Roma, 13 aprile 2026 – La ricerca di Savini, da sempre incentrata sulla trasformazione della materia e tensione tra naturale e artificiale, si articola qui in un paesaggio complesso, nel quale architettura e memoria si uniscono generando una narrazione stratificata del presente. Egli sviluppa infatti una pratica unica, rendendo l’elemento gommoso, il chewin gum appunto, un potente strumento espressivo in grado di indurre a riflessioni riguardo a consumo e mutazione.

INTERNO DOMESTICO
Le sculture della serie Interno domestico hanno una matrice concettuale e appaiono come ruderi, come resti di un assemblaggio logico dove viene indagato lo spazio dell’abitare nella dimensione mentale prima ancora che fisica. Ogni opera nasce da un blocco di cemento abbandonato, un frammento carico della propria storia precedente che l’artista recupera e rielabora dando vita in questo modo a un processo di trasformazione che conserva e al tempo stesso riscrive la memoria incisa in quella materia. A quel punto gli ambienti si contraggono in volumi essenziali, quasi fossero reliquie silenziose, evocando una domesticità sospesa fatta di stratificazione. Ma le nuove presenze costringono a porsi domande insolite e, di risulta, l’interno diviene il luogo della riflessione, laddove si depositano tracce del vissuto.

Maurizio Savini, Interno domestico (2021), 45 x 45 x 60, pietra, legno, fiberglass e gomma arabica
RIFLESSIONI NELLA LIBRARY DALLE PRESENZE TOTEMICHE
L’ambiente della Library si caratterizza per l’Architettura distopica, insieme di sculture polimateriche verticali dalle nuance rosa, che si impongono come presenze totemiche. Forme che richiamano edifici possibili tuttavia al tempo stesso irrealizzabili, frammenti di paesaggi urbani in bilico tra costruzione e rovina. In dialogo con lo spazio, essi alimentano la tensione tra interno ed esterno, tra città e rifugio, in una condizione nella quale l’architettura si fa, insieme, limite e protezione. È qui che l’opera Esodo riflette sulla migrazione forzata e il respingimento. La grata, che fu un portabagagli, assume l’immagine simbolica del movimento negato, del viaggio interrotto. Tra confini e barriere emerge dunque la tensione di appartenenza, oltreché il rifiuto, che denuncia l’istinto umano al possesso e alla delimitazione dello spazio. Si rende evidente lo slittamento sul piano materiale, poiché all’inconfondibile chewing gum rosa si associa il ricorso alla gomma arabica pura, materia più esigente e meno malleabile che richiede tempi lenti di lavorazione e un controllo diverso del gesto.

Maurizio Savini, Esodo (2025), 150 x 120, pietra, legno, fiberglass e gomma arabica
LA MATERIA E LE SENSAZIONI
Non è casuale. Si tratta di una scelta che intende segnare un cambio di registro, in direzione di una ricerca maggiormente profonda attraverso una materia più austera. Il ciclo di Disegni per una pandemia è indice della pratica pittorica quale strumento orientato a un tempo prossimo. Le opere su carta finemente realizzate con tempera, olio e foglia d’oro, restituiscono visioni sospese. Il segno è traccia di una condizione condivisa, osservata e narrata. La superficie pittorica si configura come spazio sensibile attraversato da tensioni sottili e da continue oscillazioni tra fragilità e resistenza. In virtù dello stesso disequilibrio condiviso la serie delle preziose miniature sorge da un rapporto intimo con il formato ridotto, una scelta di scala che è atto di prossimità oltreché desiderio: avvicinarsi all’opera quasi a sfiorarla, «tenerla» in mano, matura in chi la vive un’esperienza emotiva in grado di richiamare ossessioni silenziose per l’arte e una dimensione sentita quanto raccolta. A partire dal concetto di materia come memoria e processo, Savini giunge a creare Due ali due mani che stimolano riflessioni sul tempo. Lavori nati da lunghe elaborazioni di strutture alveolari naturali, svuotate del miele e trasformate in superfici organiche complesse.

Maurizio Savini, Disegno per una pandemia (2021), 120 x 90, tempera e olio su carta
OPERE IN DIALOGO CON IL CONTESTO
Su tali trame l’artista interviene attraverso un sistema di punti e di coordinate che richiamano la sequenza di Fibonacci, dando luogo a mappe costrette sulle quali ordine e organicità convivono dove le api operarono su percorsi obbligati, in fondo si tratta di una visione in cui natura e costrizione si interrogano reciprocamente. Tra le opere in esposizione all’Hilton Rome EUR La Lama figura anche un tappeto, realizzazione in tessuto che è integrazione tra forma e suono, con i suoi elementi, le trombe e fiori, si intrecciano in una composizione sospesa. Nelle sculture più recenti e giocose, come ad esempio Elefanti e Tartaruga, la dimensione animale si erge a figura simbolica della natura trasfigurata. Qui è il chewing gum rosa la materia cui egli ha fatto ricorso per dare vita queste presenze ironiche che stimolano diverse associazioni visive e concettuali. In dialogo con il contesto circostante, le opere del Savini edificano un ambiente al cui interno, come anche all’esterno, intimo e collettivo si legano indissolubilmente. Il tutto diviene quindi «un sistema aperto», paesaggio dove l’osservatore medesimo è parte e viene chiamato a muoversi tra visioni e memorie attraverso una nuova lettura dello spazio.

