ENERGIA, guerra e mercati. Caro carburanti, Marsiglia (Federpetroli Italia): «Per uscire dalla crisi delegare la pianificazione energetica all’Eni»

Ad avviso del presidente dell’associazione di categoria degli imprenditori dell’indotto dell’Oil&Gas il Gruppo industriale di Piazzale Mattei «potrebbe farsi carico di ciò che non è in grado di fare lo Stato italiano in campo energetico, alleggerendo così le condizioni createsi in una grave fase come quella attuale senza ulteriori costi», tuttavia, «nel Paese si rende anche necessaria una ristrutturazione del settore»

Roma, 24 marzo 2026 – Ad avviso di Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli Italia, una possibile soluzione per uscire dalla crisi energetica provocata dal conflitto in corso nel Medio Oriente è quella di conferire la gestione delle attività di pianificazione energetica del Paese all’Eni.

TUTTO IL POTERE A PIAZZALE MATTEI

«Si tratterebbe di un percorso che transiterebbe attraverso delle relazioni più strette con il continente africano», afferma il presidente di Federpetroli Italia, aggiungendo, però, che «si renderebbe necessario anche tornare a ricorrere alle forniture energetiche russe». È opinione di Michele Marsiglia che, allo scopo di contrastare il carovita, Eni potrebbe dunque farsi carico «di ciò che non è in grado di fare lo Stato italiano in campo energetico», alleggerendo così le condizioni createsi in una grave fase come quella attuale senza ulteriori costi. «Tuttavia – aggiunge il presidente di Federpetroli Italia -, in parallelo, nel Paese si renderebbe necessaria una ristrutturazione del settore», poiché in assenza di interventi strutturali sulla tassazione e sulla capacità di raffinazione interna, il rischio è che l’indipendenza energetica permanga un traguardo nominale, distante da concreti benefici per le tasche dei cittadini italiani».

STRATEGIE E RISTRUTTURAZIONI DI SETTORE

Mentre sui mercati si registra una flessione del prezzo del petrolio, che ritorna al di sotto dei cento dollari al barile, per bocca del suo presidente Federpetroli Italia ribadisce la necessità «di una ristrutturazione in campo energetico nel Paese», che egli indica come richiesta da almeno quindici anni. Una strategia che consentirebbe di utilizzare tutte le fonti energetiche disponibili, quindi non soltanto quelle fossili, riducendo conseguentemente la dipendenza dalle importazioni per gli approvvigionamenti. «Ogni paese deve possedere una propria capacità produttiva interna che lo ponga in una posizione di indipendenza – prosegue Marsiglia -, facendo così risparmiare i consumatori ed evitando di pregare altri Stati allo scopo di ottenere ulteriori forniture, come ha fatto di recente la Presidente del Consiglio italiana, signora Meloni». Infatti, a causa della crisi tra Russia e Ucraina l’Algeria ha incrementato il volume delle sue forniture di gas naturale all’Italia, giungendo a più di ottanta miliardi di metri cubi.

INVESTIMENTI, «GAP» INFRASTRUTTURALI E AUSPICI

«I recenti accordi con il Nord Africa fanno ben sperare – sottolinea Marsiglia  -, infatti, questi investimenti ci hanno consentito di avere già ora fasi produttive in stato di avanzamento, seppure, a fronte di buoni auspici permane comunque un gap infrastrutturale da colmare, perché c’è carenza di gasdotti che convoglino la materia prima energetica dall’Africa all’Europa. Gas e petrolio abbondano in tutto il mondo, però sussistono dei problemi di natura logistica che comportano allungamenti dei tempi, quando a volte addirittura l’impossibilità del trasporto degli idrocarburi». Il presidente di Federpetroli Italia affronta inoltre il tema relativo al conflitto in atto nel Medio Oriente e al blocco iraniano dallo Stretto di Hormuz «È un collo di bottiglia che rimane “off limits” per l’Italia, anche se il diritto internazionale marittimo non lo ha mai chiuso. Si tratta di un tratto di mare che è stato sempre aperto, chiuso però alla navigazione di petroliere e cargo di alcuni armatori o battenti alcune bandiere. Le navi iraniane continuano a transitare in direzione della Cina e verso altri mercati, ma inizia a scarseggiare la materia prima».

RIAPRIRE AGLI IDROCARBURI DI MOSCA

«Le raffinerie non possono consegnare secondo la normale programmazione perché non arrivano né greggio, né prodotti raffinati – evidenzia il presidente di Federpetroli Italia -, poi a peggiorare la situazione ci si è messo anche il fatto che il nostro paese non ha grandi capacità di raffinazione. Si pensi a Venezia, che è una bioraffineria e quindi il greggio non lì non lo si può raffinare, mentre Livorno è bloccata perché la stanno riconvertendo. La conclusione è che bisognerebbe tornare ad approvvigionarsi da Mosca: oggi acquistare greggio e gas russi abbatterebbe immediatamente i prezzi della bolletta energetica delle famiglie italiane. Federpetroli Italia è già partner dei russi in Mozambico, Libia e Congo, è soltanto la legislazione europea che ha imposto le sanzioni». Infine, per quanto concerne i prezzi, Michele Marsiglia ricorda come la federazione alla quale è al vertice abbia chiesto un tetto al prezzo del carburante e lo scorporo dell’Iva dalle accise.

CARO CARBURANTI: LA GUERRA E I PREZZI ALLA POMPA

«Non chiediamo una manovra molto forte – egli sottolinea -, ma di poter intervenire su quella che è la tassazione, poiché il costo industriale del carburante non raggiunge i settanta centesimi di euro e, su due euro di benzina alla pompa, settanta centesimi sono il guadagno complessivo dell’indotto petrolifero, mentre il resto sono accise e imposta sul valore aggiunto». In conclusione, Federpetroli Italia rimarca che, «anche avendolo chiesto, il taglio messo in atto dal decreto rappresenti già la forbice massima. Nonostante il provvedimento assunto dal Governo, dal 18 marzo a oggi i prezzi della benzina e del gasolio sono aumentati di oltre diciassette centesimi: l’abbattimento c’è stato, ma l’intervento statale si è sentito poco. Qualsiasi aiuto pubblico, anche di un solo centesimo, è certamente una cosa positiva, ma il Paese non può stravolgere la propria politica economica da un momento all’altro: queste sono situazioni di forte criticità perché nessuno le può prevedere».

Condividi: