ECONOMIA, dinamiche e scenari. Instabilità, competizione e frammentazione minano autonomia e capacità di reazione

Ad avviso di Gregorio De Felice (Chief Economist di Intesa Sanpaolo), intervenuto in occasione del Festival Treviso Città Impresa, «per un’efficace trasformazione che renda l’Europa più autonoma e dotata di una maggiore capacità di reazione agli shock economici globali il percorso è ancora lungo, tuttavia, esso potrebbe prendere avvio da tre interventi essenziali (…) il cambio di passo è quindi una questione politica oltre che tecnica, che implica maggiore integrazione finanziaria e armonizzazione normativa per trasformare l’Europa in un attore rilevante e competitivo a livello globale»

Treviso, 29 marzo 2026 – «L’Europa si trova ad affrontare uno scenario mondiale più instabile, competitivo e frammentato con alcune debolezze che ne minano l’autonomia e la capacità di reazione», così ha esordito Gregorio De Felice (Chief Economist di Intesa Sanpaolo) nel corso del suo intervento al Festival Treviso Città Impresa.

SCENARIO CARATTERIZZATO DA INSTABILITÀ

Per quanto concerne l’energia – ha egli proseguito –, l’Europa paga più di tutte le altre grandi potenze globali gli effetti del conflitto in Iran, mentre sul digitale, sconta ritardi nella capacità tecnologica e nell’intelligenza artificiale. Riguardo agli  investimenti produttivi interni, fatica a trattenere e trasformare l’enorme stock di risparmio privato, che rimane inattivo o viene investito in buona parte negli Stati Uniti d’America, finanziando crescita e innovazione al di fuori dall’Unione Europea». Tuttavia, se su energia e digitale è difficile intervenire sul breve periodo, ad avviso del Chief Economist di Intesa Sanpaolo una reazione abbastanza veloce sugli investimenti Bruxelles l’ha avuta, avviando un anno fa il progetto di una saving and investment union concepita allo scopo di creare un circuito efficiente che ponga in relazione il risparmio continentale alle necessità di investimento nei Paesi dell’Unione Europea, superando barriere nazionali e armonizzando regole. «Si tratta di una trasformazione radicale – ha sottolineato al riguardo De Felice -, che implica una maggiore condivisione del rischio, il rafforzamento dei mercati dei capitali e un ruolo attivo degli investitori istituzionali».

TRE INTERVENTI RITENUTI ESSENZIALI

«Per un’efficace trasformazione che renda l’Europa più autonoma e dotata di una maggiore capacità di reazione agli shock economici globali il percorso è ancora lungo – ha egli messo sull’avviso -, tuttavia, esso potrebbe prendere avvio da tre interventi essenziali: il primo riguarda gli investimenti pubblici strutturali per la transizione verde, la digitalizzazione e la Difesa, che richiedono strumenti comuni e capacità fiscale condivisa; il secondo dovrebbe favorire le attività tese al miglioramento della produttività, con una particolare attenzione rivolta agli ecosistemi di innovazione e ricerca onde colmare il divario tecnologico con gli altri paesi; infine, il terzo intervento dovrebbe concretizzarsi nel supporto delle politiche demografiche e sociali, quindi il sostegno al welfare, l’attrazione di talenti e l’incremento della partecipazione al lavoro, fattori fondamentali ai fini della sostenibilità economica. La governance europea, pur sofisticata, spesso si traduce in lentezza e incertezza, limitando la tempestività e la prevedibilità delle politiche economiche. Occorre passare da un’Europa reattiva a una proattiva, da un’integrazione guidata dalle crisi a una strategia di lungo termine».

IL «VENTOTTESIMO» STATO

«Questo richiede una narrativa politica ed economica chiara – ha quindi concluso De Felice -, che definisca il ruolo e l’identità dell’Europa nel mondo con scelte che implicano trade-off e ridefinizione dei rapporti tra livelli europeo e nazionale. L’Unione Europea sconta una significativa frammentazione dei regimi giuridici, fiscali e regolatori che limita la scalabilità e la competitività globale delle proprie imprese. Per superare questo ostacolo, da alcuni paesi è stata proposta la soluzione del ventottesimo Stato europeo, cioè la creazione di un ambiente opzionale sovranazionale con un set unico di regole per facilitare la crescita e l’attrazione di capitali, riducendo i costi di frammentazione. Il successo del progetto europeo dipende dalla coerenza tra obiettivi e strumenti e dalla velocità di attuazione. La sfida principale è mobilitare e indirizzare il capitale europeo verso investimenti interni, evitando che risorse significative finanzino lo sviluppo altrui. Il cambio di passo è quindi una questione politica oltre che tecnica, che implica maggiore integrazione finanziaria e armonizzazione normativa per trasformare l’Europa in un attore rilevante e competitivo a livello globale».

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