SANITÀ, progresso tecnologico e diseguaglianze. Verso la salute del futuro nell’era dell’intelligenza artificiale

Presentato ieri a Roma presso il Centro studi americani in Via Michelangelo Caetani, il Rapporto annuale redatto dalla Fondazione Roche. Si è trattato di un momento di confronto tra Istituzioni, mondo accademico ed esperti del settore sanitario sui temi relativi alle effettive possibilità di accesso alle cure, al nodo costituito dai divari territoriali e al ruolo che verrà chiamato a svolgere l’innovazione tecnologica nella Sanità del futuro. Nel corso del dibattito è stata sottolineata la necessità di orientare il Sistema sanitario nazionale, attualmente caratterizzato da una marcata «ospedalecentricità», in direzione di nuovi modelli quali le farmacie di servizio, la telemedicina e il ricorso all’intelligenza artificiale. L’evento (del quale insidertrend.it rende disponibile la registrazione audio integrale - A779-08APR26) è stato anche l’occasione per soffermarsi sull’importanza della cosiddetta «Riforma Anselmi» del 1978, oltreché degli interventi dei quali l’ecosistema sanitario pubblico abbisogna oggi, a quasi cinquant’anni dal varo della Legge n.833, straordinario strumento di assistenza universalistica che tuttavia va ripensato e rivoluzionato

Roma, 9 aprile 2026 – Si può affermare senza tema di smentita che nel corso dell’incontro che ha avuto luogo nel pomeriggio di ieri presso il Centro studi americani di Roma, la Sanità italiana sia stata davvero analizzata al microscopio. Infatti, l’evento organizzato dalla Fondazione Roche al fine di presentare il volume “Diseguaglianze e progresso: verso la salute del futuro nell’era dell’IA”, è stata l’occasione per affrontare le criticità che oggi affliggono il Sistema sanitario nazionale (SSN) e tentare di fornire delle risposte.

ALLOCAZIONI DI RISORSE

«Risposte necessariamente plurali e differenziate – come si afferma nell’introduzione al volume medesimo a opera dei suoi curatori – in relazione alle diverse circostanze cui esse si riferiscono». Insomma: problematiche che rivestono particolare gravità e alle quali, di risulta, si pone come indefettibile una soluzione. Ma, questa risiederà esclusivamente negli incrementi degli stanziamenti dello Stato in Bilancio, oppure sarà giocoforza riferirsi a nuovi modelli e alla tecnologia? Intanto si prendano in esame le disponibilità finanziarie, poiché senza soldi non si canta messa. È oltremodo evidente che meri incrementi di fondi allocati alla voce “Sanità” nel passato spesso non hanno condotto al risultato di allineare la spesa sanitaria nazionale (di per sé non indifferente) al 6% di prodotto interno lordo (Pil), cifra ritenuta allo scopo ottimale. E non si tratta soltanto di invischiarsi nella melassa della retorica politico-mediatica sulle cifre, che mutano valenza ed efficacia a seconda dello schieramento a Monte Citorio e a Palazzo Madama.

SPLENDIDI ESERCIZI DI RETORICA E INTERMINABILI LISTE DI ATTESA

Già, perché a fronte di una spesa sanitaria che nel 2025 si è attestata a 143 miliardi di euro il 10% circa degli assistiti in Italia rinunzia alle cure, mentre il 24% della spesa complessiva nel settore ammonta è a carico delle famiglie. Ma da chi sono composte queste famiglie? Il Paese vive una fase di marcato invecchiamento della propria popolazione, fenomeno associato a quello della denatalità, che il primo perniciosamente alimenta. E anche il discorso ormai è vecchio, poiché da non poco tempo si parla di un sistema sanitario universale che (per il momento) si tiene in qualche modo assieme malgrado l’80% delle risorse a esso destinate venga impiegato nella gestione delle cronicità proprie di una platea di assistiti anziani. Il problema è dunque quello di garantire elevati livelli di assistenza e cura in campo sanitario e, ovviamente, anche farmaceutico, investendo razionalmente allo scopo di pervenire a un’attenuazione diseguaglianze attualmente in essere, peraltro destinate ad aumentare qualora si rimanesse inerti.

NUOVI MODELLI DI ASSISTENZA

In Italia sono disponibili mediamente tre posti letto per mille abitanti (con sensibili differenze tra regione e regione, i particolare tra quelle settentrionali e quelle meridionali), le liste di attesa per una prestazione specialistica sono lunghe e vie cronica carenza di personale nelle strutture sanitarie (mentre giovani e parte del personale sanitario fugge all’estero, viene richiesto a gran voce un piano straordinario per l’assunzione di 180.000 operatori del comparto). È il solito piagnisteo, che tuttavia in questo caso torna utile come incipit per l’introduzione del tema principe affrontato nel corso dell’evento organizzato dalla Fondazione Roche: l’orientamento verso nuovi modelli di assistenza, alternative rese possibili dalla revisione dei vecchi schemi e dalla tecnologia che progredisce sempre più velocemente. Si tratta in particolare di quella relativa all’intelligenza artificiale applicata alla sanità, ma anche della telemedicina e della cosiddetta «farmacia di servizio», elemento di prossimità che interverrebbe in un sistema attualmente caratterizzato dalla marcata ospedalecentricità.

