EVENTI, commemorazioni. Gemona a cinquant’anni dal devastante sisma

Ai microfoni di insidetrend.it il sindaco Roberto Revelant ha ripercorso quei tragici momenti e la successiva fase di ricostruzione che portò l’intero Friuli alla rinascita, confermando l’efficacia di questo «modello». L’intervista e l’articolo sono del nostro corrispondente da Udine, Gianluca Ruotolo (registrazione audio insidertrend.it A784-07MAG26)

Udine, 11 maggio 2026; a cura di Gianluca Ruotolo – Si sono appena concluse le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del terremoto che sconvolse il Friuli il 6 maggio del 1976, si è trattato di una serie di eventi culminati nella seduta straordinaria del Consiglio regionale a Gemona, località che fu epicentro del sisma, al quale sono intervenuti, tra gli altri, Massimiliano Fedriga (Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia) e Mauro Bordin (Presidente del Consiglio regionale), i ministri della Difesa, Guido Crosetto, e per i rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani.

Gemona del Friuli

 

 

GEMONA A CINQUANT’ANNI DAL TERREMOTO

Assieme al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni, alla cerimonia in suffragio delle vittime hanno preso parte le più alte cariche dello Stato. Sempre a Gemona, nella serata del 7 maggio scorso il cantante Andrea Bocelli si è esibito in un concerto al quale hanno assistito migliaia di persone. Tutti hanno confermato la validità del modello Friuli con le sue peculiarità, che immediatamente dopo la catastrofe, conferito il potere agli amministratori locali, che vennero coordinati dal Commissario straordinario Giuseppe Zamberletti, si rivelò uno strumento efficace in grado di condurre in pochi anni alla ricostruzione delle zone disastrate dal sisma, una tragedia il cui bilancio fu di un migliaio di vittime, più di centomila sfollati e danni materiali ingentissimi.

VALIDITÀ DEL «MODELLO FRIULI»

Nella lunga intervista che ha concesso a insidertrend.it, Revelant ha ricordato il fortissimo impatto che il terremoto ebbe sul Friuli, al punto da mutarne la fisionomia e da determinarne una svolta radicale sui piani sociale ed economico. Egli si sofferma in particolare sulla specialità statutaria della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, che pose nelle condizioni di sperimentare quello che in seguito sarebbe stato comunemente denominato come «modello Friuli», che non pochi ritengono ancora oggi replicabile seppure apportandone gli opportuni adattamenti. Il sindaco di Gemona ha quindi ricordato l’unità di intenti tra la classe politica, i lavoratori e, più in generale, la società civile, che addivennero all’assunzione delle scelte di fondo necessarie al processo di ricostruzione.

NON UNA PIETRA PERDUTA

Si giunse così alla rinascita, con paesi dagli edifici, anche di estremo pregio storico e architettonico, diroccati o in macerie che vennero ricostruiti negli stessi luoghi dove per secoli avevano insistito. Ovviamente, questo si rese possibile salvo rarissime eccezioni. Ma, a questo punto si rende indefettibile mentovare l’arcivescovo Alfredo Battisti (il vescovo del terremoto), che invitò a intervenire in via prioritaria nella riattivazione del sistema produttivo (quindi il lavoro), poi le case e soltanto dopo i luoghi di culto. Sottolinea il sindaco che «oggi Gemona malgrado la crisi vanta un tessuto produttivo importante, un buon posizionamento commerciale lungo la via Nazionale e l’offerta di prodotti turistici legati anche alle ciclovie e allo sport praticato all’aria aperta».

Roberto Revelant

 

 

RICORDARE I PROTAGONISTI DELLA RICOSTRUZIONE

«Gemona ospita inoltre una sede distaccata dell’Università di Udine nella quale vengono svolti corsi di alta formazione sulla resilienza – conclude Revelant -, la città è stata completamente ricostruita ed è avviata su di un percorso di sviluppo e di crescita». Non vanno dimenticati coloro che, nelle Istituzioni, furono tra i protagonisti della ricostruzione a livello istituzionale attraverso il varo di provvedimenti legislativi per la rinascita del Friuli: Mario Toros (democristiano, quattro volte ministro) Giorgio Santuz (democristiano, ministro e otto volte sottosegretario), Loris Fortuna (socialista, due volte ministro e vicepresidente della Camera dei Deputati), Bruno Lepre (senatore socialista che fu due volte sottosegretario), Arnaldo Baracetti (parlamentare comunista che, si narra, si recava da Giulio Andreotti alle sei del mattino, quando questi si trovava dal barbiere, per perorare la causa della legge sulla ricostruzione) Claudio Beorchia (senatore democristiano), Franco Castiglione (parlamentare socialista di lungo corso che riprì la carica di viceministro della Giustizia), Silvano Bacicchi (senatore comunista) e Ferruccio de Michieli Vitturi (parlamentare del Movimento sociale italiano).

GLI AIUTI DEI FOGOLÂRS FURLAN

È infine doveroso ricordare una grande figura, che in quei tragici frangenti svolse un ruolo non di meno importante: Adriano Degano, storico presidente del Fogolâr Furlan di Roma, che il 7 maggio 1976 venne intervistato, assieme al padre David Maria Turoldo, dal giornalista della Rai Italo Moretti. Degano parlò delle dimensioni della tragedia e della situazione gravissima che si era venuta a creare; subito dopo il Fogolâr della Capitale, anche in virtù della collaborazione fornita da un folto gruppo di giovani, costituì presso il Villaggio Olimpico un centro raccolta di alimenti a lunga conservazione, indumenti e coperte, materiali che vennero in seguito inviati nei luoghi del sisma con un primo autotreno soltanto tre giorni dopo la prima scossa di terremoto. Fu l’inizio di una catena di solidarietà che permise al Fogolâr Furlan di Roma di organizzare ventidue voli cargo con preziosi aiuti diretti ai terremotati.

IL FRIULI NON DIMENTICA

Venne effettuata anche una raccolta di fondi, grazie alla quale si raggiunse la somma di cento milioni (a lira 1976). L’assegno venne consegnato al sindaco di Venzone nel corso di una cerimonia pubblica e Adriano Degano divenne cittadino onorario di quel paese tra le montagne. In seguito, dopo la scossa che si verificò in settembre il Fogolâr fece l’impossibile, organizzando una colonna di venti roulotte, che vennero messe a disposizione da privati cittadini. La colonna partì da Piazza San Pietro, dove venne benedetta dal cardinale Ugo Poletti, quindi mosse alla volta di Venzone scortata dai Vigili Urbani del Comune di Roma fino alla destinazione. L’Italia di allora rispose immediatamente all’appello con una straordinaria generosità e, nella disgrazia, i friulani seppero fare tesoro utilizzando nel migliore dei modi queste risorse, rialzandosi in piedi dopo il durissimo colpo subito.

Condividi: