Roma, 1 aprile 2026; a cura di Lumen ETS – Il 24 marzo scorso presso la Sala Caduti di Nassirya di Palazzo Madama è stato affrontato il tema della prevenzione sanitaria. Un argomento che solitamente permane sullo sfondo, poiché tutti lo citano, confondendolo magari con la diagnosi precoce o con gli interventi farmacologici preventivi, ma pochi lo pongono al centro dell’azione di promozione della salute. Eppure, è proprio lì, cioè prima dei sintomi, prima delle cronicità, prima di trasformare i problemi in casi clinici, che si gioca una parte decisiva della sostenibilità dei sistemi sanitari e della qualità della vita.
LA SALUTE AL CENTRO DELLE POLITICHE PUBBLICHE
La conferenza stampa sulla promozione della salute sistemica al centro delle politiche pubbliche, evento promosso dalla senatrice Elena Murelli, è servita a fare il punto su di un anno di lavoro svolto dall’intergruppo parlamentare per la promozione della salute e del CTFS Salus (Comitato tecnico filosofico s cientifico). Si tratta di un percorso che ora arriva a un passaggio politico concreto, grazie al relativo disegno di legge pronto per l’avvio del suo iter istituzionale. Al Senato si è respirata un’atmosfera particolare, politicamente trasversale e concreta. Presenti parlamentari e relatori, oltre ai rappresentanti di organizzazioni, professionisti e realtà sociali interessate a collaborare e a entrare nella rete europea Salus e nel CTFS, che supportano dal punto di vista tecnico il lavoro dell’intergruppo parlamentare. L’obiettivo è comune: riportare la promozione della salute al centro delle politiche pubbliche in Italia e in Europa, anche in vista del primo forum europeo sulla promozione della salute, in calendario a Venezia i prossimi 19 e 20 ottobre.
DALLA PREVENZIONE ALLA PROMOZIONE
Dalla prevenzione alla promozione, una cornice politica per i promotori di salute: ad aprire i lavori è stata Elena Murelli, presidente dell’intergruppo. Il suo punto di partenza è semplice: la promozione della salute non è una sfumatura linguistica, ma un cambio di impostazione. «Si parla poco di promozione della salute», ha dichiarato, ricordando che il percorso dell’intergruppo è nato proprio per colmare questo vuoto. Per Murelli, infatti, «ancora prima della prevenzione dobbiamo essere promotori della nostra salute», imparando a comprendere e ascoltare il corpo e a mettere in campo scelte quotidiane che lo mantengano in salute. È in questa cornice che arriva l’annuncio centrale: «Abbiamo intenzione di presentare un disegno di legge dedicato proprio alla promozione della salute», con l’obiettivo di dare una cornice chiara e riconoscibile a un ambito che oggi rischia di rimanere marginale, frammentato e quindi poco efficace. Al cuore della proposta c’è una figura innovativa, il promotore della salute sistemica: un professionista attivo in ambito socio-educativo, capace di lavorare in rete con le competenze già presenti e di accompagnare i cittadini in percorsi di mantenimento e miglioramento della salute, con un approccio sistemico e motivazionale.
OLTRE I CONFINI
Un passo che guarda anche oltre i confini nazionali, in vista del primo Forum europeo sulla promozione della salute di Venezia, pensato come momento di confronto e accelerazione internazionale di questo percorso. Promozione della salute come priorità comune, oltre le appartenenze, un passaggio interessante e raro, in tempi di polarizzazione, è stato quello portato da Gian Antonio Girelli, membro dell’intergruppo promozione della salute e presidente di quello parlamentare sulla prevenzione della salute. Girelli ha confermato la necessità di arrivare prima che il danno sia comparso. E ha ricordato un dato che, se preso sul serio, cambia le priorità: «Il 70% delle patologie è fortemente influenzato dal nostro modo di vivere». A suo avviso occorrono due azioni complementari: da un lato persuasione e motivazione delle persone, perché prendersi cura di sé significa coltivare l’amore verso se stessi; dall’altro politiche pubbliche coerenti, perché se si vuole mangiar bene, bisogna anche mettere in condizioni le famiglie di poterselo permettere. Il punto politico si è posto quando ha riconosciuto apertamente il valore del lavoro comune: «Con Elena abbiamo idee politiche diverse però questo non ci impedisce di darci alcune priorità condivise».
