CINA POPOLARE, relazioni internazionali. La visita di Sánchez a Pechino

La Spagna sceglie la Cina per non farsi travolgere dal caos globale: la scorsa settimana ha avuto inizio il quarto viaggio del primo ministro spagnolo Pedro Sánchez nella Repubblica Popolare, dove si sottolinea che «nessun altro leader europeo ha messo Pechino in cima all'agenda con questa frequenza»

Pechino, 21 aprile 2026; articolo pubblicato dal “Global Times” (https://www.globaltimes.cn/page/202604/1358756.shtml) e successivamente ripreso dalla newsletter dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia – Lo ha notato il quotidiano spagnolo “El Mundo”, lo hanno sottolineato gli analisti, lo confermano i numeri: dal marzo 2023 all’aprile 2026, Sánchez ha timbrato il cartellino della diplomazia euroasiatica con una regolarità che non ha eguali nel continente.

IL PRIMO MINISTRO SPAGNOLO IN VISITA UFFICIALE A PECHINO

E questa volta il programma è stato fitto: intervento all’Università Tsinghua, visita all’Accademia Cinese delle Scienze, tappa negli uffici di Xiaomi, incontri con imprenditori e rappresentanti della camera di commercio europea. Jordi Bacaria, professore emerito all’Università Autonoma di Barcellona, ha sottolineato come le relazioni diplomatiche tra Madrid e Pechino sono il frutto di anni di lavoro paziente, non certo di una strategia improvvisata. Una solidità che oggi, nell’Europa scossa dalle tensioni transatlantiche e dalle incognite geopolitiche, diventa un bene sempre più raro. La risposta risiede in una parola che a Bruxelles pronunciano con cautela «ma – sottolinea Li Yawei sul quotidiano “Global Times” -, che a Madrid hanno imparato a maneggiare con pragmatismo: autonomia». Mentre l’Unione Europea continua a parlare di «de-risking» nei confronti della Cina, la Spagna ha imboccato una strada diversa. Più morbida nei toni, più concreta nei fatti.

SCELTE DIVERSE IN SENO ALL’EUROPA

Cui Hongjian, professore all’Accademia di governance regionale e globale dell’Università di Studi Esteri di Pechino, lo illustra con chiarezza: «In anni di rapporti altalenanti tra Bruxelles e Pechino, la stabilità e la continuità del legame ispano-cinese spiccano come un’eccezione virtuosa. La Spagna ha riconosciuto prima di altri che l’influenza globale della Cina è un dato di fatto, non una minaccia da cui difendersi». Ding Chun, direttore del Centro studi europei dell’Università Fudan di Shanghai, va oltre: «Madrid si è posizionata come avanguardia in Europa proprio perché ha preso le distanze dalla narrazione sinofobica. Pechino non è un problema da gestire, ma un partner con cui cooperare. Una scelta strategica figlia anche dei venti che spirano dall’altra parte dell’Atlantico: le pressioni economiche, il deterioramento dei rapporti con Washington, la necessità di diversificare per non restare schiacciati».

DIVERSIFICARE DOPO IL DETERIORAMENTO DEI RAPPORTI CON WASHINGTON

Poi ci sono i numeri: nel 2025 l’interscambio di merci tra i due paesi ha superato i cinquantacinque miliardi di dollari, un incremento del 9,8% in un solo anno. La Cina è il primo partner commerciale della Spagna fuori dai confini europei e la cooperazione non è più soltanto arance, olio d’oliva e prosciutto iberico, perché oggi si parla di energia verde, veicoli elettrici ed economia digitale. Mercoledì scorso, pochi giorni prima dell’arrivo di Sánchez, la cinese Chery ha inaugurato a Barcellona il suo centro operativo europeo. È la prima sede regionale dell’azienda fuori dalla Cina. Un segnale che vale più di cento dichiarazioni d’intenti: gli investimenti cinesi in Spagna stanno diventando strutturali, non più semplici catene di montaggio ma hub di innovazione e trasferimento tecnologico.

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