CINEMA, eventi. Festival Internazionale del Cinema di Pompei 2026

Memoria, visione e permanenza: presentata al Senato la seconda edizione della manifestazione che avrà luogo a Torre Annunziata dal primo al 7 giugno. Direttore artistico è Enrico Vanzina, mentre tra gli ospiti figureranno Ezio Greggio, Massimo Ghini e Massimiliano Gallo; inoltre la musica (con i tre tenori cinesi che si esibiranno) e una mostra fotografica sull’identità del cinema italiano negli ultimi cento anni; nella “Sezione Giovani” del Festival, gli studenti degli Istituti superiori della regione Campania si confronteranno sul linguaggio contemporaneo del grande schermo; infine, le premiazioni. Nel corso della conferenza stampa alla Sala dei Caduti di Nassiriya è stato anche proiettato in anteprima il cortometraggio “Il tempo ritrovato: quando la memoria diventa eternità”, che vede Annarita Borelli (presidente del Festival) nella duplice veste di autrice e interprete. La registrazione audio effettuata da insidertrend.it (A785-12MAG26) viene resa di seguito fruibile

Roma, 12 maggio 2026 – Il cinema conserva, custodisce, ricorda. E Pompei è una città viva, in grado di parlare a coloro la sanno ascoltare, poiché ogni volto e ogni gesto se raccontato rivive, con il tempo che a quel punto non finisce, ma si trasforma. Si avverte diffusa l’esigenza di raccontare il tempo, un bisogno che può venire soddisfatto anche attraverso il cinema e i documentari.

RACCONTARE IL TEMPO

Infatti, il cinema, la narrativa e il giornalismo possono riempire i cuori, colmando appunto la sete di conoscenza ed emozioni. «Ma – è stato sottolineato da Enrico Vanzina durante la conferenza stampa di presentazione dell’evento nella sala Caduti di Nassiriya al Senato -, la narrativa diviene giovane, conseguentemente la pagina si adatta allo schermo, mantenendo quindi ancora stretta la correlazione con l’editoria». Perché proprio Pompei? «Pompei è il luogo simbolo della preservazione dell’identità culturale – afferma Vanzina -, ma, si badi bene, non è qualcosa a cui ricorrere per erigere barriere, semmai per generare osmosi con le altre culture, per comprendere e apprendere».

Enrico Vanzina e Annarita Borelli

 

 

POMPEI CUSTODE DI CIÒ CHE NON SI È RIUSCITO A CANCELLARE

Ad avviso di Annarita Borelli «Pompei non è soltanto un luogo archeologico, perché il tempo può distruggere la materia, ma il cinema è in grado di ristrutturare la scomparsa. Esso rende eterna la fragilità umana, dato che, similarmente all’archeologia, riporta alla luce ciò che è sepolto. E, infatti, Pompei custodisce ciò che il tempo non è riuscito a cancellare». Il Festival Internazionale del Cinema di Pompei, giunto alla sua seconda edizione, conferma dunque la sua vocazione primigenia, quella di muovere dalla propria identità e dalla sua forza simbolica per aprirsi al cinema contemporaneo internazionale attraverso un programma che assorbe linguaggi, generi e visioni diverse.

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI POMPEI 2026

In concorso quindici cortometraggi italiani che raccontano il Paese attraverso lo sguardo di giovani autori emergenti, sei invece i lungometraggi realizzati all’estero, inoltre proiezioni serali, panel di approfondimento e una sezione concepita per il pubblico più giovane perseguendo l’obiettivo di avvicinarlo al linguaggio del cinema. Proiezioni e incontri avranno luogo presso il Nexus MaxiMall Entertainment di Pompei, struttura all’avanguardia che consta di sei sale cinematografiche con tecnologie audiovisive di ultima generazione, oltreché di un auditorium da 364 posti. Inoltre, in questa sua seconda edizione il Festival Internazionale del Cinema di Pompei 2026 si presenta con un proprio manifesto visivo, il cortometraggio “Il tempo ritrovato”.

IL TEMPO RITROVATO

Si tratta dell’opera diretta da Annarita Borelli con la supervisione artistica di Enrico Vanzina. Il tempo ritrovato è una riflessione poetica sulla natura viva di Pompei, oltreché, al tempo stesso, una meditazione sulla funzione più profonda del cinema, che non è soltanto quella di conservare il tempo perduto, ma anche di riattivare quest’ultimo attraverso lo sguardo. In questo modo il cinema diviene dunque un «tempo ritrovato», spazio nel quale il passato non resta memoria immobile, ma si fa presenza che ritorna, in un gesto di attenzione e responsabilità capace di restituire il tempo alla vita. Un racconto che beneficia della voce fuori campo di Luca Ward e rinviene un cast che, oltre alla Borelli, riunisce Gino Rivieccio, veronica Olivier, Fabrizio Nevola e Alessio Sica; la fotografia è di Claudio Zamairon.

www.festivaldelcinemadipompei.com

A785 – CINEMA, EVENTI: FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI POMPEI 2026, memoria, visione e permanenza. Presentata al Senato il 12 maggio la seconda edizione della manifestazione che avrà luogo a Torre Annunziata dal primo al 7 giugno.
Direttore artistico è Enrico Vanzina, mentre tra gli ospiti figureranno Ezio Greggio, Massimo Ghini e Massimiliano Gallo; inoltre la musica (con i tre tenori cinesi che si esibiranno) e una mostra fotografica sull’identità del cinema italiano negli ultimi cento anni; nella “Sezione Giovani” del Festival, gli studenti degli Istituti superiori della regione Campania si confronteranno sul linguaggio contemporaneo del grande schermo; infine, le premiazioni. Nel corso della conferenza stampa di presentazione alla Sala dei Caduti di Nassiriya sono intervenuti MAURIZIO GASPARRI (senatore della Repubblica, presidente della Commissione parlamentare Affari esteri e Difesa), ANNARITA BORELLI (presidente del Festival Internazionale del Cinema di Pompei), ENRICO VANZINA (direttore artistico del Festival Internazionale del Cinema di Pompei) e VERONICA OLIVIER (attrice). Nell’occasione è stato proiettato in anteprima il cortometraggio “Il tempo ritrovato: quando la memoria diventa eternità”, che vede Annarita Borelli (presidente del Festival) nella duplice veste di autrice e interprete. Il cinema conserva, custodisce, ricorda, e Pompei è una città viva, in grado di parlare a coloro la sanno ascoltare. Poiché ogni volto e ogni gesto se raccontato rivive, con il tempo che a quel punto non finisce, ma si trasforma.
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