IPERMEDICALIZZAZIONE E SOVRADIAGNOSI
Promozione della salute: rendere facili le scelte salutari, contrastare l’ipermedicalizzazione. Alberto Donzelli, co-presidente del CTFS Salus e presidente della Fondazione Allineare Sanità e Salute, ha scelto un approccio rigoroso e divulgativo: definizioni, distinzioni, cornici concettuali. Un modo per chiarire, anche a chi non è del settore, che promozione della salute, insieme alla prevenzione primaria, non sono sinonimi di prevenzione secondaria/diagnosi precoce e profilassi, e che confonderli significa spesso spostare risorse e attenzione su ciò che risulta oggi «vendibile» invece che su ciò che risulta oggi è più determinante. La promozione della salute, ha spiegato, è la prevenzione primaria in positivo: non solo evitare i rischi, ma costruire condizioni che sostengano benessere fisico, psichico, sociale e perfino ecologico-ambientale. E ha introdotto un concetto ancora poco diffuso nel dibattito pubblico: la prevenzione quaternaria, nata per contrastare l’ipermedicalizzazione, le sovradiagnosi, i trattamenti eccessivi e i danni da farmaci.
IL MESSAGGIO CHE NE DERIVA
Il messaggio che ne deriva è chiaro: se la prevenzione viene ridotta a screening e interventi farmacologici di profilassi, rischia di cannibalizzare la promozione della salute e la prevenzione basata su stili di vita salutari, e lasciare scoperti i determinanti più profondi, fino a diventare, per percezione collettiva, quasi l’unica strategia attuabile per mantenersi in salute. Donzelli ha portato dati e riferimenti per sostenere che questa visione rischia di essere miope: «Check-up e screening possono ridurre mortalità specifiche, ma non è affatto scontato che riducano la mortalità totale e, se ripetuti e con strumenti sempre più sensibili, possono innescare catene di trattamenti non necessari e complicanze». Per rendere l’idea, ha scelto un’immagine molto concreta: «Organizzare un obesity day un giorno all’anno risulta poco efficace se poi per gli altri 364 siamo immersi in ambienti obesogeni dovunque uno giri lo sguardo o allunghi la mano». In altre parole: non basta l’evento simbolico, non basta la campagna spot, occorre struttura, continuità, contesto.
SCELTE GIUSTE E FACILI
«E serve – ha quindi sottolineato Donzelli – rendere le scelte salutari non solo “giuste”, ma anche facili e convenienti per tutti gli attori in gioco, inclusi quelli commerciali ed economici, se davvero si vuole spostare l’asse dalla gestione della cronicità alla costruzione della longevità sana. Il modello svizzero: professioni riconosciute e integrazione nel sistema per rendere reale la promozione della salute Davide Cascino, membro del CTFS Salus e direttore di Omeonatura sagl, ha portato un esempio operativo: «In Svizzera questa è già una realtà», ha detto, ricordando che le terapie complementari sono entrate in Costituzione nel 2009 e che da allora si è sviluppata una vera e propria integrazione nel sistema sanitario pubblico e privato. L’aspetto che Cascino ha voluto evidenziare non è teorico, ma istituzionale: la promozione della salute diventa reale quando esistono professioni riconosciute, standard formativi e integrazione con la rete sanitaria.
