Pordenone, 6 marzo 2026 – Hanno preso avvio le celebrazioni in occasione del cinquantesimo anniversario del devastante terremoto che colpì il Friuli nel 1976. L’Orcolat è il titolo di un documentario che trae ispirazione da uno dei tanti miti di quella terra, quello del gigante dormiente sotto i monti della Carnia. L’opera è stata recentemente presentata al Cinemazero di Pordenone nel quadro del progetto Pordenone Docs Festival, dove il 28 febbraio scorso l’avvocato Gianluca Ruotolo, responsabile Cultura del Fogolâr Furlan di Roma, ha intervistato il regista dell’opera, Federico Savonitto. Documentario che verrà proiettato nelle sale in tutta Italia a partire dal 2 marzo.

L’ORCOLAT
Secondo una leggenda, i terremoti vengono causati dall’Orcolat, gigante dormiente sotto il monte San Simeone, luogo che nel 1976 fu epicentro del sisma. Egli, quando si sveglia, con i sui passi genera un fortissimo tremore del suolo che fa crollare le case e travolge quindi le esistenze degli esseri umani. Il documentario di Savonitto raccoglie spezzoni di alcuni filmati d’epoca che restituiscono la dimensione di una grande tragedia. Essi vengono efficacemente intervallati da una serie di testimonianze di friulani illustri, in particolare del mondo dello sport e della cultura. Tra di loro Bruno Pizzul, recentemente scomparso, Dino Zoff e Fabio Capello, oltre alla campionessa Manuela di Centa. Pizzul, narratore omerico, è la voce di questa odissea del popolo friulano.
TERREMOTI, MITI E SOPRAVVIVENZA
Inoltre, si segnala di interesse anche il contributo reso dal giornalista e saggista triestino Paolo Rumiz, autore di “Una voce dal profondo”, testo che tratta dei terremoti nel quale si rammenta che esiste una crepa che squarcia l’Italia dalla Sicilia al Friuli. Egli fornisce una lettura del fenomeno tra il geologico e lo psicologico, sottolineando come questi fenomeni che hanno luogo nelle viscere della Terra sprigionano un’enorme forza, tanto da avere reso possibile la creazione delle montagne. Ad avviso di Rumiz, le grotte alpine e le cavità carsiche rappresentano un simbolo del «femminile che fa nascere e dà la vita», ma al tempo stesso «tomba o ultima dimora» in cui un’esistenza finisce, rientrando appunto nelle viscere della terra.
VALIDITÀ DEL «MODELLO FRIULI»
Tra i temi affrontati nel documentario di Savonitto vi è anche quello relativo alla vita nelle tendopoli, che egli definisce «scuola di disciplina e democrazia», oltreché lo shock ingenerato nella gente dall’altra terribile scossa, quella verificatasi nel settembre del 1976, che a molti sembrò annichilire le speranze, per venire però superata con grande coraggio. Ricordati altresì l’opera del commissario straordinario Giuseppe Zamberletti, ritenuto il padre della Protezione civile italiana e, parallelamente, la validità del cosiddetto «modello Friuli», che grazie alla partecipazione attiva delle comunità locali e il coordinamento della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, divenne un esempio. Infine, la testimonianza resa dalla scrittrice tedesca Ester Kinski, autrice de “Il rombo”, romanzo ispirato dal terremoto del Friuli, Premio Kleist e candidato al Deutscher Buchpreis, nonché al Premio Strega Europeo nel 2023.


