GUERRA, basi italiane. Palazzo Chigi nega l’uso di Sigonella agli aerei militari americani

Precedentemente il ministro della Difesa Guido Crosetto era stato messo al corrente dal Capo di Stato Maggiore, generale Luciano Portolano, del fatto che la richiesta concerneva l'atterraggio nella base siciliana di bombardieri. In seguito Palazzo Chigi ha diffuso una propria nota ufficiale mediante la quale ha ribadito che «l’Italia agisce nel rispetto degli accordi», nel solco di una «linea condivisa col Parlamento»

Roma, 31 marzo 2026 – Lo stesso giorno che dalla Casa Bianca viene diffusa la notizia dell’asserita disponibilità del presidente Donald Trump a porre fine alla guerra con la Repubblica Islamica dell’Iran anche in assenza di uno sblocco dello Stretto di Hormuz, rimandando qualsiasi complesso tentativo di riaprirlo a una fase successiva, in Italia, dapprima il quotidiano “Il Corriere della Sera”, quindi l’agenzia giornalistica “Nova”, rendevano nota la negazione da parte della Repubblica Italiano agli Stati Uniti d’America dell’impiego della base militare siciliana di Sigonella ad alcuni asset aerei diretti verso il Medio Oriente. Sempre “Nova” riferisce che il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, ha informato il ministro della Difesa Guido Crosetto dopo essere stato avvisato dallo Stato Maggiore dell’Aeronautica del piano di volo di alcuni velivoli militari statunitensi, che concerneva l’atterraggio nella base di Sigonella prima della prosecuzione della loro missione in teatro di guerra. Tuttavia, nessuna autorizzazione era stata richiesta da US Centcom, né vi era stata una consultazione preventiva con i vertici della Difesa italiana, inoltre, non si trattava di ordinari voli logistici.

RIFIUTO DELLA BASE MILITARE DI SIGONELLA: LA NOTA DI PALAZZO CHIGI

Sempre la medesima agenzia giornalistica italiana fa sapere che, mediante una propria nota diffusa in mattinata, Palazzo Chigi ha inteso ribadire come l’Italia agisca «nel pieno rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal Governo alle Camere», dunque, «la linea dell’esecutivo è chiara, coerente e già pienamente condivisa con il Parlamento, senza alcuna modifica». «Ogni richiesta viene esaminata con attenzione – prosegue la nota di Palazzo Chigi -, caso per caso, come sempre avvenuto anche in passato. Non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione. Il governo continuerà pertanto ad operare nel solco dei trattati vigenti, nel rispetto della volontà del governo e del Parlamento, garantendo al contempo affidabilità internazionale e piena tutela dell’interesse nazionale». La richiesta fatta pervenire da Washington era relativa all’atterraggio di alcuni velivoli da bombardamento, che avrebbe dovuto avere luogo alcuni giorni fa. Si tratta di richiesta legittima, che tuttavia, non rientrando tra le disposizioni contemplate dai trattati in vigore, il ministro della Difesa italiano ha ritenuto opportuno negare, non fornendo l’autorizzazione all’atterraggio agli americani. Un’autorizzazione che rientrerebbe nella sfera della sovranità politica, poiché soggetta all’approvazione del Parlamento, con evidenti diverse tempistiche rispetto a quelle necessitate da Washington.

CHIARIMENTI DI CROSETTO

«L’Italia non ha preso nessuna decisione che sospende o altera l’uso delle basi militari per gli assetti Usa», ha in seguito tenuto a precisare il ministro Crosetto mediante un proprio messaggio postato su X. «Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti Usa», ha egli poi aggiunto riferendosi alla vicenda e definendo tale notizia «semplicemente falsa» dal momento che «le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato», sottolineando che «il Governo continua a fare ciò che hanno sempre fatto tutti i governi italiani, in totale aderenza agli impegni presi in Parlamento ed alla linea ribadita anche in Consiglio Supremo di Difesa, in continuità con tutti i precedenti Consigli, nei decenni. Gli accordi internazionali disciplinano e distinguono con chiarezza ciò che necessita di specifica autorizzazione del Governo, per la quale si è deciso di coinvolgere sempre il Parlamento, in assenza della quale non è possibile concedere nulla e ciò che invece è considerato autorizzato tecnicamente perché ricompreso negli accordi: terzium non datur». L’elemento apicale del Dicastero di Via XX Settembre ha quindi ribadito che «non c’è alcun raffreddamento o tensione con gli Stati Uniti, perché conoscono le regole che disciplinano dal 1954 la loro presenza in Italia bene come le conosciamo noi». Ovviamente, la decisione di negare agli americani l’uso della base militare di Sigonella, nel Paese ha alimentato il dibattito sul piano politico.

