MEDIO ORIENTE, guerra in Libano. Appello urgente per l’apertura di corridoi umanitari sicuri verso i villaggi del sud del Paese

L’accorata richiesta pervenuta da un membro del parlamento di Beirut, Melhem Khalaf, è stata ripresa e amplificata da alcuni settori del mondo cattolico italiano

Beirut, 2 aprile 2026; a cura di Melhem Khalaf – Alla luce delle tragiche circostanze che i nostri eroici villaggi del Libano meridionale si trovano ad affrontare, in particolare quelli i cui abitanti hanno insistito nel non andarsene – ovvero Debel, Rmeish, Ain Ebel, Kfarhamam, Kfarshouba, Habbarieh, Shebaa, Rashaya al Foukhar, Mari, Halta, Fardis, Marjeyoun, Jdeidet Marjeyoun, Qlaiaa, Deir Mimas, Burj al Muluk, Ibl al Saqi, Koukaba e altri villaggi -, chiediamo con urgenza al Governo libanese e a tutte le organizzazioni umanitarie internazionali di aprire corridoi umanitari sicuri per garantire la continuità delle comunicazioni tra questi villaggi e l’entroterra del Paese.

APERTURA DI CORRIDOI UMANITARI

Gli abitanti di queste località si trovano oggi ad affrontare un pericolo senza precedenti a causa del soffocante isolamento in cui vivono, che ha portato a una grave e crescente carenza di cibo, medicine e servizi essenziali, minacciando sia la loro vita che la loro dignità. La preoccupazione è aggravata dalle voci che circolano sulla possibilità di un ritiro delle unità dell’esercito libanese da alcune di queste aree, in particolare da Rmeish, il che accresce la fragilità della sicurezza e lascia i civili esposti a condizioni pericolose senza la minima protezione. L’apertura di corridoi umanitari verso questi villaggi non è più un’opzione, ma è diventata un’urgente necessità nazionale e un dovere umanitario imprescindibile per garantire la resilienza e la sopravvivenza della popolazione di fronte alla barbara aggressione subita.

UNA URGENTE NECESSITÀ

Questa richiesta si fonda sulle norme del diritto internazionale umanitario, in particolare sulle Convenzioni di Ginevra e sui Protocolli aggiuntivi, che obbligano le parti coinvolte nei conflitti armati a proteggere i civili e a garantire loro l’accesso umanitario senza ostacoli, vietando di sottoporre la popolazione ad assedio o di privarla dei beni di prima necessità. Pertanto, chiediamo che lo Stato libanese si assuma le proprie responsabilità in queste aree e mantenga la presenza delle sue istituzioni, in primis le forze armate libanesi, compresi l’esercito e le forze di sicurezza, parallelamente all’immediata apertura di questi corridoi umanitari.

PROBABILE RITIRO DELL’ESERCITO LIBANESE

Chiediamo inoltre alle Nazioni Unite, all’UNIFIL, alle nazioni amiche, nonché alle organizzazioni umanitarie e internazionali, di intervenire con urgenza ed efficacia per mettere in sicurezza questi corridoi, garantire la protezione dei civili e assicurare la consegna degli aiuti. Senza indugio. Il nostro appello nasce dal dolore e dalla resilienza delle persone. Per salvare vite umane e preservare la loro dignità.

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