Astana, 20 febbraio 2026; a cura di Kassym-Jomart Tokayev, Presidente della Repubblica del Kazakistan, https://nationalinterest.org/feature/kazakhstan-us-partnership – Il mondo fa il suo ingresso in un’era nella quale la stabilità è divenuta una delle risorse strategiche più rare, poiché i conflitti si moltiplicano, la rivalità geopolitica si acuisce e le istituzioni internazionali sono messe sempre più a dura prova da stallo, polarizzazione e calo della fiducia delle opinioni pubbliche.
GLOBALISMO IN CRISI
Per decenni la politica globale è stata plasmata da una versione del globalismo che non era intrinsecamente imperfetta, in quanto la sua ambizione dichiarata, quella di edificare un ordine internazionale interconnesso e inclusivo, appariva almeno sulla carta razionale e costruttiva. Tuttavia, col passare del tempo questo concetto si è distorto, evolvendosi in un modello basato su eccessivi presupposti ideologici, quali quelli dell’inclusione in assenza responsabilità, della libertà senza limiti e della superiorità morale (o eccezionalismo) in contrasto con le opinioni nutrite nelle delle società sovrane, dai politici pragmatici e da coloro i quali si lasciavano guidare dal buon senso. Conseguentemente, il globalismo ha gradualmente perso legittimità agli occhi di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Non si tratta di un evento casuale, poiché affonda le proprie radici nell’emersione di una palese corruzione che ha assunto proporzioni impressionanti, fenomeno radicato nelle istituzioni pubbliche, nelle strutture internazionali e nei sistemi politici degli stati più importanti. Il coinvolgimento di note personalità politiche negli intrighi non ha fatto che aggravare la percezione, di per sé già critica, relativa ai governi associati alle agende ideologiche di sinistra.

REALISMO E PRAGMATISMO
L’attuale contesto internazionale riflette una crescente richiesta di pragmatismo e realismo. Questo cambiamento è stato chiaramente visibile a Monaco, dove alcune delle idee più convincenti espresse dai leader occidentali hanno confermato una semplice verità: quella che gli interessi nazionali non possono venire ignorati e la sovranità non può essere trattata alla stregua di un inconveniente, poiché la stabilità non si può edificare su dogmi di natura ideologica». Il mondo non si sta allontanando dalla cooperazione, si sta allontanando dall’illusione e la nuova dottrina emergente è chiara: esso dovrà basarsi sullo stato di diritto, sulla responsabilità, su impegni prevedibili e sul rispetto dell’identità culturale oltreché nazionale. Questo non è isolazionismo, bensì maturità politica. In nessun ambito il fallimento del vecchio modello risulta più evidente che nella risoluzione dei conflitti. Infatti, per troppo tempo la comunità internazionale si è affidata a un ciclo infinito di negoziati, dichiarazioni e conferenze che hanno portato al risultato di nulla di più di affermazioni simboliche, ma gli accordi senza risultati significano diplomazia senza risultati e processi di pace senza pace.
UN APPROCCIO CHE IL MONDO NON PUÒ PIÙ PERMETTERSI
Ma oggi il mondo non può più permettersi questo genere di approccio ed ecco perché l’istituzione del Board of Peace su iniziativa del Presidente statunitense Donald Trump, con il dovuto sostegno delle Nazioni Unite, rappresenta un significativo passo in avanti. Non si tratta semplicemente di un altro forum concepito allo scopo di pervenire a discussioni infinite, ma di un’iniziativa concreta volta a produrre risultati, in particolare a Gaza e in Medio Oriente. Ciò che la rende fondamentalmente diversa è la logica che risiede alla sua base, l’approccio davvero innovativo proposto dalla Casa Bianca, che anziché ripetere formule politiche ormai esaurite, ha delineato un quadro chiaro e diretto: il raggiungimento della pace attraverso lo sviluppo economico sostenibile. In altre parole, la pace non viene utilizzata come uno slogan ma diviene un progetto infrastrutturale, che contempli investimenti in grado di generare posti di lavoro e un futuro che renda irrazionali nuove guerre. Per la sua novità e ambizione, l’iniziativa merita dunque il rispetto e l’attenzione a livello internazionale. In Kazakistan l’atteggiamento positivo nei confronti dei principi politici associati alla strategia del presidente Trump viene ampiamente riscontrato ai diversi livelli della discussione pubblica e tra gli esperti della materia, che affrontano i temi relativi al buon senso, alla protezione dei valori tradizionali, alla difesa degli interessi nazionali e alla determinazione a porre fine ai conflitti, piuttosto che prolungarli.

