Oslo, 11 febbraio 2026 – Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) Mahmoud Abbas ha invocato una «risposta ferma» da parte degli Stati Uniti d’America e della comunità internazionale al piano israeliano di rinforzo del controllo sulla Cisgiordania. Nel corso della sua visita ufficiale nella capitale norvegese, l’anziano leader palestinese ha reso noto di avere discusso della questione con il primo ministro del Paese scandinavo Jonas Gahr Store, unitamente al problema della violenze dei coloni israeliani e del congelamento da parte dello Stato ebraico di quattro miliardi di dollari «destinati al popolo palestinese».
ABBAS SI APPELLA A TRUMP
«Queste gravi violazioni – ha dichiarato Mahmoud Abbas alla stampa – richiedono una risposta ferma da parte dell’amministrazione statunitense e della comunità internazionale, perché ostacolano gli sforzi del presidente americano e costituiscono una violazione del diritto internazionale. Il leader palestinese è intervenuto mentre Donald Trump a Washington incontrava a porte chiuse il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, un colloquio durato tre ore definito dalla Casa Bianca «molto positivo», dal quale però «non sono state assunte decisioni importanti». In agenda anche il tema della situazione nella striscia di Gaza e del tentativo americano di consolidare l’accordo di cessate il fuoco e l’attuazione del Piano in venti punti per pervenire alla fine della guerra e ricostruire il Territorio palestinesi dopo il disarmo di Hamas e il graduale ritiro dei militari israeliani.
IL PIANO PER LA CISGIORDANIA DEL GOVERNO NETANYAHU
Domenica scorsa il gabinetto di sicurezza israeliano aveva approvato una serie di misure per l’espansione del controllo sulle aree amministrate dall’Anp sulla base agli Accordi di Oslo in vigore dagli anni Novanta. Si tratta di un provvedimento che consentirebbe, tra l’altro, agli ebrei israeliani di acquistare direttamente terreni in Cisgiordania, mentre le autorità dello Stato ebraico amministrerebbero determinati siti religiosi anche in zone sotto il controllo dell’Anp. Se si eccettua il territorio di Gerusalemme Est, annessa da Israele, più di mezzo milione di cittadini israeliani attualmente vivono in insediamenti e avamposti in Cisgiordania, a fronte della presenza di tre milioni di arabo palestinesi. Al riguardo, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Turk ha manifestato la propria contrarietà al piano israeliano, definendolo «un passo avanti verso il consolidamento dell’annessione illegale» attraverso gli insediamenti.
DEMOLIZIONI DI CASE PALESTINESI E AZIONI DEI COLONI
Egli ha aggiunto che tali misure «vengono adottate in un contesto più ampio di crescenti attacchi da parte di coloni e forze di sicurezza israeliane contro i palestinesi della Cisgiordania, oltre a una serie di trasferimenti forzati, sfratti, demolizioni di case, accaparramenti di terre e restrizioni alla circolazione», concludendo che si sarebbe di fronte «a rapidi passi per cambiare in modo permanente la demografia del territorio palestinese occupato, spogliando la sua popolazione delle sue terre e costringendola ad andarsene». Intanto, a Duyuk al-Tahta, località sita nei pressi di Gerico, i coloni israeliani hanno demolito una quindicina di abitazioni di palestinesi costringendo alla fuga le famiglie che le abitavano. Gli edifici demoliti insistevano su sedimi dell’Area C, che sulla base di quanto statuito dagli Accordi di Oslo firmati ricade sotto il pieno controllo delle autorità dello Stato ebraico.



