Pechino, 6 maggio 2026 – Il ministro degli Esteri della Repubblica Islamica dell’Iran, Abbas Araghchi, ha incontrato oggi a Pechino il massimo esponente della diplomazia sino popolare, al quale ha sottolineato gli stretti legami che intercorrono tra i due paesi. L’evento ha avuto luogo a breve distanza di tempo dalla prevista prossima visita del Presidente statunitense nella Repubblica Popolare Cinese, che dovrebbe incontrare il Presidente e Segretario del Partito Comunista, Xi Jinping.
IL VIAGGIO DI ARAGHCHI A PECHINO
Si tratta del primo viaggio di Araghchi in Cina da quando la guerra all’’Iran degli Stati Uniti d’America e di Israele ha provocato il più grave shock globale della storia nel settore dell’offerta petrolifera, mettendo a repentaglio la sicurezza degli approvvigionamenti energetici della Cina, principale importatore mondiale di greggio. A seguito dell’incontro il Ministero degli Esteri iraniano ha reso noto che Araghchi ha informato il suo omologo sino popolare Wang Yi relativamente ai colloqui in corso con gli Stati Uniti d’America, confidandogli che «l’Iran, così come ha dimostrato forza nel difendersi e rimane pienamente preparato ad affrontare qualsiasi aggressione, è altrettanto serio e fermo nel campo della diplomazia».
IMPORTANTE PERSEVERARE NEI NEGOZIATI
«Faremo del nostro meglio per tutelare i nostri legittimi diritti e interessi nei negoziati – ha aggiunto Araghchi riferendosi ai negoziati in corso tra Teheran e Washington -, accetteremo soltanto un accordo equo e completo». Dalla diplomazia della Repubblica Popolare è stata poi diffusa una nota nella quale si afferma che «l’attuale situazione regionale si trova in un momento critico di transizione dalla guerra alla pace» e che «la Cina ritiene che una cessazione completa delle ostilità sia imperativa, che la ripresa del conflitto sia inaccettabile e che perseverare nei negoziati sia particolarmente importante». Pechino ha inoltre esortato le «parti coinvolte» a ripristinare tempestivamente il «transito normale e sicuro» attraverso lo Stretto di Hormuz.
LA QUESTIONE DEL PROGRAMMA NUCLEARE IRANIANO
Infine, riguardo alla questione dello sviluppo del programma nucleare iraniano, da Pechino si sottolinea «l’apprezzamento per l’impegno profuso dall’Iran a non sviluppare armi nucleari, pur riconoscendo il suo legittimo diritto all’uso pacifico dell’energia nucleare». All’inizio di questa settimana, il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent aveva esortato la Repubblica popolare a intensificare i suoi sforzi diplomatici al fine di persuadere gli iraniani a riaprire Hormuz alla navigazione internazionale. Al riguardo, Bessent aveva altresì dichiarato che Trump e Xi «si sarebbero scambiati opinioni sull’Iran di persona durante i loro colloqui», che si terranno nei giorni 14 e 15 di maggio nella capitale cinese. Egli ha infine concluso affermando che i due presidenti cercheranno di mantenere le relazioni tra Stati Uniti d’America e Cina Popolare «sulla giusta strada dopo la tregua commerciale di ottobre».
IN ATTESA DELL’INCONTRO FRA TRUMP E XI JINPING
Bessent ha dunque esortato Pechino «a unirsi a Washington» in questa operazione internazionale per riaprire lo Stretto di Hormuz, tuttavia non ha specificato quali azioni i cinesi dovrebbero porre in essere per conseguire questo risultato, sottolineando soltanto che «Cina e Russia dovrebbero smettere di bloccare le iniziative alle Nazioni Unite, inclusa la risoluzione che incoraggia misure per proteggere la navigazione commerciale nello stretto». Allo stato attuale la Repubblica Popolare Cinese è impegnata in una serie di attività diplomatiche e si è dunque astenuta dal criticare la condotta della guerra da parte degli americani, questo al fine di consentire al vertice di Islamabad, già rinviato una volta a causa del conflitto, di svolgersi senza ulteriori criticità che lo possano addirittura compromettere definitivamente.
NEGOZIATI E SANZIONI
È stato grazie al peso e alla diplomazia della Cina Popolare che i negoziatori iraniani si siano seduti al tavolo delle trattative, dunque è presumibile che la Repubblica Popolare giocherà un ruolo di primario rilievo qualora i colloqui dovessero riprendere avvio. Va altresì rammentato che i cinesi prima del divampare del conflitto nel Medio Oriente acquistavano più dell’80% del petrolio prodotto in Iran e, sempre la Cina, la scorsa settimana si è ovviamente opposta alle sanzioni americane imposte alle cinque proprie raffinerie che lavorano il greggio iraniano, ordinando alle aziende sino popolari di non conformarsi alle sanzioni di Washington, ritenendole illegali.



