Khartoum, 17 marzo 2026 – Nella giornata di ieri le Forze di Supporto Rapido (paramilitari sudanesi) hanno condotto una serie di operazioni coordinate nella regione del Kordofan, nel tentativo di bloccare l’accesso al nemico a una località chiave. Le FSR hanno al contempo intensificato la propria pressione offensiva nell’area prossima al confine con il Ciad, in particolare nei settori di Tina e Kernoi.
COMBATTIMENTI AL CONFINE CON IL CIAD
A venire attaccate sono state simultaneamente sia Bara (nel Kordofan settentrionale) che Dilling (in quello meridionale), roccaforti strategiche situate sulla strada che conduce a El-Obeid. La regione del Kordofan è attualmente l’epicentro del conflitto che da tre anni oppone l’esercito regolare di Khartoum alle milizie paramilitari delle FSR. Essa è luogo di raid quasi quotidianamente, azioni militari compiute mediante il ricorso a droni che fino a oggi hanno causato decine di morti, mentre centinaia di migliaia di persone rischiano la carestia.
LO STRATEGICO CONTROLLO DI EL-OBEID
El-Obeid è passata di mano diverse volte ai due belligeranti, fino alla riconquista da parte dell’esercito avvenuta all’inizio di marzo, mentre Dilling, distante duecento chilometri dalla prima, ha registrato l’apertura di tre fronti dopo che l’esercito aveva tolto l’assedio alla città in gennaio, controllata per più di un anno dalle Fsr e dalle forze di Abdelaziz al-Hilou, fazione del Movimento di Liberazione del Popolo Sudanese-Nord loro alleate. Il controllo di El-Obeid, città situata tra Bara e Dilling, garantisce la sicurezza del transito sul principale asse che pone in collegamento l’est all’ovest del Paese, dunque, le roccaforti delle RSF nel Darfur alle aree occidentali controllate dall’esercito, avvicinando pericolosamente i paramilitari alla capitale.
SUD SUDAN: ESODO DI PROFUGHI IN ETIOPIA
L’Unicef stima che dall’inizio del mese di marzo centomila persone siano fuggite dal Sud Sudan per cercare rifugio in Etiopia a seguito dell’ordine impartito dall’esercito alla popolazione civile di evacuare dalle zone militarmente controllate dall’opposizione. Questo avviene in una fase di recrudescenza dei combattimenti tra le truppe governative e i gruppi ribelli, in particolare nello Stato di Jonglei, nella regione centro orientale del Paese, teatro di scontri tra le forze fedeli al presidente Salva Kiir e le milizie fedeli al suo rivale, Riek Machar, combattimenti divampati a causa del fallimento dell’accordo di condivisione del potere che era stato raggiunto lo scorso anno.
OSTILITÀ E AGGRAVAMENTO DELLA CRISI UMANITARIA
Il 6 marzo le Forze di Difesa del Popolo del Sud Sudan avevano ordinato agli abitanti di Akobo, città occupata dalle forze dell’opposizione, di trasferirsi nei territori controllati dallo Stato o in zone considerate maggiormente sicure. L’esercito ha inoltre ordinato alla Missione delle Nazioni Unite nel Sud Sudan e alle organizzazioni non governative presenti sul territorio di abbandonarlo immediatamente a causa dell’imminenza di operazioni militari, tuttavia, la missione dell’Onu si è rifiutata di ritirarsi. Le ostilità hanno aggravato il collasso del sistema sanitario locale, già indebolito dalla corruzione: sono ventotto i centri medici e nutrizionali distrutti nel Jonglei dal mese di gennaio e ora quasi tutto dipende dagli aiuti internazionali, che finanziano circa l’80% delle cure prestate. L’Onu ha reso noto che un quarto dei bambini di età al di sotto dei cinque anni che sono fuggiti dalle proprie case soffre di malnutrizione.



