Lo sguardo imperscrutabile e obliquo di Jude Law nei panni di Putin. Quello apparentemente ingenuo di Paul Dano, il consigliere Baranov, ovvero l’immaginario mago del Cremlino. L’espediente del romanzo a chiave di Giuliano da Empoli per raccontare le origini di Putin. Una biografia non autorizzata e un apologo del potere. Un thriller politico e una cronistoria della Russia: da Gorbaciov – nel film solo evocato – ai giorni nostri. La Russia “rivoluzionaria” attraversata dalle avanguardie artistiche dal destino segnato. Come il futurismo russo, complice della Rivoluzione di ottobre dei “Soviet più elettrificazione” del motto leniniano, fu fatalmente vanificato da Stalin e dai suicidi eccellenti di Majakvoskij e soci, in nome del ritorno all’ordine. Come l’eretico Zamjatin, citato più volte, per via del suo romanzo distopico Noi, scritto negli anni ’20 del secolo scorso, ma pubblicato in Unione Sovietica solo nel 1988, nella fugace era gorbacioviana della glasnost.
L’ESEGESI DELLA MADRE PATRIA
L’esegesi della Rodina, la “madre Patria”, l’Heimat dei russi, che s’incarna in un uomo spregiudicato che da direttore dell’FSB, già KGB, sfugge di mano ai suoi apprendisti stregoni, per farsi “principe” e primo artefice del caos contemporaneo. L’essenza del film di Olivier Assayas sta tutto qui. Nel mito della Russia imperiale ed eterna, quella che si muove nel solco e nella tradizione del “piccolo padre” che sia zarista, stalinista o putinista, poco importa. Se c’è un’ideologia a fare da fil rouge, è quella del cinismo e/o del nichilismo. E chi, meglio di un ex produttore televisivo può adoperarsi a montare e smontare la realtà, facendosi consigliori del boss. Gli basterà ispirarsi al principe Tancredi Falconeri: «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi».
UN APOLOGO SUL POTERE
Come fosse il regista di una pìece d’avanguardia, egli si colloca al di là del bene e del male. Al punto da sentirsi dire dalla sua compagna: “Sei diventato cinico, hai raggiunto il limite della tua intelligenza». Un apologo cinematografico sul potere che è lo stesso del Macbeth shakesperiano o del monologo del colonnello Kurtz in Apocalypse Now: «L’orrore ha un volto. E bisogna farselo amico, l’orrore. L’orrore e il terrore morale sono i tuoi amici». Il film non è agiografico e quasi documentario. Rappresenta il nuovo autoritarismo manipolatorio in maniera didattica. Obbliga lo spettatore ad interrogarsi su chi è davvero Putin e come il suo agire costituisca il paradigma della contemporaneità politica. Viviamo in questi tempi difficili e forse, senza Putin, Trump non esisterebbe. Come afferma Borisov, davanti al nuovo zar del Cremlino: «Il kitsch è l’unico linguaggio che abbiamo».

