Nel 2024, Donald Trump non ha solamente vinto per la seconda volta le elezioni presidenziali. Ha conquistato tutti i sette stati indecisi. Ha conquistato il voto popolare. Ha fatto del Partito Repubblicano il suo partito, facendolo vincere in entrambe le camere del Congresso. Quale “lezione” ha tratto da tutto questo, il Partito Democratico?
I DEM SVOLTANO A SINISTRA
La svolta a sinistra, con la candidatura “fuori programma” di Kamala Harris, è apparsa come una investitura di vertice e non è stata apprezzata dagli elettori. La promozione dei diritti transgender, della cultura woke e la richiesta del taglio dei fondi alla polizia, hanno allontanato molti elettori che non si sono riconosciuti nelle issues del Partito Democratico.
Una tendenza che aveva cominciato a manifestarsi alle presidenziali del 2016, le prime vinte da Trump grazie al voto dei “miserabili”, secondo l’offensiva affermazione snob di Hillary Clinton. Poi grazie agli impulsi “socialisti” di Bernie Sanders e Alexandra Ocasio-Cortez che hanno contribuito a spostare ancora più a sinistra il Partito Democratico.
QUATTRO ANNI DI PASSIONE
Tra il 2020 e il 2024, i democratici sono indietro rispetto ai repubblicani in tutti i 30 stati che mantengono registri di registrazione degli elettori per partito politico, con il partito dell’elefantino che in questo quadriennio ha raggiunto un totale netto di 4,5 milioni di elettori iscritti. Molti dei quali sono elettori che ritengono che l’attuale Partito Democratico non li rappresenti più.
Oggi, sempre più persone credono che il Partito Repubblicano rappresenti al meglio gli interessi dei meno abbienti e della classe operaia, mentre il Partito Democratico viene visto come il partito delle élite ricche, percepito come un insieme di fazioni miopi e ipersensibili, distanti dal mondo reale e preoccupate solo di assecondare piccoli gruppi identitari.
L’ILLUSIONE MAMDANI A NYC
Nel quadriennio trascorso, la migrazione degli elettori a basso reddito e senza istruzione universitaria verso il Partito Repubblicano ha subito un’accelerazione: molti afroamericani e latinoamericani si sono uniti alla coalizione trumpiana. Eppure, nonostante questi dati oggettivi, una componente del Partito Democratico si è convinta che l’estremismo paghi elettoralmente.
I vertici del Partito Democratico preferiscono cullarsi nell’illusione che la vittoria di Zohran Mamdani nella corsa a sindaco di NYC, in una città di consolidate e forti tradizioni democratiche, assai diversa dal resto del paese, possa diventare il viatico per vincere sfruttando la polarizzazione in atto nell’elettorato. Sottovalutando quanto è avvenuto in altre consultazioni.
L’ESEMPIO DI VIRGINIA E NEW JERSEY
Partendo dagli esiti del voto del novembre scorso, i Democratici dovrebbero guardare piuttosto allle elezioni di Virginia e New Jersey, dove i loro candidati a governatore hanno ottenuto ampie vittorie concentrandosi sulle questioni economiche, evitando accuratamente la retorica woke e abbracciando soluzioni securitarie su criminalità e immigrazione.
Sebbene entrambe, Abigail Spanberger in Virginia e Mikie Sherrill nel New Jersey, fossero le favorite della vigilia, i larghi margini delle loro vittorie, insieme ad altre performance superiori alla media del Partito Democratico in tutto il paese, sono un segnale di speranza per le elezioni di mezzo termine del 2026, tappa intermedia verso le presidenziali.
Negli Stati Uniti ci sono due partiti politici e quello Democratico, nonostante i suoi errori, è uno di questi. Il sistema bipartitico garantisce alternanza quando il programma di uno dei due va ad incrociare gli interessi della maggioranza dei cittadini. La domanda è: riuscirà il Partito Democratico a far convivere le sue due anime di lotta e di governo?



