Roma, 4 marzo 2026; a cura di Alfio Alfij – Quale futuro per l’editoria in Italia e quale futuro per i giornalisti, dipendenti e non, che in questi giorni sono mobilitati e pianificano nuove giornate di sciopero? Lo abbiamo chiesto a Vincenzo Campo esponente dell’Associazione Stampa Romana – FNSI, che in rappresentanza dei professionisti autonomi si batte da anni per un’informazione di qualità, libera indipendente e trasparente. Nell’intervista che ha concesso a insidertrend.it egli ha inteso ribadire come ormai non si possa più soltanto parlare di «mera questione salariale», una situazione che la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Dipartimento Informazione ed Editoria dovrebbero riconoscerlo, «ma – sottolinea Campo – siamo di fronte a palesi violazioni delle leggi da parte degli editori in materia di lavoro autonomo».

Vincenzo Campo
PROPOSTA IRRICEVIBILE
«È infatti irricevibile la proposta degli editori – sostiene l’esponente dell’Associazione Stampa Romana -, che pur essendo nel 2026 guarda in toto al passato, sia come articolazione logica sia come parametri economici, ed esprime palesemente la volontà di far saltare i lavori sull’equo compenso al tavolo istituito presso il Dipartimento Informazione ed Editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, dove Ordine dei Giornalisti, Federazione Nazionale Stampa Italiana e lo stesso esecutivo non possono che prendere atto dell’incapacità negoziale delle parti datoriali, stante la mancanza di alcuna seria proposta circa piani industriali chiari e relativa necessaria trasparenza nei rapporti di lavoro, sia dipendente sia non dipendente. Questo atteggiamento degli editori rende da un lato, nei fatti, contemporaneamente inadempiente il governo verso un’intera categoria di professionisti e dall’altro gli stessi capitani delle imprese editoriali cercano solo di drenare risorse pubbliche a spese degli italiani».
EQUO COMPENSO
Perché si è inceppato il tavolo sull’equo compenso con il Governo? Come mai la Presidente del Consiglio ancora oggi, nonostante gli annunci fatti ormai da alcuni anni, non ha provveduto a varare una legge in materia?
«A dire il vero la Commissione potrà di certo riconvocarsi essendo prevista per legge e avendo funzioni specifiche, al di là di passare la palla al Ministero della Giustizia. Sulla legge Meloni c’è poco da commentare vista la scelta di lasciarla in stand bye per i giornalisti. La verità è che presentare oggi una proposta peggiorativa rispetto a quella del 2014, nonostante vi siano state bocciature nemmeno troppo recenti da parte da quella del Tar e del Consiglio di Stato, significa per gli editori e per i loro rappresentanti continuare a violare palesemente da più di dieci anni le leggi dello Stato, ponendo il Governo sullo stesso piano. Oggi è impensabile, in uno stato di diritto che difenda l’indipendenza e il pluralismo dell’informazione, non rispettare la legge sull’equo compenso e le norme che tutelano i giornalisti freelance, garantendo che i loro compensi non siano inferiori a soglie minime dignitose».
L’AGORITMOCRAZIA DELLE BIG TECH
Lei sostiene che il sistema dell’informazione, così come quello dell’editoria, vada riconcepito allo scopo di metterlo al passo con i tempi dell’intelligenza artificiale e dei motori di ricerca…
«In questo paese in giornalisti non possono più subire l’algoritmocrazia voluta dalle Big Tech o la scarsa trasparenza imposta da alcuni editori rispetto a vendite di quotidiani e società editoriali, e al riguardo si rifletta sui casi recenti dei quotidiani del gruppo GEDI. Il mondo è cambiato e gli editori che da anni non rinnovano il contratto nazionale di lavoro Fieg Fnsi dovrebbero saperlo. Viviamo, purtroppo, il grande paradosso di una società che da un lato consuma voracemente informazione, mentre dall’altro vede editori grandi e piccoli bruciare chi produce informazione di qualità, rendendo i giornalisti e i lavoratori del sistema dell’informazione, sia nel privato che nel pubblico, sempre più poveri e privati di tutele. Una dinamica e un risultato esattamente opposti rispetto a quelli garantiti per i professionisti iscritti ad altri ordini professionali, che invece hanno tutele e welfare garantito».
PARADOSSI
«Si tratta di un paradosso nel paradosso, poiché a tali soggetti imprenditoriali non viene applicata pressoché nessuna seria sanzione “automatica”, se non in sporadici casi e, comunque, in misura tale da non costituire né un vero deterrente alla reiterazione di eventuali illeciti amministrativi fraudolenti e neppure alcuna garanzia per i lavoratori, sulle spalle dei quali, come riscontriamo ormai da troppi anni, viene scaricata qualsivoglia conseguenza o taglio come se fossero mere variabili finanziarie. Gli editori continuano infatti a ricevere sussidi dallo Stato ogni anno, oltre a chiedere mancette pubbliche per risanare i loro bilanci, per non parlare delle decontribuzioni ingiustificate al Ministero dell’Economia e delle Finanze, senza però riuscire a immaginare un futuro innovativo e al passo con i tempi per l’intera filiera dell’informazione. Soprattutto per tutti chi vi lavora, siano essi dipendenti, collaboratori coordinati e continuativi, lavoratori autonomi o partite Iva».
ASPETTATIVE DELLA CATEGORIA
A questo punto cosa vi aspettate?
«Oltre a nuovi contratti rivisti con parametri salariali aggiornati per giornalisti dipendenti e non, al passo con i tempi. Siamo perfettamente consapevoli che solo il rispetto della Legge 233/2012 per gli autonomi e l’applicazione di compensi equi potrà garantire una concreta quanto seria rivoluzione nell’organizzazione delle imprese editoriali italiane in futuro. Ciò sarà possibile solo definendo garanzie di nuovi livelli occupazionali e salariali, sia per le aziende editoriali sotto i quindici dipendenti sia per i grandi gruppi. Oggi è necessario garantire lo sviluppo di un settore fondamentale e sano per la nostra democrazia che al contempo possa essere capace di riformarsi e trasformarsi grazie a un’alleanza tra editori e la categoria dei giornalisti, al fine di migliorare la qualità dell’informazione nel nostro paese con benefici per tutti i cittadini».
FREE LANCE INVIATI IN AREE DI CRISI
Come ritenete la recente apertura del Governo ai reporter che svolgono la loro attività in luoghi a rischio in zone di crisi all’estero?
«Bene, dopo moltissime morti di colleghi in aree di guerra le richieste congiunte dell’Ordine dei Giornalisti e del sindacato Fnsi si sono focalizzate su quei giornalisti freelance e quei professionisti che operano in aree a rischio con nuovi obblighi a carico degli editori per poter mettere in sicurezza i colleghi e consentire al contempo agli editori di accedere ai finanziamenti. Ringraziamo Barachini e il Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale per aver tenuto ferma la barra su questa misura sperimentale, che se applicata nel 2026 potrà dare buoni risultati. È un primo passo significativo per una parte dei giornalisti italiani e dei reporter freelance».


