Roma, 26 marzo 2026; a cura di Elena Giacchino e Florentina Ricciarelli – Lo sviluppo di un’infezione da sito chirurgico comporta un aumento fino a diciassette giorni sui tempi di degenza medi con un aggravio dei costi per il Servizio sanitario nazionale del 50% per i casi ordinari e addirittura un raddoppio della spesa in quelli più complicati, oltre a determinare un significativo aumento di successivi ricoveri per i pazienti che ne sono colpiti e conseguenze cliniche e organizzative ad essi correlate.
INFEZIONI CONTRATTE NEI SITI CHIRURGICI
Eppure, l’Istituto Superiore di Sanità sottolinea che una percentuale significativa di queste infezioni è prevenibile: una revisione sistematica dimostra infatti che fino al 55% delle infezioni del sito chirurgico può essere evitato adottando buone pratiche sostenute da evidenze, da applicare prima, durante e dopo l’intervento chirurgico. L’evoluzione delle conoscenze scientifiche e delle pratiche cliniche offre oggi strumenti concreti in questa direzione, la cui piena valorizzazione richiede tuttavia un inserimento progressivo, integrato e coordinato nell’ambito delle azioni di governo del sistema sanitario. È emerso, ad esempio, che interventi sistematici nella gestione dell’ipotermia peri, pre e post operatoria possono generare un risparmio per il Servizio sanitario nazionale di circa sessanta milioni di euro in tre anni.
SISTEMATIZZARE LA PREVENZIONE
E la richiesta di un cambio di paradigma che porti alla progressiva integrazione e al coordinato rafforzamento delle azioni di prevenzione delle complicanze post-operatorie, sistematizzare l’applicazione delle misure capaci di minimizzare il rischio di incorrere in questo genere di complicazioni postoperatorie è stata al centro della conferenza stampa indetta dal senatore Ignazio Zullo, presidente dell’Intergruppo per la prevenzione delle ICA al Senato che ha avuto luogo stamani a Palazzo Madama, al quale hanno partecipato esponenti delle principali società scientifiche applicatesi al tema.

Ignazio Zullo e Maurizio Sanguinetti
AGGIORNARE LA ROUTINE ASSISTENZIALE
La sfida è garantire un insieme integrato di strumenti finalizzati a rendere effettive, omogenee e sistematiche, su tutto il territorio nazionale, le misure di prevenzione delle infezioni del sito chirurgico, superando l’attuale approccio che resta raccomandatorio. La necessità è tradurre in pratica le misure di contenimento di queste complicazioni (misure ampiamente identificate, e su cui la comunità scientifica è concorde) rendendole parte integrante della routine assistenziale. Il senatore Zullo che già aveva presentato un’interrogazione sul problema delle infezioni correlate all’assistenza (ICA), con un approfondimento proprio sulle criticità di quelle da sito chirurgico. Al riguardo egli ha dichiarato che «e infezioni del sito chirurgico non sono una fatalità, e i dati dell’ISS ce lo confermano: fino al 55% può essere prevenuto adottando buone pratiche sostenute da evidenze. Ogni paziente che entra in sala operatoria merita di sapere che tutto il possibile viene fatto per proteggerlo, in modo uniforme, in ogni ospedale del Paese. Per questo abbiamo rivolto questa interrogazione al ministro, per costruire insieme un quadro di regole chiare e strumenti condivisi che trasformino le buone pratiche già esistenti e le indicazioni della comunità scientifica in standard e misure nazionali vincolanti».
RACCOMANDAZIONI
Dal confronto è emersa una cornice organica di principi di governo, misure e dispositivi attuativi orientati al rafforzamento sistemico della prevenzione delle infezioni del sito chirurgico che, se seguite, possono ridurre rapidamente il rischio di incorrere in queste complicazioni. L’impostazione delineata si fonda sulla definizione di obiettivi vincolanti per le direzioni aziendali, correlati a indicatori misurabili e integrati nei sistemi di valutazione della performance. A questo si aggiunge la necessità di un sistema informativo interoperabile per una gestione dei dati ordinata e condivisa. Le misure clinico-assistenziali prevedono l’applicazione sistematica di interventi efficaci in tutte le fasi dell’intervento chirurgico (prima, durante e dopo l’operazione) supportati dal rafforzamento delle attività di prevenzione delle infezioni, da un’adeguata presenza di personale e dall’uso integrato di tecnologie per il controllo degli ambienti, il monitoraggio dei pazienti e il follow up, anche tramite telemedicina e il mantenimento della normotermia durante il periodo perioperatorio, che contribuisce direttamente a ridurre il rischio di infezioni. Tra le ulteriori azioni previste rientrano l’adozione di protocolli standardizzati, il potenziamento dei sistemi di sorveglianza anche dopo la dimissione, con una progressiva evoluzione verso modelli obbligatori, e il rafforzamento della formazione continua, delle attività di verifica e delle iniziative di sensibilizzazione, fondamentali per applicare in modo efficace le evidenze scientifiche nella pratica clinica.
IL PIANO ICA
La sistematizzazione delle misure di prevenzione e contenimento delle infezioni del sito chirurgico trova nel Piano nazionale per la prevenzione e il controllo delle infezioni correlate all’assistenza (ICA), in corso di definizione, il naturale ambito di integrazione e sviluppo. In tale prospettiva, il Piano è destinato a diventare strumento di coordinamento e diffusione strutturata degli interventi a livello regionale, assicurandone l’adozione omogenea sull’intero territorio nazionale. Oltre al senatore Ignazio Zullo, alla conferenza stampa di Palazzo Madama sono intervenuti Maria Mongardi residente dell’Associazione nazionale infermieri prevenzione infezioni ospedaliere, ANIPIO), Maurizio Sanguinetti (membro del consiglio direttivo dell’Associazione microbiologi clinici italiani, AMCLI), Roberto Santoro (vicepresidente della Società italiana chirurgia – SIC), Claudio Bellucco (vicepresidente della Società italiana di chirurgia oncologica, SICO) ed Elena Bignami (presidente della Società italiana anestesia, rianimazione e terapia intensiva e del dolore, SIAARTI).



