Londra, 9 marzo 2026 – L’aumento dei prezzi delle materie prime energetiche (mpe) causato dalla guerra si sta ripercuotendo sulle economie africane, con i connessi sempre maggiori timori relativi a un’accelerazione del tasso di inflazione e di un’ulteriore pressione sulle valute degli Stati del continente. Infatti, l’Africa importa la maggior parte dei prodotti petroliferi che consuma, con conseguenti vulnerabilità connesse ai rischi di interruzioni delle forniture di idrocarburi. Gli analisti contemplano la possibilità che, come sovente si verifica sui mercati globali, a fronte di un indebolimento delle valute africane gli investitori si indirizzino verso asset rifugio quali il dollaro statunitense, con il conseguente impatto dell’incremento dei prezzi sulle economie dipendenti dalle importazioni come quelle del Kenya e del Ghana.
DINAMICHE SUI MERCATI GLOBALI
Essi fanno riferimento al precedente dell’invasione militare russa dell’Ucraina del 2022, quando l’impennata del prezzo del greggio, unita al deprezzamento delle valute nell’arco di sei mesi condusse a un aumento di oltre il 25% dei prezzi del carburante per i trasporti in Sudafrica. Sempre ad avviso degli analisti, l’impatto dell’aumento dei prezzi non sarà omogeneo in tutta l’africa, poiché in Kenya e Uganda si ritiene che le forniture di mpe permangano stabili, mentre nel caso di Nigeria e Ghana, nonostante siano paesi esportatori di petrolio importano la maggior parte dei loro prodotti raffinati, quindi vedranno limitati i potenziali benefici derivanti da un incremento dei prezzi energetici a livello globale. In ogni caso, con i prezzi delle mpe elevati alcuni importanti esportatori africani potrebbero trarre egualmente vantaggi. Si pensi alla Nigeria, che oggi esporta 1,5 milioni di barili di greggio al giorno, che beneficerebbe di un prezzo al barile incluso nella forbice tra 64 e 66 dollari. Allo stato attuale, con i prezzi al barile attestatisi oltre i cento dollari le casse di paesi come l’Angola, l’Algeria e la Libia registrano un incremento delle entrate.
INFLAZIONE E RISERVE VALUTARIE
Viene però sottolineato come un serio problema risieda nell’aumento del costo della vita per la maggior parte degli africani, un effetto che dovrebbe verificarsi nell’immediato a causa del trasporto su strada della maggior parte dei prodotti alimentari, oltreché degli altri prodotti commercializzati, generato dall’aumento dei prezzi del carburante per autotrazione, che alimenta rapidamente l’inflazione riducendo così il potere d’acquisto delle famiglie. Se per il momento l’impatto negativo degli effetti economici della guerra permane ancora limitato ad alcuni paesi africani, va tuttavia rilevato che con ogni probabilità l’impennata dei prezzi energetici nei prossimi mesi alimenterà gradualmente il tasso di inflazione. Dunque, alcuni Stati africani che partecipano ai programmi del Fondo monetario internazionale evidenzieranno ulteriormente le loro vulnerabilità rischiando una sensibile riduzione, se non l’esaurimento delle loro riserve valutarie.



