Roma, 28 aprile 2026; a cura di Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Uglm – La direzione di Beko, pur sostenendo di aver investito lo scorso anno 110 milioni di euro nelle fabbriche italiane, ha comunque ammesso una difficile situazione di mercato, che ha comportato la necessità di aumenti di capitale e che affonda le sue radici in uno spostamento dei consumi sulle gamme più economiche, nonché su una concorrenza asiatica sempre più agguerrita.
RITARDO NEGLI INVESTIMENTI E CALO DEI VOLUMI PRODUTTIVI
Perdura infatti un pesante utilizzo della cassa integrazione, nonostante l’avvenuta realizzazione quasi in tutte le realtà delle uscite volontarie incentivate pattuite lo scorso anno. Per quanto riguarda il sito di Siena, inoltre, a detta della Beko sono pervenuti nove interessamenti. L’ipotesi che oggi è al vaglio consiste nella possibile compresenza di tre soggetti diversi, che insieme potrebbero potenzialmente assorbire i 153 lavoratori rimasti dopo le uscite volontarie. Come definito nell’accordo quadro il perimetro occupazionale di riferimento è di 229 posti di lavoro. Come sindacati per gli stabilimenti del gruppo denunciamo il ritardo negli investimenti e il calo dei volumi, che mettono a repentaglio la buona riuscita del piano. Inoltre denunciamo storture evidenti nell’utilizzo degli ammortizzatori sociali (in particolare rispetto ai lavoratori con ridotte capacità lavorative e ai white collar) dalla mancanza di una rotazione equa fra i lavoratori a una carenza nelle operazioni di ricollocazione interna.
COSA CHIEDONO I SINDACATI
Chiediamo inoltre, terminato il percorso di uscite incentivate, di avviare un percorso di stabilizzazione dei lavoratori interinali e in staff leasing presenti in tutti gli stabilimenti. Al contempo, per Siena denunciamo l’incapacità nell’arco di un anno di individuare concreti investitori. Alla Regione Toscana chiediamo di svolgere finalmente quella azione di promozione sul territorio che nella sostanza è indispensabile per una buona riuscita del piano di reindustrializzazione di Siena. Al Governo chiediamo di esercitare pressioni insieme al sindacato su Beko, affinché nelle realtà italiane siano realizzati appieno i piani di investimento e le conseguenti assegnazioni produttive. Inoltre chiediamo l’insediamento di un tavolo di settore per gli elettrodomestici, giacché l’attuale situazione di mercato e di crisi energetica ne mette a repentaglio la stessa sopravvivenza. Occorre un intervento deciso e congiunto su Beko e sul settore del bianco per invertire una situazione assai grave, che se non corretta porta al declino. Necessario la riconvocazione al Mimit del tavolo di settore.



