Roma, 18 aprile 2026 – Lunedì scorso a Piazza del Popolo in occasione delle celebrazioni del CLXXIV anniversario della costituzione della Polizia c’era anche Revman, il poliziotto rapper. È il nome d’arte di Sebastiano Vitale, agente scelto in servizio presso la Questura di Milano, arriverà a Roma con un intervento musicale rivolto ai più giovani. Alle sue spalle un lavoro portato avanti negli anni tra scuole, quartieri e periferie, dove il rap è diventato uno strumento per affrontare legalità, bullismo, cyberbullismo, dipendenze, sicurezza stradale e responsabilità individuale.

Revman
IL RAP STRUMENTO DI CONTRONARRAZIONE
A Foggia l’11 aprile aveva incontrato gli studenti della Scuola primaria Livio Tempesta, è stato un momento di dialogo nel corso del quale ha anche presentato il suo volume, “Revman, il poliziotto rapper: un viaggio tra legalità, musica e ispirazione”, pubblicato lo scorso anno. È un libro che va oltre la sua vicenda personale, poiché affronta temi che da anni tornano nella sua scrittura e nel suo impegno pubblico. Quelli della violenza tra pari, della fragilità adolescenziale, del linguaggio e dell’ascolto, delle regole, delle dipendenze, della violenza di genere. Nelle pagine finali trovano posto anche i laboratori svolti nelle scuole e un toolkit pensato per docenti ed educatori. Nella stessa giornata, alla sera, presso il Teatro Comunale Umberto Giordano egli ha preso parte a “Nel segno dell’azzurro”, evento promosso dalla Questura di Foggia a sostegno dei progetti Unicef.

LE RADICI MERIDIONALI DEL POLIZIOTTO RAPPER
Foggia richiama le radici mediterranee di Sebastiano Vitale e una parte essenziale della sua storia. Nel libro il racconto prende avvio da Palermo, la sua città natale. Quindi prosegue con il trasferimento in Puglia e si addentra negli anni della formazione e arriva alla scelta di non separare due strade che molti continuano a considerare inconciliabili: il servizio in Polizia e la musica rap: è da lì che nasce Revman. Tra Milano, Foggia, Roma e Torino si concretizza un itinerario che supera la formula, troppo stretta, del «poliziotto rapper». Infatti, c’è una storia familiare e geografica che ha inciso sul suo modo di intendere la legalità, c’è il lavoro costruito negli anni nelle scuole e nei quartieri, c’è un libro che accompagna questo cammino e lo spinge più avanti, verso insegnanti, educatori, lettori, ragazzi.

Revman
TROVARE IL LINGUAGGIO ADEGUATO
In un clima in cui il rap viene discusso soprattutto a partire dai suoi eccessi più vistosi, la presenza di Revman a Roma pone in evidenza un’altra possibilità. Ma non quella di un linguaggio edulcorato, e neppure quella di una lezione impartita dall’alto, piuttosto quella di un genere che conserva la propria natura sociale e la usa per stare vicino ai più giovani senza blandirli, senza trasformare lo smarrimento, la complessità della vita e di certe situazioni in un modello da imitare, ma portando comunque dentro il racconto anche ciò che ferisce e disorienta, senza offrirlo come unica strada percorribile. Un’idea di rap che mette in relazione musica, legalità, responsabilità e nuove generazioni. Un percorso che dimostra come la Polizia di Stato continui ad evolversi, confermandosi un’istituzione contemporanea, capace di parlare il linguaggio delle nuove generazioni e di essere concretamente vicina ai giovani. «Il rap per me non è moda: è responsabilità», come afferma convinto Revman.
REVMAN
Sebastiano Vitale, in arte Revman, è un rapper e cantautore italiano nato a Palermo il 9 Aprile 1990. Agente Scelto della Polizia di Stato presso la Questura di Milano, con i contenuti dei suoi testi, riesce trasmettere in maniera diretta ai giovani l’importanza del lavoro delle Forze dell’Ordine e la fierezza dell’appartenenza al Corpo, coniugando il liricismo del rap ai valori di legalità, condivisione e libertà d’espressione.

