ARTE, esposizioni. Roma, Museo Storico della Fanteria: L’ultimo Matisse, morfologie di carta

Il ritmo del colore e la rivoluzione del ritaglio, un viaggio nel vocabolario visivo del maestro francese che avrà luogo a partire dal 28 febbraio. Le opere in mostra renderanno possibile un approfondimento dell’ultima fase della produzione artistica di Henri Matisse, concentrando particolare attenzione sulle sue sperimentazioni effettuate sulla carta e sulle innovative morfologie che caratterizzano il lavoro degli ultimi suoi anni

Roma, 23 febbraio 2026 – Attraverso un percorso in oltre cento opere provenienti da collezioni private, che celebra la straordinaria «seconda vita» di uno dei padri dell’arte moderna, dal 28 febbraio al 28 giugno presso il Museo Storico della Fanteria di Roma sarà aperta al pubblico la mostra “L’ultimo Matisse – Morfologie di carta”, esposizione realizzata da Navigare Srl e curata da Vittoria Mainoldi.

L’ESPOSIZIONE AL MUSEO DELLA FANTERIA DI ROMA

Essa è stata concentrata sulla produzione finale e più intensa di Henri Matisse (1869 -1954), un periodo di sfolgorante creatività in cui l’artista, nonostante la fragilità fisica, riuscì a “disegnare nel colore”, rivoluzionando i codici della rappresentazione visiva. Costretto da un tumore alla mobilità ridotta, Matisse trasforma il limite in libertà, sostituendo il pennello con le forbici e la tela con il dinamismo della carta. La mostra si articola in quattro sezioni tematiche che ripercorrono questa metamorfosi espressiva del maestro, a partire dagli anni Quaranta, dopo il distacco dall’avanguardia Fauvista di inizio secolo e successive esperienze artistiche. La prima sezione, Verve, dedicata alla rivista d’arte diretta da Tériade, documenta il sodalizio tra Matisse e l’editoria d’avanguardia. Dipingendo a guazzo fogli di carta poi ritagliati e ricomposti, dà vita ai celebri cut-outs (in francese papiers découpés) destinati a segnare una svolta decisiva nella storia dell’arte del Novecento e nella grafica.

PAPIERS DÉCOUPÉS

Tra le quarantaquattro litografie a colori e disegni in bianco e nero esposti, spiccano alcune delle sue opere più celebri: La Tristesse du Roi, La Gerbe, La Negresse e Bleu Nu. Libri d’artista e libri illustrati è il titolo della seconda sezione espositiva, in cui il disegno dialoga con la letteratura. La sezione è allestita con ventiquattro disegni su carta velina in tiratura unica limitata (Tériade ed., 1963) realizzati da Matisse per il saggio poetico Une fête en Cimmérie di Georges Duthuit, e per il romanzo epistolare Lettres Portugaises. Qui Matisse esplora il volto umano. Con una linea continua, riesce a evocare volumi e stati d’animo nei volti del popolo Inuit ritratti per il libro di Duthuit, senza mai staccare la penna dal foglio bianco, che da spazio vuoto diventa spazio integrante della composizione. Nelle Lettere Portoghesi il tratto si fa ancora più intimo e psicologico, riflettendo l’intensità emotiva delle celebri lettere d’amore e abbandono.

LA SERIE JAZZ

Il fulcro dell’innovazione tecnica è rappresentato dalla serie Jazz protagonista della terza sezione. Sullo sfondo della Seconda guerra mondiale, in sedia a rotelle nel suo rifugio di Vence nel Sud della Francia, tra il 1943 e il 1944 Matisse realizzaò le venti tavole litografiche del libro Jazz (Ed. Teriade, 1947). Inizialmente intitolato Le Cirque (Il Circo), poiché molti soggetti ritraggono acrobati e clown, Matisse scelse poi Jazz per richiamare l’affinità tra le sue forme colorate e le improvvisazioni ritmiche tipiche di quel genere musicale. Questa opera segna il passaggio definitivo ai ritagli di carta, con colori puri e vibranti, forme piatte ed essenziali che si uniscono a testi manoscritti a pennello, in una vitalità dell’arte e del colore contrapposta all’orrore della guerra. Particolarmente significative, in questo senso, sono le litografie Le Destin, Plate XVI; Icarus, Plate VIII; e Le Coeur, Plate VII.

MATISSE E IL DISEGNO

Il circuito espositivo si conclude con le venticinque litografie della sezione Il disegno. Il disegno è per Matisse opera compiuta e lo accompagna per tutta la vita, come pratica centrale e autonoma: non una semplice fase preparatoria, ma un mezzo per osservare e definire le forme. Negli ultimi anni, l’artista porta questa ricerca all’estremo con grandi disegni a carboncino, raggiungendo una libertà gestuale totale. La serie dei nudi femminili degli anni Quaranta rappresenta il culmine di questa evoluzione: poche linee sicure definiscono il corpo, sfiorando l’astrazione.

La mostra al Museo Storico della Fanteria è frutto di un’iniziativa culturale intrapresa dal Ministero della Difesa (Difesa Servizi), essa riceve il patrocinio della Regione Lazio e dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale.

Orari di apertura al pubblico: dal lunedì al venerdì dalle ore 09:30 alle ore 19:30; sabato, domenica e giorni festivi dalle ore 09:30 alle ore 20:30.

www.navigaresrl.com

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