto pare i progressi risulterebbero lenti a causa delle esitazioni di Pechino. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato ai media russi che, sebbene le due parti abbiano raggiunto un’intesa di base, «anche sul tracciato e le modalità di costruzione», non si è però pervenuti alla definizione di una cronologia precisa e «ci sono ancora alcuni dettagli da definire».
UNA CONDOTTA STRATEGICA
Il progetto del Power of Siberia 2 non è stato menzionato nella lunga lista di accordi pubblicata dal Cremlino sul suo sito web dopo i colloqui tra Putin e Xi. Esso sarebbe in grado di fare affluire in Cina cinquanta miliardi di metri cubi di gas all’anno e, aspetto cruciale per Mosca, le forniture proverrebbero da giacimenti che un tempo rifornivano l’Europa, mercato nel quale le esportazioni sono crollate con l’inizio della guerra in Ucraina e l’imposizione delle sanzioni occidentali alla Russia. Il percorso del mega gasdotto si snoderebbe per 2.600 chilometri dalla penisola di Yamal (Siberia settentrionale) attraverso la Mongolia fino alla Repubblica Popolare Cinese.
I FORNITORI DI PECHINO
Malgrado la guerra in Medio Oriente e il blocco dello stretto di Hormuz, attualmente Pechino riesce egualmente ad approvvigionarsi di materie prime energetiche da diversi fornitori, a partire dall’Iran (che carica petrolio sulle navi e le fa transitare nello Stretto) e anche dai sauditi, che ricevono il corrispettivo per le forniture energetiche in yuan/renminbi (dunque non più in dollari americani). I cinesi, almeno per il momento possono dunque mostrarsi non eccessivamente entusiasti riguardo al progetto russo, abbattendo così le speranze nutrite dal Cremlino in un mutamento dello scenario a causa della situazione caratterizzata dall’instabilità in campo energetico in conseguenza del conflitto in atto nel Medio Oriente.



