LIBANO, attacco israeliano. Colpiti un centinaio di obiettivi, molti di essi in aree densamente urbanizzate

I raid sono stati effettuati nella capitale Beirut, nella Valle della Beqaa e nel Libano meridionale. Da Roma, la Presidente del Consiglio dei ministri italiana, Giorgia Meloni, ha espresso la sua «ferma condanna per quanto accaduto oggi nel sud del Libano», dove un convoglio di caschi blu italiani di Unifil, chiaramente identificabile come tale, è stato fatto oggetto di colpi di avvertimento da parte dell’esercito israeliano». In una nota, Palazzo Chigi ha sottolineato che «i militari italiani sono presenti in Libano sulla base di un mandato ricevuto dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e agiscono nell’interesse del mantenimento della pace. È quindi del tutto inaccettabile che il personale che agisce sotto la bandiera dell’Onu sia messo a rischio con azioni irresponsabili come quelle odierne, che sono in palese violazione della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite»

Beirut, 8 aprile 2026 – L’Aeronautica militare israeliana ha effettuato la maggiore ondata di attacchi aerei contro il movimento sciita libanese filo-iraniano Hezbollah in Libano dall’inizio dei combattimenti, risalente al 2 marzo scorso. A venire colpiti sono stati  un centinaio di obiettivi, che sono stati attaccati nell’arco di soli dieci minuti.

MASSICCIO ATTACCO CONTRO LA MILIZIA SCIITA

Il comando militare israeliano ha reso noto che i raid sono stati effettuati nella capitale Beirut, nella Valle della Beqaa e nel Libano meridionale,  affermando che si è trattato quartieri generali dell’intelligence di Hezbollah e uffici utilizzati dalla milizia del movimento sciita libanese per pianificare attacchi contro l’esercito e la popolazione civile dello Stato ebraico. Inoltre sono state attaccate unità missilistiche, aeree e navali e assetti dell’unità speciale Radwan. Prima degli attacchi a Beirut e in altre zone del Libano meridionale in seguito teatro dei bombardamenti, le forze armate israeliane avevano diffuso ordini di evacuazione diretti alla popolazione civile libanese. Il Ministero della Salute libanese ha reso noto che gli attacchi hanno causato ottantanove morti e settecento feriti nell’intero paese, tra questi dodici medici.

NIENTE TREGUA CON HEZBOLLAH

In precedenza, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva dichiarato che il cessate il fuoco tra Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran non sarebbe stato applicato al Libano e che, quindi, le operazioni militari contro Hezbollah sarebbero proseguite. Ad avviso del ministro della Difesa dello Stato ebraico, Israel Katz, con questi attacchi sarebbe stato inflitto «il colpo più duro a Hezbollah dall’inizio dall’operazione nel settembre 2024, avviata con l’esplosione di migliaia di cercapersone detenuti da esponenti del Partito di Dio. Nelle prime ore di mercoledì 8 aprile Hezbollah aveva interrotto le proprie azioni dirette contro obiettivi israeliani, infatti, l’ultimo comunicato reso pubblico dal movimento sciita risaliva alla notte di martedì, nel quale si riferiva dell’attacco a unità israeliane in Libano nella serata precedente.

LIBANO IN GINOCCHIO: GLI SFOLLATI

Dal 2 marzo scorso le autorità militari dello Stato ebraico hanno emesso ordini di evacuazione per un complessivo 15% del territorio libanese, principalmente nel sud e nella periferia meridionale della capitale, provocando lo sfollamento di oltre 1,2 milioni di persone residenti. Intanto, il presidente libanese Joseph Aoun, accogliendo con favore il cessate il fuoco tra Washington e Teheran, ha dichiarato che Beirut continuerà a impegnarsi per garantire che il Paese venga incluso in qualsiasi accordo di pace regionale che sia duraturo, ma Israele si è impegnato a occupare il Libano meridionale fino alla linea del fiume Litani allo scopo di ricostituire una zona di sicurezza in grado di preservare dagli attacchi di Hezbollah l’alta Galilea. In serata Gerusalemme ha reso noto di avere interrotto le azioni militari contro l’Iran, sottolineato tuttavia di essere pronto a rispondere a qualsiasi violazione del cessate il fuoco.

CONVOGLIO ITALIANO DI UNIFIL ATTACCATO: LA PROTESTA DI PALAZZO CHIGI

Da Roma, la Presidente del Consiglio dei ministri italiana, Giorgia Meloni, ha espresso la sua «ferma condanna per quanto accaduto oggi nel sud del Libano», dove un convoglio di caschi blu italiani di Unifil, chiaramente identificabile come tale, è stato fatto oggetto di colpi di avvertimento da parte dell’esercito israeliano». In una nota, Palazzo Chigi ha sottolineato che «i militari italiani sono presenti in Libano sulla base di un mandato ricevuto dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e agiscono nell’interesse del mantenimento della pace. È quindi del tutto inaccettabile che il personale che agisce sotto la bandiera dell’Onu sia messo a rischio con azioni irresponsabili come quelle odierne, che sono in palese violazione della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite».

LA FARNESINA HA CONVOCATO L’AMBASCIATORE ISRAELIANO

«Israele dovrà chiarire quanto accaduto oggi nel sud del Libano», proseguiva la nota ufficiale del Governo italiano. Il cessate il fuoco concordato questa notte tra Iran, Stati Uniti e Israele è un’opportunità da cogliere per porre fine anche alla guerra in Libano. La decisione di Hezbollah di trascinare la Nazione in questo conflitto è stata irresponsabile, ma i continui attacchi israeliani in Libano, che hanno già provocato troppi morti e un inaccettabile numero di sfollati, devono cessare immediatamente. L’Italia ribadisce ancora una volta con fermezza la necessità di garantire la sicurezza dei soldati italiani e dell’intero contingente Unifil».

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