Maurizio Savini, Coccodrillo (2025), 29 x 23, tempera e olio su tela
MAURIZIO SAVINI
Maurizio Savini (Roma, 1962) vive e lavora a nella Capitale. A seguito di studi condotti presso l’Università La Sapienza nel campo dell’architettura, della storia dell’arte e dello spettacolo, negli anni Novanta si afferma grazie alle sue iconiche sculture di chewing gum, realizzate attraverso un lungo processo che combina calco di gesso e poliuretano espanso e, infine, giunge alla fase dell’essiccazione mediante il ricorso a tre diversi fissativi: l’antibiotico, la formaldeide, il paraloid. Egli è attivo anche nel settore della scenografia, lavora infatti al “Parsifal”, spettacolo per la regia di Peter Stein e la direzione musicale di Claudio Abbado. Nel 2002 realizza per il Maggio musicale fiorentino le scenografie del balletto “La fin de jours”, messo in scena nei teatri di Bologna e Firenze.
PERSONALI DELL’ARTISTA
Ha esposto in spazi istituzionali e gallerie in Italia e all’estero. È presente all’interno di importanti collezioni pubbliche e private. Tra le personali maggiormente significative si ricordano “21 mesi, più che altro”, allestita presso l’Antica Fornace del Canova e Roma nel 2026); “Shake your foundations”, alla Galleria il Frantoio di Capalbio nel 2020; “Disegni per una quarantena”, alla Galerie L&C Tirelli di Vevey nel 2020; “Age of unreason”, a Palazzo Chigi, in San Quirico D’Orcia nel 2019; “Un filo, un paesaggio e cinque parole”, al MACRO di Roma nel 2018; “Otto anni fa era domani”, allestita a Palazzo Fruscione, Salerno, nel 2018; “Madre”, M. Ama Art di Berlino nel 2017; “Il mondo vola?”, presso il Museo comunale di Spoleto nel 2016; “Crisis Time”, alla Fondazione Pastificio Cerere di Roma nel 2015; “Vrai Nord”, Galerie Olivier Houg, Lione nel 2014; “Potenza della delusione”, presso il Complesso Monumentale del Vittoriano a Roma nel 2013; “Domestic-Forest”, al Centro per l’arte contemporanea di Castello di Rivara nel 2012; “Requiem for Dissent”, alla Edoardo Testori Gallery di Londra nel 2008; Quadriennale di Roma, Palazzo delle Esposizioni (2008); “Land of competition”, Jorge Shirley Gallery Lisbona nel 2007”; “Tres jolie… la petite maison de pommes de terre”, alla Citè International des Arts di Parigi nel 2005; “Solo Fly”, alla Maison du Livre de l’Image et du son Francois Mitterrand di Lione nel 2005; “Europlan”, alla Contempo Galerie di Rotterdam nel 2005; “Tabula Casa 2”, al MACRO di Roma nel 2003; “Badroom”, presso Le salon Vanessa Suchar di Londra nel 2003; “Headrooms”, alla Olivier Houg Galerie di Lione nel 2003; “A bassa fedeltà”, allestimento presso l’associazione culturale, Volume! di Roma, anno 2003; “Years from now”, alla Galleria Il Segno di Roma nel 2001; “Dolce Vita”, alla Galleria Artprocess di Parigi nel 2001; “Volume!”, allestimento presso l’associazione culturale Volume di Roma nel 1999; “Studio 1999”, alla Galleria Bagnai di Siena nel 1999; “Roma”, presso la Reiner Eickhoff Gallery di Amburgo nel 1995; “Così”, MLAC, Università La Sapienza, Roma (1995); “Maurizio Savini”, personale alla Galleria Dusseldorf di Roma nel 1995; “Luci nelle ombre”, alla Galleria Esprit di Roma nel 1995.
COLLETTIVE
Tra le collettive di Savini si ricordano “L’arte al tempo del Coronavirus”, allestita presso il Museo di Arte Contemporanea di San Paulo (Brasile) nel 2021; “Dai un segno”, all’Accademia di San Luca nel 2020; “The signature”, presso Exhibition Emmanuel Fremin a New York nel 2018; “Io Sono Qui”, al MACRO di Roma nel 2017; “Challenging Beauty”, alla Parkview Green Museum di Pechino nel 2016; “Close Up, primo piano sulla pittura italiana”, esposizione che ha avuto luogo a Palazzo Collicola, Spoleto, nel 2015; “Italia Ora!”, al Museo Andersen di Roma nel 2011; “La scultura Italiana del XXI secolo”, alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano nel 2010; Quadriennale D’Arte, Palazzo delle Esposizioni di Roma nel 2008; “Arte italiana”, presso l’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires (Argentina) nel 2000.
HILTON ROME EUR LA LAMA
L’Hilton Rome Eur La Lama è la struttura avveniristica che si sviluppa su sedici piani per sessanta metri di altezza, centotrenta di lunghezza, sedici di larghezza. Dispone di sei ascensori panoramici, 439 camere e suite tra le quali la suggestiva Presidential, che domina dai suoi due piani la città di Roma con i suoi confini, il bar The Blade e il ristorante The Green al piano terra, fitness e benessere, sette sale riunioni oltreché un collegamento diretto con l’adiacente «Nuvola» di Fuksas. Hilton Rome Eur La Lama è una proprietà della ICARUS S.p.A., società operante anche con Hilton Rome Airport e Hilton Garden Inn Rome Airport.



