ENERGIA, approvvigionamenti. La Meloni in Algeria a caccia di gas

La Presidente del Consiglio dei ministri si è recata in viaggio ufficiale nel Paese nordafricano allo scopo negoziare nuovi accordi per la fornitura di gas naturale all’Italia, questo mentre l’Eni (mediante l’agenzia giornalistica Agi) rende chiare le pretese di Sonatrach riguardo ai contratti «spot». Chiusi i rubinetti russi e anemizzati i flussi di materie prime energetiche a causa del conflitto in Medio Oriente (annichilito dai bombardamenti iraniani il Qatar ha dato forfait), Roma tenta di ottenere ulteriori volumi di gas naturale dal suo attuale maggiore fornitore. Ma, anche altri sono alla ricerca del gas algerino. Ad avviso di Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli Italia, «quella di Palazzo Chigi è una scelta appropriata, tuttavia è la strategia energetica a essere sbagliata»

Algeri, 26 marzo 2026 – La Presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni si è recata in viaggio ufficiale in Algeria allo scopo negoziare nuovi accordi per la fornitura di gas naturale all’Italia.

CRISI IN MEDIO ORIENTE E CONSEGUENTE «BUCO» NEGLI APPROVVIGIONAMENTI

Una decisione assunta a seguito degli sviluppi della crisi in atto nel Medio Oriente, che, a causa dei bombardamenti iraniani sulle infrastrutture energetiche delle petromonarchie del Golfo Persico e del blocco dello Stretto di Hormuz, hanno portato a una sensibile riduzione delle materie prime energetiche immesse sui mercati. In particolare, il gap deriva dalla condizione del Qatar, emirato particolarmente esposto alla strategia di resistenza della Repubblica Islamica e dal quale l’Italia importa notevoli volumi di gas naturale liquefatto. Nel corso della sua seconda visita ufficiale nel Paese nordafricano la Meloni si è interfacciata con i rappresentanti del governo algerino con il Presidente Abdelmadjid Tebboune per discutere principalmente di energia, data la necessità per Roma di compensare la riduzione provocata dalla situazione dell’Emirato degli al-Thani (che prima della guerra forniva il 10% del totale delle importazioni di gas italiane) e dalla quasi totale cessazione delle forniture russe.

MISSILI IRANIANI SUI TERMINALI DEL QATAR

A seguito dell’attacco iraniano al complesso industriale di Ras Laffan, il maggiore al mondo per quanto concerne l’esportazione di gas naturale liquefatto (GNL), Doha si vista impossibilitata a rispettare gli obblighi contrattuali con i propri clienti, tra i quali figura anche l’Eni, che nel 2023 aveva stipulato un contratto per la fornitura di un miliardo e mezzo di metri cubi all’anno di questa materia prima energetica, con le consegne che sarebbero dovute iniziare quest’anno. L’Italia viene colpita duramente da questa crisi, poiché a differenza di altri Paesi europei, cassata frettolosamente l’ipotesi nucleare, in passato decisori politici optarono per un’alimentazione delle centrali di elettro generazione basata prevalentemente sul gas, che giunse così a pesare nel mix energetico nazionale per il 43% (a fronte di una media europea del 17%), aspetto che ha tuttavia successivamente esposto il Paese alle oscillazioni dei mercati per quanto riguarda i prezzi, seppure su questo argomento andrebbe fatta maggiore chiarezza.

IL GAS ALGERINO E LE RICHIESTE DI SONATRACH

Lo scorso anno l’Italia ha importato dall’Algeria venti miliardi di metri cubi di gas, che dopo l’anemizzazione delle forniture di Gazprom è divenuto il fornitore principale, soddisfacendo mediante il flusso nel gasdotto Transmed che attraversano il Mediterraneo oltre il 30% del fabbisogno nazionale italiano. Oggi, alla luce delle criticità indotte dall’instabile scenario internazionale, il Governo italiano è alla ricerca di ulteriori volumi di forniture e allo scopo si rivolge agli algerini, che nella loro equazione energetica evidenziano una quota di consumi interni di gas naturale pari a circa la metà della produzione effettuata dalla compagnia statale Sonatrach. La trattativa con quest’ultima (dunque con l’establisshment di Algeri) verte sulla forma contrattuale mediante la quale questo gas verrebbe commercializzato, con Sonatrach che avrebbe avanzato a Eni la propria volontà di ricorrere al mercato spot, soluzione che comporterebbe maggiori onerosità per Piazzale Mattei.