LA FIGURA DEL NATUROPATA
Nel modello elvetico, il naturopata con diploma federale è figura riconosciuta e formata con standard rigorosi: essendo un professionista di primo contatto, si occupa prioritariamente di promuovere salute e deve essere in grado di capire se la persona ha poi bisogno di un rinvio verso un medico, uno psicologo o altri professionisti. E qui torna un elemento ricorrente nella giornata: lavorare in rete e in gruppo è centrale. E ha concluso con un messaggio chiave per il contesto italiano: «In Svizzera si è scelto di valorizzare le competenze già presenti sul territorio accreditando scuole professionali storiche, così da non disperdere saperi ed esperienza maturati sul campo e mantenere una formazione rigorosa ma concreta, evitando che diventasse esclusivamente accademica». Simeoni: due paradigmi, una collaborazione. E una figura ponte: il promotore della salute sistemica Milena Simeoni, co-presidente del CTFS Salus, presidente della Fondazione Internazionale Lumen ETS e direttrice didattica della Scuola di Naturopatia LUMEN, ha portato alla conferenza un contributo di alto valore culturale e al tempo stesso concreto. Il suo intervento si è focalizzato sul concetto di paradigma, inteso come lo sguardo attraverso cui osserviamo la salute e costruiamo le risposte istituzionali.
ESPERIENZE SVIZZERE
Rifacendosi all’esperienza svizzera, Simeoni ha evidenziato l’efficacia di un modello in cui medicina convenzionale e medicine complementari mantengono identità e competenze distinte, collaborando in modo ordinato. La prima si concentra su diagnosi e trattamento della patologia; la seconda adotta una visione sistemica, lavorando sull’equilibrio complessivo della persona, sullo stile di vita (alimentazione, attività fisica, meditazione, relazioni, ambiente) e sulle cause costituzionali dei sintomi. Come i due emisferi cerebrali, questi paradigmi possono cooperare in modo integrato e inscindibile per il bene comune. Da qui nasce la proposta di riconoscere in Italia il promotore della salute sistemica, una figura socio-educativa ponte tra ambito sanitario e sociale, capace di sostenere consapevolezza, continuità e motivazione nei percorsi di cambiamento. Un elemento centrale è la coerenza del professionista: chi può meglio motivare al cambiamento è colui che è ciò che propone. Per questo è fondamentale formare figure che uniscano conoscenza, competenza, esperienza e credibilità.
UN’EFFICACE PROMOZIONE DELLA SALUTE PUBBLICA
Simeoni ha individuato le condizioni necessarie per un’efficace promozione della salute pubblica: pervasività, sistematicità, personalizzazione e sinergia con le politiche pubbliche. In particolare, la pervasività è intesa come una diffusione capillare di spazi dedicati alla promozione della salute (consultori, scuole, università, luoghi di lavoro, carceri, case di riposo) in grado di raggiungere le persone nella vita quotidiana. Inoltre, una volta attivata la motivazione, è essenziale rendere le scelte salutari semplici, accessibili ed economicamente sostenibili, e convenienti anche per gli attori in sanità. Rendere il tema accessibile, senza sovra-semplificare la complessità. A tenere insieme interventi, tempi e passaggi è stata Daniela Bartolini, giornalista di “Italia che Cambia”, uno dei media partner di Salus, presente nel ruolo di moderatrice. Il suo lavoro è stato quello di dare una cornice divulgativa e costruttiva, ha richiamato l’importanza di rendere la promozione della salute comprensibile e concreta, con una cornice giuridica ben definita.
DATI ALLA PORTATA DI TUTTI
Nel ringraziare i relatori per la chiarezza comunicativa, ha sintetizzato l’obiettivo di metodo: rendere «dati alla portata di tutti e tutte» e mantenere uno spazio in cui si possano affrontare questioni complesse senza perdere la capacità di coinvolgere: anche trovando la capacità di farci sorridere di fronte a scenari complessi, perché il cambiamento passa anche dalla qualità con cui si riesce a parlarne insieme. Venezia 19 e 20 ottobre 2026, l’Italia si mette a confronto con l’Europa Il prossimo passaggio, ora, è già fissato in agenda: il primo Forum europeo sulla Promozione della Salute. L’obiettivo dichiarato è portare il lavoro italiano in un confronto internazionale e, allo stesso tempo, far nascere in altri Paesi esperienze simili: intergruppi, reti, dialoghi istituzionali. Se l’ambizione è quella emersa chiaramente in sala, la direzione è questa: far diventare la promozione della salute non solo un’idea condivisa, ma una politica possibile. Con una cornice giuridica, professioni riconosciute e un contesto che renda facile la scelta salutare.



