CINEMA, eventi. Festival Tulipani di seta nera

«Il grande schermo al servizio della legalità», lo ha affermato Diego Righini, presidente del festival Tulipani di Seta Nera, intervenuto in occasione del premio Un sorriso per la Giustizia, evento che ha avuto luogo ieri presso il cinema The Space Moderno a Roma

Roma, 8 maggio 2026 – «Il cinema è uno straordinario strumento culturale e sociale, capace di raccontare la verità, stimolare coscienze e promuovere valori fondamentali, ma proprio per questo deve essere anche il primo a rispettare principi imprescindibili come la legalità, la trasparenza e l’equità». Lo ha affermato Diego Righini, presidente del festival Tulipani di Seta Nera, intervenuto in occasione del premio Un sorriso per la Giustizia, evento svoltosi ieri presso il cinema The Space Moderno a Roma.

Diego Righini

 

 

CINEMA E LEGALITÀ

All’iniziativa hanno partecipato Riccardo Turrini (presidente del Collegio del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale), di Giuseppe Fici (sostituto procuratore generale di Palermo) e Antonella Magaraggia (presidente dell’Ateneo Veneto di Venezia). L’incontro ha avuto luogo in un momento particolarmente delicato per il settore audiovisivo italiano, con le recenti perquisizioni effettuate dalla Guardia di Finanza presso il Ministero della Cultura, finalizzate all’acquisizione di documenti sui finanziamenti pubblici destinati a diverse produzioni cinematografiche, a seguito della presa di distanza del solo ministro Alessandro Giuli, hanno riportato al centro del dibattito l’esigenza di chiarezza e rigore nell’assegnazione delle risorse.

IL CONTROVERSO TEMA DELL’ASSEGNAZIONE DELLE RISORSE

Un tema cruciale che solleva interrogativi sul rapporto tra qualità artistica, sostenibilità economica e responsabilità nell’utilizzo dei fondi pubblici. «La legalità nel cinema non è un concetto astratto – ha proseguito Righini -, bensì una pratica concreta che riguarda ogni fase della filiera: dalle infiltrazioni di capitali stranieri, di dubbia provenienza, delle multinazionali nelle società di produzione italiane, ormai svuotate di sovranità nazionale, dalla produzione al finanziamento, fino alla distribuzione, sempre a discapito del cinema sociale e indipendente. Difendere la legalità significa quindi difendere il talento, il merito e la credibilità dell’intero sistema. In tale contesto il Festival ribadisce con forza la propria missione, che è quella di valorizzare opere che sappiano raccontare la realtà con coraggio e impegno civile, dando spazio a storie che spesso faticano a trovare sostegno».

PROIETTATO IL DOCUMENTARIO SU GIULIO REGENI

Una testimonianza di questo impegno è stata la proiezione nella medesima serata del documentario “Giulio Regeni: tutto il male del mondo”, «un simbolo di verità, giustizia e diritti umani – ha egli concluso -, una scelta artistica e culturale che sottolinea il ruolo del cinema come strumento di memoria, denuncia e consapevolezza, perché portare sul grande schermo la storia di Regeni significa ribadire che il cinema deve avere il coraggio di raccontare ciò che conta davvero, anche quando è scomodo. Solo così possiamo contribuire a costruire una società più giusta e consapevole».

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