CONSEGUENTE DIBATTITO POLITICO

Al riguardo, Maurizio Lupi, presidente di Noi moderati, ha condiviso la decisione del governo, «che nel pieno rispetto dei trattati internazionali ha negato l’uso della base di Sigonella a bombardieri statunitensi in missione operativa» aggiungendo che «l’Italia non è in guerra con l’Iran e non vuole entrarci ed è giusto che ogni decisione in deroga ai trattati vigenti debba essere approvata dal Parlamento». Dal canto suo, il presidente del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte in una nota ha definito «doveroso» il diniego ai bombardieri americani «all’utilizzo delle nostre basi, un atto dovuto imposto dalla nostra Costituzione», affermando che ora il governo dovrebbe fare «un passo in più anch’esso dovuto negando anche il supporto logistico offerto dalle nostre basi, considerato che quelli americani e israeliani sono attacchi armati condotti in palese violazione del diritto internazionale». Ad avviso di Anthony Barbagallo, segretario regionale del Partito Democratico siciliano e parlamentare della Repubblica, «alla luce delle notizie emerse nelle ultime ore e delle dichiarazioni rese dal ministro della Difesa Guido Crosetto, è necessario e urgente che il Governo riferisca con chiarezza in Parlamento su quanto sta realmente accadendo. Già il 25 marzo era stata formalmente richiesta un’informativa, evidenziando come, nella settimana precedente, si fossero verificate operazioni che lasciavano intendere un diretto coinvolgimento del nostro Paese in attività non riconducibili a mere funzioni logistiche o di supporto».

INTELLIGENCE E SUPPORTO OPERATIVO

«A quanto apprendiamo oggi – prosegue Barbagallo -, anche grazie alle informazioni trasmesse dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano, vi sarebbe stato un tentativo da parte degli Stati Uniti di utilizzare la base di Sigonella per operazioni a carattere offensivo, senza preventiva autorizzazione italiana. La decisione del ministro Crosetto di negare l’atterraggio rappresenta un fatto rilevante e corretto che conferma la fondatezza delle preoccupazioni sollevate nei giorni scorsi. Tuttavia, resta un quadro estremamente opaco e preoccupante, anche alla luce delle notizie relative all’utilizzo della base di Sigonella per attività di intelligence e supporto operativo in scenari di conflitto internazionale. La Sicilia è da sempre luogo di incontro e mediazione tra i popoli del Mediterraneo, per questo siamo impegnati e torneremo a Sigonella per una grande mobilitazione alle forze sociali e sindacali a presidio e difesa della pace». Intervenendo nel corso della trasmissione televisiva “Coffee Break” su La7, il parlamentare di Alleanza Veri e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, Angelo Bonelli, ha ritenuto la scelta del Governo Meloni su Sigonella «un atto dovuto», aggiungendo che «il Governo ha sempre sostenuto che i trattati vanno rispettati, e in questo caso è stata presa una decisione coerente con questo principio. Tuttavia non possiamo nasconderci dietro l’ipocrisia: da Sigonella, con regolarità, parte il Triton, drone di monitoraggio che poi va a bombardare. Allo stesso modo, dalla base di Camp Darby, a Pisa, vengono caricati missili e armi che poi vanno a bombardare l’Iran. E certamente un fatto positivo aver negato ma non nascondiamoci dietro l’ipocrisia».

PRENDERE LE DISTANZE: SÌ O NO?

«L’Italia continua a fornire assistenza logistica a operazioni militari di questa guerra che stanno devastando e destabilizzando il pianeta – ha quindi concluso Bonelli -, con conseguenze gravissime anche sul piano economico per il nostro Paese. Per questo dico che il governo dovrebbe avere il coraggio di fare un passo in più: prendere una posizione chiara e netta, e segnare una distanza dalle politiche di questo bullo del pianeta, come Donald Trump, pensa di governare il mondo attraverso la supremazia militare». Commentando la vicenda dai microfoni di “Sky Start”, Raffaele Nevi, portavoce di Forza Italia, ha sottolineato il fatto che «il nostro è un governo serio», poiché «dice in Parlamento cose chiare e le traduce in azioni concrete ogni giorno, assumendosi anche la responsabilità di dire dei no, quando necessario, agli Stati Uniti. Ed è un bene, per il nostro Paese, poter contare su un governo di questo tipo. Quando si compiono scelte di questa portata ci si assume una responsabilità, ma si dimostra anche la capacità di mantenere una linea coerente. Lo abbiamo fatto, ad esempio, sul Board of Peace; lo abbiamo fatto con Israele, quando abbiamo ritenuto sbagliato il fermo del cardinale Pizzaballa; e lo abbiamo ribadito anche sulla questione della pena di morte, coerentemente con i nostri principi. La nostra impostazione è chiara e l’abbiamo espressa in Parlamento. Esiste un trattato con gli Stati Uniti sull’utilizzo delle basi, che stabilisce regole precise: tra queste, non è prevista la possibilità di far atterrare o far ripartire bombardieri. Da questo punto di vista, riteniamo che il trattato sia stato rispettato».

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