SUPERARE LA CENTRALITÀ DELL’OSPEDALE RESTITUENDO PROSSIMITÀ

Un sistema incentrato sull’ospedalizzazione è inevitabilmente fonte di accentuazione delle diseguaglianze, dato che gli  ostacoli che frappongono a una normale erogazione del servizio di assistenza sanitaria sono, di fatto, pressoché fisicamente insormontabili. Si rifletta sulle distanze dei grandi centri urbani dove insistono plessi ospedalieri e le aree interne, dove risiede buona parte della popolazione in età avanzata, stessa categoria che, sovente, associa a questa difficoltà quelle della non autosufficienza e della non deambulazione. Ebbene, allo stato delle cose, questa precaria e difficile condizione di presa in carico del paziente e successivo intervento terapeutico non può che aggravare le acuzie delle patologie rendendo emergenziali le complessità. Dunque, non è possibile continuare a gravare di tutto gli ospedali e, come unanimemente rilevato nel corso del convegno di presentazione del Rapporto della Fondazione Roche, questa condizione va giocoforza superata attraverso un approccio funzionale a nuovi percorsi terapeutici che prevedano la presa in carico del paziente, restituendo loro prossimità anche mediante modalità virtuali.

IL VOLUME PRESENTATO A ROMA

La presentazione del volume è stata articolata in tre sessioni: Persone, fragilità, cronicità e bisogni specifici; Il sistema: fratture territoriali e sfida dell’innovazione; Scenario: etica, diritti e Costituzione. Quest’anno la Fondazione Roche ha incentrato la propria pubblicazione sul tema delle molteplici diseguaglianze rinvenibili nella sanità pubblica, individuate nelle loro differenti fisionomie dell’accesso alla diagnosi e cura. Ampliando la prospettiva dell’osservazione, la ricerca è stata dunque concentrata sulla ricomposizione delle diverse criticità attualmente esistenti, fattori che fanno permanere il principio dell’universalismo e dell’eguaglianza «una promessa disattesa», questo nello sforzo contestualmente profuso al fine di verificarne le cause, onde intervenire elaborando ipotesi esplorabili allo scopo di pervenire a delle soluzioni. Mariapia Garavaglia, già senatrice della Repubblica e attuale presidente della Fondazione Roche, ha concluso i lavori.

A779 – SANITÀ, PROGRESSO TECNOLOGICO E DISEGUAGLIANZE: VERSO LA SALUTE DEL FUTURO NELL’ERA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE. L’8 aprile 2026, presso il Centro Studi Americani in Via Michelangelo Caetani a Roma, è stato presentato il Rapporto annuale della Fondazione Roche, un momento di confronto tra Istituzioni, mondo accademico ed esperti del settore sanitario sui temi relativi alle effettive possibilità di accesso alle cure, al nodo costituito dai divari territoriali e al ruolo che verrà chiamato a svolgere l’innovazione tecnologica nella Sanità del futuro.
Nel corso del dibattito è stata altresì sottolineata la necessità di orientare il Sistema sanitario nazionale, attualmente caratterizzato da una marcata «ospedalecentricità», in direzione di nuovi modelli quali le farmacie di servizio, la telemedicina e il ricorso all’intelligenza artificiale. L’evento è stato anche l’occasione per soffermarsi sull’importanza della cosiddetta «Riforma Anselmi» del 1978, oltreché degli interventi dei quali l’ecosistema sanitario pubblico abbisogna oggi, a quasi cinquant’anni dal varo della Legge n.833, straordinario strumento di assistenza universalistica che tuttavia va ripensato e rivoluzionato. Moderati dal giornalista LUDOVICO BALDESSIN, sono intervenuti FAUSTO MASSIMINO (Direttore Generale della Fondazione Roche), MARCELLO GEMMATO (Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute), ANDREA BIONDI (docente ordinario di Pediatria presso l’Università degli Studi Milano Bicocca e Direttore scientifico della Fondazione Matteo Tettamanzi, Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, Monza), WALTER RICCIARDI (Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma), GIOVANNI GIULIANI (Access Lead Roche), CARLO RICCINI (Direttore Generale di Farmindustria), ALESSANDRO PALOMBO (Direttore del Centro Nazionale IATIS, Istituto Superiore di Sanità), ELETTRA CARINI (dirigente medico, membro dell’Unità di progetto Piano nazionale di ripresa e resilienza, AGENAS), GIUSEPPE FRANCO FERRARI (docente emerito di Diritto costituzionale presso l’Università Bocconi), RENZO PEGORARO (monsignore, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita), ANDREA LENZI (Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, CNR), MARIAPIA GARAVAGLIA (Presidente della Fondazione Roche).
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