CINA, dinamiche attorno allo Stretto di Formosa. La questione Taiwan torna al centro dell’attenzione

La leader dell'opposizione taiwanese Cheng Li-wun e il presidente cinese Xi Jinping si sono incontrati a Pechino. Entrambi hanno dichiarato di opporsi all'indipendenza di Taiwan e, contestualmente, espresso il desiderio di una risoluzione pacifica alla lunga disputa sul futuro dell'isola

Roma, 11 aprile 2026; a cura di Giuseppe Morabito – I due hanno posato per i fotografi  nella Grande Sala del Popolo e hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche, quindi c’è stato il colloquio a porte chiuse.

IL VIAGGIO A PECHINO DI CHENG LI-WUNG

Cheng è la leader di più alto rango ad aver incontrato Xi Jinping da quando l’allora presidente taiwanese Ma Ying-jeou aveva parlato con il leader della Cina comunista Singapore, nel 2015. Si erano incontrati di nuovo nella Repubblica Popolare due anni fa, quando Ma era ormai n privato cittadino. Sia la Cheng che Ma sono membri del Kuomintang (KMT), il partito politico taiwanese di orientamento conservatore che sostiene un maggiore impegno con la Cina Popolare da parte del Governo democratico autonomo di Taiwan. Durante le sue apparizioni pubbliche, Cheng ha spesso sostenuto che i leader della Cina Popolare e della Repubblica di Cina «dovrebbero lavorare per superare l’attuale fase di confronto politico e l’ostilità reciproca», sostenendo che «attraverso gli sforzi incessanti dei nostri due partiti speriamo che lo Stretto di Taiwan non sia più un potenziale punto critico di conflitto, né una luogo di confronto delle potenze esterne». Ella sottolinea che quello di Formosa «dovrebbe invece diventare uno stretto che unisce legami familiari, civiltà e speranza, un simbolo di pace tutelato congiuntamente dal popolo cinese su entrambe le sponde».

TEMPI STRETTI

In questi tempi si parla molto di «stretti», è un argomento che va assolutamente preso sul serio, atteso quanto sta avvenendo all’imbocco del Golfo Arabico. E le osservazioni di Cheng vanno nella direzione di quanto afferma anche il Partito comunista cinese, che si è posto alla Repubblica Popolare l’obiettivo del raggiungimento della grande rinascita della nazione. Ha sottolineato Xi nel corso dell’incontro con Cheng che «la storia e la cultura sono condivise tra Taipei e Pechino. Le persone di tutti i gruppi etnici, inclusi i compatrioti taiwanesi, hanno scritto insieme la gloriosa storia della Cina Popolare. Tutti i figli e le figlie della Cina condividono le stesse radici cinesi e lo stesso spirito cinese. Questo ha origine dai legami di sangue ed è profondamente radicato nella nostra storia: non può essere dimenticato né cancellato». Il segretario generale del Pcc si è poi affrettato a chiarire come la Cina Popolare sia «pronta a lavorare per la pace nello Stretto di Taiwan assieme al Kuomintang e ad altri membri della società taiwanese». Entrambi i leader hanno altresì dichiarato di opporsi alle «ingerenze straniere» nelle relazioni cinesi.

UN MESSAGGIO DIRETTO A WASHINGTON

Si è trattato di un evidente riferimento all’interferenza statunitense, con Cheng che ha lasciato intendere che, una volta al potere dopo avere vinto le prossime elezioni, avrebbe rallentato il processo di riarmo militare taiwanese, aggiungendo che, sotto la sua guida, il Kuomintang non approccerà il tema della prevenzione della guerra orientando il Paese alla difesa e alla deterrenza. In sintesi: Taiwan dovrebbe rallentare il riarmo e l’acquisto di armi americane. Al riguardo, va rilevato come l’espansione militare di Taiwan sia stata oggetto di un acceso dibattito in parlamento, nel corso del quale il Kuomintang ha bloccato per mesi uno stanziamento speciale in bilancio di quaranta miliardi di dollari, risorse allocate per l’acquisto di armi statunitensi. Il KMT ritiene il disegno di legge sulla Difesa «eccessivamente oneroso e vago» e conseguentemente propone in alternativa un budget inferiore di dodici miliardi. Il presidente taiwanese Lai Ching-te, espressione del Partito Progressista Democratico (DPP), ha replicato che «il KMT prosegue a impedire deliberatamente i negoziati tra i partiti ritardando l’approvazione del bilancio speciale per la Difesa». Lai ha aggiunto che anche il suo esecutivo sostiene la pace, «ma non fantasie irrealistiche».

ARMONIOSI SENSI?

Nonostante le promesse di pace di Xi, negli ultimi anni la Repubblica Popolare ha costantemente incrementato la propria presenza aereonavale nelle acque e nello spazio aereo adiacente Taiwan, dove dal 2022 ha condotto almeno sei cicli di manovre militari a fuoco durate settimane. Pechino accusa la leadership del DPP taiwanese di promuovere un’agenda separatista, ricevendo da Taipei in tutta risposta la riaffermazione di una «distinta identità taiwanese», che «nell’ultimo decennio ha tentato, riuscendovi, di accrescere il proprio prestigio sulla scena mondiale». La leadership sino popolare ha interrotto le relazioni formali con Taipei nel 2016 a seguito dell’ascesa al potere del DPP, pur continuando a comunicare con Taipei mediante diverse organizzazioni dell’isola, tra le quali anche il KMT. Questo, in fondo, è la ragione principale alla base del viaggio di Cheng nella Repubblica Popolare, decisione accolta con scetticismo in non pochi ambienti taiwanesi, in particolare all’interno del DPP. Parlando con la stampa dopo l’incontro con Xi, Cheng ha eluso le domande postele riguardo al suo eventuale sostegno all’unificazione tra Taiwan e la Cina Popolare, dichiarando che il suo obiettivo principale è quello di «perseguire la riconciliazione attraverso una storia e una cultura condivise».

IDENTITÀ CINESI

Tuttavia, non sembrerebbe esserci una grande armonia tra Kuomintang e Partito comunista cinese, poiché il conflitto tra le due Cine non è mai completamente cessato. Pechino rivendica sempre l’isola di Formosa quale propria provincia, permanendo determinata ad annetterla, prima o poi, pacificamente o con la forza. Ma il Partito comunista non ha mai governato l’isola e questo aspetto viene puntualmente rimarcato dal Consiglio per gli affari continentali di Taipei, organo che definisce la politica taiwanese nei confronti della Repubblica Popolare. Ebbene, il Consiglio di recente ha ribadito che quanto dichiarato dalla Cheng, secondo la quale «la Repubblica di Cina Taiwan e la Cina Popolare sono una sola famiglia», travisa la disputa sulla sovranità del Paese, poiché la definisce alla stregua di un disaccordo interno piuttosto che tra due stati. In questi anni Taiwan ha vissuto una fase di profondi mutamenti di natura culturale e politica, questo a partire dalla democratizzazione degli anni Novanta, processo accompagnato dall’ascesa del sentimento nazionalista.  Nel 2025, un’indagine sull’identità nazionale condotta dalla National Chengchi University ha rilevato che il 62% degli intervistati si identificava come «taiwanese», rispetto al 17,6% del 1992, anno della prima indagine demoscopica sull’argomento, questo a fronte di una riduzione di coloro i quali si definivano «taiwanesi e cinesi», scesa dal 46,4% al 31,7, mentre coloro i quali si identificavano come «cinesi» calavano dal 25,5 al 2,5 per cento.

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