Mestre, 28 aprile 2026 – «Parlare di sicurezza sul lavoro significa misurarsi con un fenomeno in continua evoluzione, che non conosce soluzioni definitive, ma richiede un costante lavoro di prevenzione. I dati dei primi mesi del 2026, pur evidenziando una riduzione delle vittime rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, non indicano ancora un cambiamento strutturale. La sicurezza sul lavoro, non solo va letta su orizzonti più ampi, ma richiede di mantenere alta l’attenzione su prevenzione, formazione e controlli». Questo è il commento espresso al riguardo dall’ingegner Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega di Mestre. Egli si è pronunciato in occasione della Giornata mondiale per la sicurezza sul lavoro.

Mauro Rossato
LAVORO E SICUREZZA
Un’iniziativa che, dal 2003, rappresenta un’occasione per sensibilizzare istituzioni, datori di lavoro e lavoratori sui rischi presenti nei luoghi di lavoro e sulle misure da adottare per prevenirli. In questo quadro, l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering mette a disposizione dati aggiornati sull’andamento degli infortuni sul lavoro, contribuendo alla diffusione della cultura della prevenzione. Il bimestre intercorrente tra il mese di gennaio e quello di febbraio dell’anno in corso evidenzia una riduzione dei decessi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma non si può ancora parlare di un cambio di passo: a gennaio si contano 34 morti (-43,3%), mentre a febbraio le vittime sono 102 (-26,1%). Un dato rilevante riguarda anche il territorio, con alcune regioni che nei primi due mesi del 2026 non registrano vittime in occasione di lavoro: Abruzzo, Basilicata, Sardegna, Trentino-Alto Adige Südtirol e Valle d’Aosta.
DATI DA INTERPRETARE CON PRUDENZA
«Si tratta di un dato che va interpretato con prudenza – avvisa Rossato –, poiché due mesi consecutivi di riduzione, per quanto significativi, non bastano a modificare l’impianto generale del rischio. La sicurezza sul lavoro si misura nel medio e lungo periodo». In effetti, i dati e le incidenze di mortalità, elaborati dall’Osservatorio Vega negli anni, consentono una lettura costante dell’andamento degli infortuni sul lavoro in Italia. Nell’ultimo quadriennio, dal 2022 al 2025, sono 4.314 le persone che hanno perso la vita sul lavoro in Italia, un dato che evidenzia una lieve riduzione rispetto al quadriennio 2021-2024, senza però un miglioramento sostanziale dell’incidenza del fenomeno. Il settore delle costruzioni si conferma quello più colpito (585 vittime), seguito da quelli dei trasporti, del magazzinaggio e delle attività manifatturiere. Le aree nelle quali è stato registrato il rischio più elevato permangono quelle del Centro e del Sud, con Basilicata e Umbria che risultano le regioni maggiormente critiche nell’ultimo quadriennio, mentre Lazio e Lombardia, pur essendo quelle con più occupati, mantengono incidenze inferiori alla media nazionale.
NECESSARIE POLITICHE DI PREVENZIONE MIRATE E CONTINUATIVE
Gli aspetti maggiormente preoccupanti concernono la vulnerabilità di alcune categorie, con gli ultrasessantacinquenni quale fascia più esposta e con i lavoratori stranieri che hanno un tasso di mortalità più che doppio rispetto agli italiani, sia in occasione di lavoro che in itinere, mentre i maschi presentano tassi di incidenza significativamente superiori rispetto alle femmine. «Il dato più significativo – prosegue il presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega – è che il rischio non si distribuisce in modo uniforme nella penisola. Questo impone la necessità di politiche di prevenzione mirate e continuative, capaci di intervenire sulle fragilità specifiche dei territori e delle categorie di lavoratori più esposte». Dall’osservatorio mestrino si rimarca come il tema della sicurezza non possa venire affrontato soltanto attraverso una lettura dei numeri, ma debba tradursi in una strategia stabile di prevenzione, formazione e controllo, «poiché – come conclude Rossato – la sicurezza sul lavoro non è un risultato acquisito: è un equilibrio fragile che dipende dalla continuità della prevenzione e il miglioramento dei dati registrato nei primi mesi del 2026, pur essendo un segnale incoraggiante, non deve generare facili ottimismi. La vera sfida resta quella di trasformare una riduzione episodica in un cambiamento strutturale. La sicurezza non può essere un indicatore che oscilla: deve diventare una condizione stabile e irrinunciabile del lavoro».



