IRAN, guerra e negoziati. Per Ghalibaf «i negoziati con gli Stati Uniti hanno fatto progressi, ma sono ancora lontani da un accordo definitivo»

Intanto centinaia di navi e ventimila marittimi rimangono bloccati nel Golfo in attesa di poter attraversare lo Stretto di Hormuz, che è nuovamente bloccato. Venerdì scorso i prezzi del petrolio avevano registrato una flessione del 10%, mentre il valore dei titoli nelle le borse globali si impennava sulla base della prospettiva della ripresa del traffico marittimo attraverso lo strategico «collo di bottiglia»

Islamabad, 19 aprile 2026 –  «Sono stati compiuti progressi nei negoziati con gli Stati Uniti per porre fine alla guerra» questo è quanto dichiarato ieri sera dal presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, in un discorso rivolto alla nazione che è stato trasmesso dalla televisione. Egli ha tuttavia aggiunto che le parti sono ancora lontane da un accordo finale, poiché «abbiamo fatto progressi nei negoziati, ma persistono ancora molte divergenze e alcuni punti fondamentali rimangono irrisolti». Ghalibaf ha altresì dichiarato che l’Iran è stato «vittorioso sul campo durante settimane di guerra» e ha accettato una tregua temporanea con gli Stati Uniti d’America «solo perché le sue richieste sono state soddisfatte».

REGGE IL CESSATE IL FUOCO

È previsto che il cessate il fuoco di due settimane termini mercoledì prossimo, a meno che esso non venga rinnovato, magari nelle forme di un accordo permanente, obiettivo in direzione del quale i mediatori in Pakistan stanno premendo. Dal canto loro, gli iraniani per bocca di Ghalibaf sostengono che gli americani «non hanno raggiunto i loro obiettivi e che l’Iran controlla lo strategico Stretto di Hormuz» e, sempre con riferimento a Washington e Gerusalemme, «ogni sforzo del nemico è stato quello di imporci le sue richieste ed è importante che noi rivendichiamo i nostri diritti, quindi è qui che la negoziazione diventa un metodo di lotta».

LO STRETTO DI HORMUZ È NUOVAMENTE CHIUSO

Intanto, il traffico navale nello Stretto di Hormuz permane però bloccato a causa delle divergenze nei negoziati in corso a Islamabad, con le Guardie rivoluzionarie iraniane che avvisano che «prenderanno di mira» le navi. A pochi giorni dalla scadenza del fragile cessate il fuoco, da Teheran è stato infatti riaffermato il controllo sullo strategico collo di bottiglia del Golfo Persico, via di transito di importanza fondamentale ai fini dell’approvvigionamento energetico a livello globale. I Pasdaran hanno ammonito che qualsiasi tentativo di attraversare lo Stretto senza autorizzazione «verrà considerato cooperazione con il nemico e, conseguentemente, la nave in questione sarà presa di mira». Nelle ultime ore gli iraniani hanno respinto due petroliere battenti bandiera del Botswana e dell’Angola, che hanno tentato l’attraversamento ma sono state costrette a cambiare le loro rotte.

DELHI CONVOCA UFFICIALMENTE L’AMBASCIATORE IRANIANO

Nella giornata di ieri due navi battenti bandiera indiana hanno segnalato di essere state attaccate mentre tentavano di attraversare lo Stretto. Una petroliera cinese e un’altra nave (gasiera) indiana erano state avvistate in transito verso oriente nelle prime ore di questa mattina, ma non è chiaro se siano state respinte, mentre nessun’altra imbarcazione è entrata o uscita dal Golfo dopo la mezzanotte, almeno secondo i dati di tracciamento navale forniti da MarineTraffic. L’Unione Indiana ha convocato l’ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran a Nuova Delhi esprimendogli la profonda preoccupazione per il fatto che due navi indiane siano state prese di mira nello Stretto. Entrata ormai nella sua ottava settimana, la guerra ha creato il più grave shock energetico globali della storia, facendo impennare i prezzi del petrolio.

IPOTESI NEGOZIALI E PETROLIERE ALL’ANCORA

US Centcom ha reso noto che il dispositivo militare statunitense sta imponendo un blocco navale all’Iran, ma non ha commentato le ultime azioni di Teheran, che ha incrementato il rischio che l’interruzione delle spedizioni di petrolio e gas attraverso Hormuz permangano mentre il presidente americano Donald Trump sta valutando se estendere o meno la durata del cessate il fuoco. A Islamabad i negoziatori americani e iraniani lo scorso fine settimana avevano discusso l’ipotesi esplorata da Washington relativa a una moratoria ventennale di tutte le attività nucleari della Repubblica Islamica, con quest’ultima che ne aveva suggerito una di durata massima di cinque anni. Il vice ministro degli Affari esteri iraniano Saeed Khatibzadeh ha al riguardo affermato che non è stata fissata alcuna data per il prossimo round di negoziati, aggiungendo che prima sarà necessario concordare un quadro di intesa.

Condividi: