Palermo, 16 maggio 2026 – Moltiplicazione, accumulazione e rigenerazione dell’oggetto e dell’immagine mediale costituiscono i nodi centrali attorno ai quali si struttura “La forma consumata”, mostra che avrà luogo dal 12 giugno al 27 dicembre 2026 presso il Real Albergo delle Povere di Palermo. Si tratta di un evento realizzato da Bottega Creativa con la curatela di Alberto Fiz e grazie alla collaborazione di Edoardo Falcioni.
FORMA CONSUMATA
La rassegna pone in dialogo la Pop Art americana di Andy Warhol con il Nouveau Réalisme di Arman e Mimmo Rotella, sviluppando un percorso espositivo che propone una rilettura inedita e particolarmente attuale del destino dell’oggetto e dell’icona nella cultura visiva contemporanea. Afferma al riguardo Alberto Fiz, che «Arman, Rotella e Warhol sono i testimoni di una società che ha dissolto l’aura dell’immagine e dell’oggetto, affidandosi al consumo come principio insieme unificante e instabile, capace di generare identità collettive, ma anche di consumarle incessantemente nel flusso della ripetizione e dell’oblio». Il percorso espositivo richiama costantemente il pensiero di Pierre Restany, il critico francese che nel 1960 fondò il Nouveau Réalisme, esperienza alla cui maturazione hanno in seguito contribuito Arman e Rotella, intrecciando un percorso dialogico con la Pop Art, in particolare con Warhol.
NOVEAU RÉALISME IN DIALOGO CON LA POP ART
Se tuttavia quest’ultimo tende a congelare l’immagine nel suo statuto freddo e reiterabile di merce mediatica, Rotella ne rivela invece la fragilità fisica e i poteri rigenerativi attraverso lo strappo, la lacerazione e la sovrapposizione, mentre Arman mette in scena la deriva entropica dell’oggetto seriale attraverso accumuli e distruzioni. Tra le ottanta opere e più, si troveranno esposte due “Marilyn” di Andy Warhol del 1967 e “Chocolate” (1983), indice del passaggio dall’icona perfetta alla materia instabile, oltre ai due ritratti di Arman realizzati sempre dall’artista americano nel 1986. Di Rotella, del quale ricorrono quest’anno i vent’anni dalla scomparsa, compaiono in mostra “Il dramma di ieri” (1961), tra i primi décollage con riferimento al cinema appartenuto a Pierre Restany e “Dio, Patria, Re” (1962), laddove il décollage decostruisce l’apparato del potere, si tratta di un’opera della collezione di Piero Dorazio. Non mancheranno “San Pellegrino”, artypo del 1966 strettamente legato al tema della serialità.
FOSSILIZZAZIONE E ACCUMULO NELL’ARCHEOLOGIA DEL PRESENTE
Di Arman si segnalano “Vénus aux Pistolets”, un’accumulazione di revolver collocati all’interno di un manichino trasparente in plexiglas, opera risalente al 1967, “Danse Macabre” del 1973, con frammenti di mandolino nel cemento, assieme a “Rejected Flowers”, realizzata con Warhol, un’accumulazione di serigrafie su carta realizzata nel 1970 che unisce la ripetizione dell’icona pop dei fiori con la tecnica della fossilizzazione e dell’accumulo, trasformando l’oggetto in archeologia del presente. Ne emerge un circuito espositivo particolare significativo con riferimento ai tre grandi protagonisti dell’arte contemporanea internazionale, che con i loro lavori hanno anticipato le problematiche dell’attuale società, consumata da media e social. La rassegna è accompagnata da una serie di ritratti di Arman, Rotella e Warhol realizzati da Fabrizio Garghetti, storico fotografo milanese che con i suoi scatti ha documentato l’arte e alcuni dei suoi maggiori protagonisti dagli anni Settanta a oggi.