COMPETIZIONE NEL MEDITERRANEO

Presto si conosceranno i risultati del viaggio di Giorgia Meloni in Algeria, ma i tempi divengono sempre più stretti, poiché i contratti sono in scadenza e Doha ha i rubinetti chiusi. Ora, se il Gruppo di Piazzale Mattei fa circolare la notizia della competizione con la Spagna per il gas algerino (la Meloni sarebbe giunta nel Paese nordafricano anticipando il ministro degli Esteri spagnolo Manuel Albares, che avrebbe voluto negoziare un incremento delle forniture attraverso il gasdotto Medgaz), va altresì rilevato che Madrid ha comunque da tempo accentuato la diversificazione delle sue fonti energetiche, affrancandosi in parte dalle imprevedibili dinamiche dei mercati e della geopolitica. Infatti, la crisi petrolifera 1973, che colpì anche la Spagna, fortemente dipendente dal Golfo Persico per gli approvvigionamenti di idrocarburi, indusse a una profonda diversificazione del mix energetico nazionale, in particolare in favore del gas naturale, processo che prese avvio con decisione negli anni Ottanta.

DIVERSIFICAZIONE DELLE FONTI ENERGETICHE: IL CASO SPAGNOLO

Si trattò di una fase nella quale vennero poste le fondamenta per la realizzazione di numerosi impianti di rigassificazione sulle coste del Paese, infrastrutture che posero  quest’ultimo nelle condizioni di ricevere notevoli volumi di gas naturale liquefatto, ampliando così il ventaglio dei possibili fornitori. Il passo successivo fu quello degli investimenti nelle energie rinnovabili (eolico e solare), che condussero alla realizzazione di impianti di generazione di elettricità principalmente nelle vasta regione centrale della Penisola iberica, pianeggiante e non densamente popolata, che dunque ben si prestava allo scopo. Negli ultimi anni, in particolare a partire dal 2018, il governo presieduto da Pedro Sánchez ha accelerato questo processo, portando al 60% la quota di elettro generazione da fonti rinnovabili nell’equazione energetica complessiva spagnola. Una scelta che ha comportato una riduzione dell’incidenza del gas negli approvvigionamenti e degli idrocarburi in generale, con la quota di petrolio proveniente dal Golfo che si è ridotta al 5%, (mentre per quanto concerne il gas addirittura al 2%), con un conseguente abbattimento dei costi.

SCELTE APPROPRIATE, MA STRATEGIE ERRATE

Attualmente, ridottasi la quota di GNL importata dal Qatar, la residuale materia prima energetica che giunge in Spagna proviene dall’Algeria (34%), dagli Stati Uniti d’America (31%) e dalla Russia (10%). Sulla questione è intervenuto anche Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli Italia, che ha rilevato come quella di Palazzo Chigi sia una scelta appropriata, «ma la strategia energetica, invece, è sbagliata». Riferendosi alla visita in Algeria della Presidente del Consiglio dei ministri, Marsiglia ha eccepito che «permane il nodo del 20% in più sulle nuove forniture di gas dal Nord Africa» e che «il problema non va risolto in questo modo», poiché «occorre una pianificazione strategica in campo energetico che non può essere guidata soltanto dallo Stato, ma anche dal forte coinvolgimento dell’indotto petrolifero nazionale». In conclusione, il Presidente di Federpetroli Italia è tornato al 2022, «quando ci dettero gas, ma a prezzi elevati: alla fine lo pagarono le famiglie e le aziende italiane. Anche allora fu il risultato di una pianificazione sbagliata».

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