Roma, 8 maggio 2026 – Nei suggestivi ambienti dell’Antica Fornace del Canova a Roma, ha avuto luogo nel tardo pomeriggio di ieri l’inaugurazione (o forse meglio sarebbe definire l’evento come lo sviluppo…) del progetto espositivo dell’artista giapponese Nobushige Akiyama.

HIKARI ALL’ANTICA FORNACE DEL CANOVA
Esso è stato concepito quale intervento installativo site specific in questi particolari spazi, una mostra che origina da una riflessione sulla relazione tra materia, trasformazione e spazio, e che rinviene nella Fornace un contesto carico di significati, sia storici che simbolici. Un luogo che vide la luce al precipuo scopo di cuocere la ceramica e i bozzetti in argilla realizzati da Antonio Canova, ambiente che ha conservato la memoria di un processo trasformativo nel quale, appunto attraverso il calore, la materia attraversa una fase intermedia verso la definizione della forma.
SPAZIO CONNESSO ALLA DIMENSIONE DEL SACRO
Nella cultura giapponese, il rapporto tra materia e trasformazione si radica in una concezione dello spazio profondamente connessa alla dimensione del sacro. Il confine tra sacro e quotidiano si sviluppa come una continuità di significati che attraversa ogni ambito dell’esperienza. In questo contesto ritorna la nozione di kami, quelle presenze diffuse che abitano elementi naturali e oggetti, contribuendo a definire una visione del mondo in cui la materia viene attraversata da una dimensione vitale. Il titolo della mostra, Hikari, cioè «luce», intende proprio richiamare una dimensione immateriale che si manifesta mediante la materia, rendendo visibile il processo di trasformazione.

KAMI E KAMADO
Il riferimento al kamado, il focolare domestico tradizionale, introduce poi il tema del fuoco come principio generativo, mentre la figura di Hyottoko, legata simbolicamente al gesto di alimentare la fiamma, collega la dimensione tecnica a una più ampia di natura culturale e rituale. La ricerca di Akiyama si sviluppa attraverso l’utilizzo del washi, la carta tradizionale giapponese ottenuta principalmente dalle fibre del gelso (kozo), materiale che racchiude un patrimonio tecnico e culturale stratificato. Durante il periodo Edo, la carta costituiva una risorsa di grande valore anche come merce di scambio, in relazione alla qualità della lavorazione e al tempo necessario per la sua produzione.
LINGUAGGI DI CARTA
Attraverso tecniche tradizionali e processi sperimentali, come la stratificazione «a scaglie di pesce», l’artista sviluppa un linguaggio che pone in dialogo artigianato e ricerca contemporanea, mantenendo attiva una conoscenza materiale oggi sempre più rara. Il percorso espositivo accompagna il visitatore verso la fornace attraverso diverse tipologie di opere: il kimono in carta washi, i calchi di volti rivestiti e le composizioni su carta, che restituiscono la complessità della sua ricerca. L’intervento culmina nello spazio della fornace con un’installazione immersiva composta da elementi sospesi e superfici leggere che dialogano con la luce e l’architettura, evocando un movimento ascensionale legato all’immagine della fiamma.

CONFRONTO FRA TRADIZIONI
In tale contesto, il lavoro di Akiyama attiva un confronto tra due tradizioni: quella della scultura neoclassica, in cui la forma emerge attraverso un processo progressivo, e una pratica che individua nella trasformazione della materia il proprio nucleo di significato. Nobushige Akiyama (Yokohama, 1961) è un artista giapponese attivo nell’ambito della scultura e dell’installazione. Si è formato presso l’Università d’Arte e Design di Tokyo, laureandosi nel 1985, e ha successivamente proseguito i suoi studi in Italia presso l’Accademia di Belle Arti di Roma. A partire dalla fine degli anni Novanta espone regolarmente in Italia e all’estero, partecipando a mostre personali e collettive. La sua ricerca si concentra sull’utilizzo della carta tradizionale giapponese washi, attraverso la quale sviluppa opere che si collocano al confine tra scultura e installazione.
NOBUSHIGE AKIYAMA
Il suo lavoro indaga il rapporto tra leggerezza, resistenza e dimensione, dando forma a strutture che dialogano con lo spazio e ne ridefiniscono la percezione. Le sue opere sono state presentate in contesti istituzionali e culturali in Italia e in Giappone, anche con il patrocinio dell’Istituto Giapponese di Cultura e della Fondazione Italia Giappone. Vive e lavora tra Italia e Giappone. La Fornace Canova22 è un’associazione culturale indipendente con sede a Roma, dedicata alla ricerca artistica contemporanea. Il progetto si sviluppa all’interno dell’Antica Fornace del Canova, luogo di grande valore storico legato alla produzione dei bozzetti in argilla dello scultore Antonio Canova. Attraverso un programma di mostre e collaborazioni, Canova22 promuove pratiche artistiche contemporanee in dialogo con il contesto architettonico e con la memoria del luogo, favorendo l’incontro tra linguaggi, culture e generazioni.
INFO
Hikari Nobushige Akiyama, evento a cura di Lavinia Venturi presso l’Antica Fornace del Canova sita in Via Antonio Canova 22 a Roma;
esposizione aperta al pubblico dal 7 al 31 maggio 2026;
orari di accesso: dal lunedì al sabato dalle ore 16:00 alle ore 20:00
con il patrocinio dell’Istituto Giapponese di Cultura, della Fondazione Italia Giappone, dell’Ambasciata del Giappone in Italia e del Japan National Tourism Organization.