IL KAZAKISTAN NEL BOARD OF PEACE
Questi principi riflettono quello che la maggior parte delle società richiede istintivamente, cioè sicurezza, stabilità e dignità. Il sostegno del Kazakistan a questa dinamica non è affatto retorico, ma pratico. Ecco perché abbiamo deciso di entrare a far parte del Board of Peace e di sostenerlo con azioni concrete. Si tratta della logica prosecuzione della decisione di aderire agli Accordi di Abramo, quindi non un mero gesto diplomatico, bensì una scelta di respiro strategico. Il Kazakistan ha sempre mantenuto un approccio equilibrato e costruttivo: abbiamo solidi rapporti con Israele, sostenendo costantemente il popolo palestinese e la soluzione dei due Stati quale unica base sostenibile che conduca alla pace. La nostra decisione fonda altresì sull’interesse nazionale, al fine di rafforzare la cooperazione economica, attrarre investimenti e trasferire tecnologie avanzate. Più in generale, auspichiamo che essa contribuisca ad ampliare il dialogo tra il mondo musulmano ed ebraico, e tutti questi passaggi rendono la nostra partnership con gli Stati Uniti d’America più forte che mai. Astana e Washington hanno costruito una partnership multiforme basata sul rispetto e sulla comprensione reciproci. Le aziende americane sono da tempo tra i maggiori investitori del Kazakistan, in particolare nel settore energetico.
COOPERAZIONE SEMPRE PIÙ STRETTA CON WASHINGTON
Oggi questa cooperazione conosce un’espansione in nuove aree, tra le quali quelle dei minerali critici, delle infrastrutture digitali, della produzione avanzata, della logistica e dell’innovazione. Tra i nostri progetti più recenti vi è quello relativo a uno dei più grandi giacimenti di tungsteno al mondo, sviluppato in Kazakistan grazie alla collaborazione con American Cove Capital. Forti di questo slancio, non vediamo l’ora di collaborare con i nostri partner statunitensi per il bene dei nostri popoli. Negli ultimi anni, abbiamo perseguito una strategia di modernizzazione, diversificazione e integrazione nei mercati globali, lo abbiamo fatto rafforzando gli investimenti, migliorando le cornici normative di riferimento e ampliando la connettività nell’intera regione. Il risultato è stato un incremento del prodotto interno lordo pro capite kazako, che ha raggiunto i quindicimila dollari, consolidando ulteriormente la posizione del Paese quale maggiore economia dell’Asia centrale. La nostra ambizione è chiara: divenire un importante corridoio di transito e logistica che colleghi l’Asia all’Europa, sviluppando contestualmente un’economia moderna fondata sulla tecnologia, l’innovazione e il capitale umano.

STRATEGIA E RIFORME ISTITUZIONALI AD ASTANA
Al riguardo, va considerato che i nostri sforzi nella trasformazione digitale, nella modernizzazione del settore pubblico e nell’adozione di nuove tecnologie, tra cui l’intelligenza artificiale, non sono aspirazioni astratte, perché sono parte della strategia nazionale tesa alla competitività dello Stato, indefettibile nell’affrontare le sfide attuali. Allo stesso tempo, il progresso economico risulta frutto di profonde riforme istituzionali. In un contesto di turbolenza e incertezza globale il Kazakistan attraversa uno dei periodi di trasformazione maggiormente significativi della sua storia moderna. Stiamo superando un modello iper presidenziale, è il transito al sistema di governance basato su un più adeguato bilanciamento dei poteri, una dinamica guidata dal principio «presidente forte, parlamento influente e governo responsabile». Questo programma di modernizzazione raggiungerà presto una tappa importante: il Kazakistan si sta preparando a indire un referendum nazionale su una nuova costituzione, concepita ai fini del rafforzamento delle istituzioni pubbliche e all’incremento delle responsabilità, che garantisca una governance più sostenibile e resiliente nel futuro. Nell’attuale contesto internazionale la credibilità non viene definita dalla retorica, ma dalla coerenza e dalla responsabilità. I Paesi che rispettano i propri impegni, agiscono in modo trasparente e perseguono una cooperazione concreta sono quelli che costruiscono una fiducia duratura. Il Kazakistan è fermamente impegnato a permanere un partner affidabile e onesto, che conferisce priorità alla stabilità, rispetta gli obblighi internazionali e ottiene risultati tangibili.



