Roma, 25 marzo 2026 – La mostra Vapore sul vetro, di Daniele Radini Tedeschi, riunisce una serie di lavori dal carattere profondamente autobiografico, opere figurative che non cercano ripari concettuali né interpretazioni capziose, ma si offrono nella loro verità disarmante.

RACCONTARE IL CEMENTO SENZA RIPARI CONCETTUALI
È una pittura che racconta il cemento, le periferie alienanti, le vite marginali di barboni, rom, alcolisti e punk; poi i notturni urbani, le piscine svuotate d’inverno, i ritratti della depressione e del lutto. In questo paesaggio desolato, che sembra non concedere scampo, affiora tuttavia un barlume di felicità: un abbraccio, un primo bacio, piccoli miracoli che si accendono come prodigi dentro il mondo in frantumi. «Forse — afferma Radini Tedeschi — non conosciamo la nostra vera vocazione, che è la gioia, e nel frattempo portiamo avanti esistenze al di sotto della felicità totale, compromissorie e false. Ma in questi teatri della catastrofe c’è ancora un piccolo spazio per la libertà di amare… l’ultimo scandalo che ci è rimasto».

LA RICERCA DELL’ARTISTA
La ricerca dell’artista si colloca oltre l’avanguardia e può essere definita una sorta di postavanguardia emotiva: non mira a rompere il linguaggio, ma a contaminarlo, a ibridarlo, a renderlo permeabile alla vita. È una pittura della testimonianza, della ferita, della dolcezza; non frattura il codice, ma insegue la trasparenza attraverso una radicalità biografica e diaristica, spostando la pittura verso un nuovo livello di autenticità e vulnerabilità. Nella rivoluzione di Radini Tedeschi l’arte torna a ferire, non più con la forma, ma con la verità esposta: malattia, marginalità, morte, fragilità, dipendenza affettiva. Se l’innovazione di Fontana coincideva con il taglio sulla tela, qui la ferita cambia natura e diventa etica, struggente, evocativa. Si spezza il patto tradizionale tra autore e pubblico: lo spettatore non può più guardare da fuori, viene coinvolto emotivamente, perché la forma ha smesso di proteggere e l’emozione è diventata un atto politico.

DANIELE RADINI TEDESCHI
Figura originale dell’arte contemporanea, teorico e artista insieme, Daniele Radini Tedeschi ha costruito negli anni un percorso che unisce pratica e riflessione critica. Fondatore de Il Basso, spazio di sperimentazione off nel quartiere romano INCIS Pisana, ha sempre privilegiato traiettorie laterali, alternative, lontane dal sistema ufficiale. La sua produzione pittorica si articola in due grandi periodi: il primo, tra il 1996 e il 2009, dominato dai pennarelli ad acquerello su carta, popolato da ubriachi, prostitute, clochard, assassini, figure grottesche e satiriche, vicine al realismo tedesco; il secondo, dal 2010 in poi, segnato dall’olio e dalla tempera su tavola o cartone, da un progressivo abbandono del disegno a favore del colore, da atmosfere cupe e tragiche, da un ritorno all’inorganico. È un realismo esistenziale, come ha notato la critica, in cui le forme «disfacendosi si realizzano».

CICLI DELLE PERIFERIE
Nel primo decennio del nuovo secolo nascono i cicli delle Periferie e degli Ecomostri, grandi palazzoni che disumanizzano il paesaggio e diventano relitti dell’ideologia. Dal 2023 prende avvio il ciclo dei Binari morti, luoghi della memoria interiorizzata, dove un vecchio vagone immobile appare come un simbolo di resa. Questi lavori, insieme ai cosiddetti Spaesaggi, raccontano lo spaesamento dell’umanità contemporanea. A essi si affiancano opere dal sapore dalmata e tzigano, come Piccola bambina rom o Ritratto della nonna, in cui cromie calde e slavomelanconiche addolciscono l’atmosfera. In sintesi, il primo periodo è attraversato da una satira del vuoto spirituale, il secondo da una rassegnazione a quel vuoto, a quelle rovine. Accanto alla pittura, l’artista realizza teatrini, performance e piccoli video, tutti prodotti a Il Basso nell’arco di oltre vent’anni.

IL BASSO
Lo spazio che ospita la mostra, Il Basso, conserva le caratteristiche dei tradizionali “bassi” genovesi e napoletani: ambienti al piano terra affacciati sulla strada, un tempo magazzini, botteghe o bettole, spesso privi di finestre e illuminati solo dalla porta sempre aperta. Situato a Roma ovest, a monte del quartiere INCIS tra Pisana e Aurelia, Il Basso è diventato negli anni un luogo leggendario per la sua attività di avanguardia e sperimentazione, anticipando di vent’anni gli artistrun spaces oggi tanto diffusi.
ANSELM JAPPE
Il progetto curatoriale è affidato ad Anselm Jappe, studioso della “critica del valore”, della critica ecologista e delle avanguardie artistiche, autore di saggi fondamentali su Debord e docente di Estetica all’Accademia di Belle Arti di Roma. La sua lettura rigorosa e radicale si intreccia con la poetica vulnerabile di Radini Tedeschi, dando vita a un dialogo che restituisce alla pittura la sua capacità di ferire, commuovere, dire la verità.




