Washington, 22 aprile 2026 – Categoricamente smentita da un portavoce della Casa Bianca l’affermazione, riportata da “Newsweek” e divenuta ben presto virale, secondo la quale il presidente Donald Trump avrebbe tentato di utilizzare codici nucleari durante un acceso incontro sulla crisi iraniana sabato scorso.
SCONTRO AL VERTICE DELLA SUPERPOTENZA
La voce traeva origine dalle dichiarazioni di Larry Johnson, ex funzionario della Central Intelligence Agency (CIA), rese durante la sua partecipazione al podcast “Judging Freedom” il 20 aprile scorso. Johnson aveva infatti parlato di una riunione d’emergenza alla Casa Bianca risalente al 18 aprile che «si era trasformata in un confronto acceso», sostenendo inoltre che il generale Dan Caine (capo di stato maggiore congiunto delle Forze armate statunitensi), si sarebbe opposto a una direttiva presidenziale relativa ai codici nucleari. Sempre secondo quanto riferito da Johnson, lo scambio di battute avrebbe assunto le forme di un vero e proprio scontro verbale, con l’alto ufficiale fermamente contrario a quanto richiesto dal Presidente.
DONALD E L’ARMA DI FINE MONDO
Tuttavia, nessuna fonte indipendente o conferma ufficiale ha avvalorato tale versione dei fatti e, sebbene abbiano effettivamente avuto luogo vertici di alto livello alla Casa Bianca a ridosso della scadenza del cessate il fuoco con la Repubblica Islamica dell’Iran, nessuna fonte attendibile ha finora confermato la richiesta da parte di Trump del lancio di armi nucleari. Anche all’interno del Partito Repubblicano al riguardo viene espresso scetticismo. Il senatore Thom Tillis ha dichiarato alla stessa “Newsweek” che avrebbe richiesto conferme da diverse fonti prima di prendere sul serio questa affermazione, aggiungendo di non riuscire a immaginare che uno scenario del genere possa venire preso in considerazione realisticamente.
LA CATENA DI COMANDO
In effetti, l’ipotesi è incoerente con il funzionamento della catena di comando nucleare statunitense, che sulla base di ben precisi protocolli prevede che il capo di stato maggiore congiunto svolga un ruolo consultivo e, dunque, non abbia l’autorità di bloccare o eseguire un ordine di impiego di armi nucleari. Conseguentemente, uno scontro sulle procedure di lancio nucleare come quello descritto a seguito della raccolta di confidenze da parte della stampa, qualora rispondesse a verità integrerebbe gli estremi di una grave crisi di natura costituzionale, non un disaccordo ai vertici dello Stato, per quanto acceso. Per quanto concerne invece la fonte di questa notizia, cioè Johnson, va rilevato come questi abbia ricoperto la carica di vicedirettore dell’Ufficio antiterrorismo del Dipartimento di Stato dal 1989 al 1993, finendo però oggetto di indagini negli ultimi anni a causa di alcune sue affermazioni rese in pubblico.
L’UOMO CHE LAVORÒ A LANGLEY
Egli figurava tra coloro i quali vennero posti in relazione con un’accusa (ampiamente contestata nel 2017) secondo la quale l’agenzia l’intelligence britannica, in particolare il GCHQ, avrebbe aiutato l’amministrazione presieduta da Barak Obama a spiare la campagna presidenziale di Donald Trump, accusa decisamente respinta da funzionari statunitensi e britannici e definita dal GCHQ «assolutamente ridicola». Alcuni commenti di Johnson sono stati inoltre pubblicati da organi di stampa russi, dove hanno trovato amplificazione nel quadro di una narrazione favorevole al Cremlino.



