Golfo Persico, 2 aprile 2026 – Negli Emirati Arabi Uniti una persona è morta a colpita dai frammenti di un drone intercettato dalla difesa aerea dell’emirato. Si tratta di un immigrato di cittadinanza del Bangladesh che si trovava nella località di Fujairah, non distante dallo Stretto di Hormuz.
BOLLETTINO DI GUERRA DAL GOLFO
Nel Kuwait si registrano attacchi mediante velivoli a pilotaggio remoto contro l’aeroporto internazionale e serbatoi di carburante, non vi sono state vittime. È la locale autorità per l’aviazione civile a renderlo noto, che in una nota ufficiale attribuisce le responsabilità alle forze armate della Repubblica Islamica dell’Iran e alle fazioni armate che essa sostiene. In Bahrein a seguito di un attacco un incendio è divampato in un edificio commerciale, mentre dal ministero della Difesa saudita prosegue la quotidiana rassegna di notizie relative a droni iraniani intercettati e abbattuti nello spazio aereo sovrastante la Penisola arabica, poiché anche l’Arabia Saudita si trova diuturnamente sotto attacco. Sempre nella giornata di ieri un’altra petroliera è stata colpita mentre navigava nelle acque antistanti le coste del Qatar a 17 miglia nautiche a nord del polo industriale di Ras Laffan e della capitale Doha, la notizia è stata riferita dall’Ufficio britannico per le operazioni marittime (UK Maritime Trade Operations).
BLOCCO IRANIANO E FUTURO DELLO STRETTO DI HORMUZ
La petroliera sarebbe stata colpita sul lato sinistro dello scafo da un proietto non identificato, riportando danni al di sopra della linea di galleggiamento, l’equipaggio è illeso e non si registra alcun impatto ambientale. Si tratta della “Aqua 1” unità noleggiata dalla compagnia statale QatarEnergy. Il giorno precedente a venire colpita dagli iraniani era stata petroliera kuwaitiana ancorata nel porto di Dubai. Le minacce al traffico marittimo sono in aumento con l’intensificarsi del conflitto nella regione, Teheran continua ad attaccare sistematicamente infrastrutture dell’Oil&Gas nel Golfo e, per quanto concerne il solo Emirato del Qatar, la riduzione delle esportazioni di gas naturale liquefatto (GNL) è sensibile, al punto da porre in discussione le forniture ai Paesi europei e asiatici. La compagnia aerea di bandiera dell’Emirato degli al-Thani, al Qatar Airways, si è vista costretta a una revisione dei piani di volo dei suoi vettori, ampliando le rotte e aumentando i decolli da e per l’aeroporto di Doha, relazioni rese possibili dai corridoi stabiliti in stretto coordinamento con l’autorità per l’aviazione civile qatariota.
LE PRETESE DI TEHERAN
Nel frattempo, da Teheran il ministro degli esteri della Repubblica Islamica, Abbas Araghchi, ha dichiarato che «il futuro dello Stretto di Hormuz dovrà venire deciso da Iran e Oma», ritenendo dunque lo strategico specchio d’acqua situato all’interno delle acque territoriali dei due paesi. «Lo Stretto potrà essere una via navigabile di pace, un passaggio sicuro – ha egli aggiunto -, ma la garanzia della sicurezza marittima e la protezione ambientale richiederà un meccanismo congiunto tra gli stati costieri». In realtà, sebbene alcune porzioni dello Stretto ricadano nelle acque territoriali iraniane e omanite, esso è classificato come «internazionale», di risulta il diritto garantisce a navi e aeromobili battenti le bandiere di tutti gli stati il transito attraverso di esso. Allo specifico riguardo, questa settimana nel Regno Unito avrà luogo un vertice al quale parteciperanno trentacinque stati, dove si discuterà sulle possibili modalità per riaprirlo al transito in sicurezza. L’annuncio è stato fatto ieri dal primo ministro di Sua Maestà britannica Keir Starmer.
VERTICE NEL REGNO UNITO
Nel corso dell’incontro verranno valutate tutte le misure allo scopo praticabili, siano esse di natura diplomatica che politica, cioè provvedimenti in grado di condurre al ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e alla garantire della sicurezza alle navi e ai marittimi bloccati, onde riavviare il movimento di beni vitali. Rivolgendosi alla stampa, Starmer a inoltre ribadito «che il Regno Unito non si è fatto coinvolgere nel conflitto in corso» poiché «questa non è la nostra guerra, non è nel nostro interesse nazionale». Downing Street è perfettamente consapevole degli effetti perniciosi sul piano politico interno della pressione economica generata dalle dinamiche belliche mediorientali, dunque il premier al riguardo si è espresso chiaramente: «Il modo più efficace per sostenere il costo della vita in Gran Bretagna è quello di promuovere una de-escalation in Medio Oriente e la riapertura dello Stretto di Hormuz».



