USA, migrazioni e voto. La socio-demografia sta ridisegnando la mappa politica della nazione

I recenti dati sulla migrazione interna sottolineano come l'aumento della popolazione, la crescita economica e il potere politico si stiano spostando verso le roccaforti repubblicane.

Le proiezioni socio-demografiche statunitensi mostrano un flusso migratorio interno che sta portando molti residenti ad allontanarsi dagli stati governati dal partito democratico (blu) in direzione di quelli repubblicani (rossi), spostando voti elettorali e numero di rappresentanti alla Camera, conferendo maggior potere politico e, in prospettiva, risorse economiche.

GLI STATI ROSSI CRESCONO A SCAPITO DEI BLU

Sette dei primi dieci stati con il maggior numero di immigrati interni all’Unione: Texas, Carolina del Sud, Tennessee e Georgia, fanno parte dei 23 “trifectas” in cui il partito repubblicano esprime il governatore ed è maggioritario nelle due camere. Mentre in altri tre: Nord Carolina, Arizona e Nevada, i rep condividono il governo statale. Al contrario, nove dei dieci stati che hanno perso più residenti sono “trifectas” del partito democratico che vanta 16 triplette. Tra questi: la California (meno 229.000 residenti) e i densamente popolati Illinois, New York, New Jersey, Massachusetts. A causa dell’emigrazione netta, gli stati blu hanno perso circa 495.000 residenti. Si tratta di cambiamenti che ridistribuiranno 11 dei 538 voti del collegio elettorale degli Stati Uniti e altrettanti seggi al Congresso. Secondo le stime tale spostamento farà perdere quattro seggi alla California e uno ciascuno a Oregon, Illinois, New York, Rhode Island (stati blu) e uno a Minnesota, Wisconsin e Pennsylvania (stati contesi).

LA DEMOGRAFIA RIDISTRIBUISCE PESO POLITICO

Ad avvantaggiarsi di questi cambiamenti demografici, saranno il Texas più 4, la Florida più 2 e un seggio ciascuno a Idaho, Utah, Arizona, North Carolina e Georgia. Si prospetta dunque un aumento di 11 voti elettorali verso stati che hanno visto la vittoria del partito repubblicano nelle presidenziali del 2024. Sebbene questo scarto sia irrisorio, rispetto ai 270 voti elettorali necessari a vincere la Casa Bianca, per i democratici rischia di diventare un ostacolo nella corsa alla presidenza. Per comprendere quanto tutto ciò renda difficili i calcoli ai democratici, basta guardare ad alcuni recenti sondaggi. Al 31 gennaio 2025, la media dei sondaggi nazionali di RealClearPolitics vedeva il presidente Trump con un deficit di 10,1 punti percentuali (43,3% di favorevoli e 53,4% di sfavorevoli). Un dato elevato che però è solo la metà del saldo tra favorevoli e contrari al partito Democratico -20,4 punti, mentre il deficit del Repubblicano è pari a 13 punti.

PRESIDENZIALI 2028 CRUCIALI PER I DEMOCRATICI

Se con un avversario tanto onnipresente quanto impopolare come Donald Trump, il partito democratico continua a registrare un gradimento così scarso alla sua attività politica, è ragionevole chiedersi dove si collocherà quando l’attuale inquilino della Casa Bianca, tra due anni, sarà fuori dalla politica. Il partito democratico deve dunque andare oltre Trump e rivedere le proprie issues, esprimere un leader e con questo lanciare un messaggio positivo e ricreare il clima che lo ha portato alla vittoria con Obama nel 2012. Dopo un quadriennio di amministrazione trumpiana i dem non possono permettersi di fallire. Al termine del prossimo censimento nazionale, quando le proiezioni delle attuali tendenze socio-demografiche troveranno una conferma, il campo di gioco presidenziale, già poco favorevole al partito democratico, si sbilancerà, infatti, ancora di più in favore del partito repubblicano.

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