IRAN, negoziati con gli Usa. Oman: riparte il dialogo grazie alla mediazione del Sultanato del Golfo

Il ciclo negoziale che ha avuto luogo a Mascate si è caratterizzato per il ricorso a un canale ibrido che ha consentito di combinare incontri indiretti con lo scambio delle differenti posizioni ufficiali, oltre a un incontro di persona tra i principali esponenti delle delegazioni diplomatiche

Padova, 8 febbraio 2026; a cura di Shorsh Surme, articolo pubblicato sul periodico “Panorama Kurdo”, https://www.panoramakurdo.it/2026/02/08/iran-negoziati-di-mascate-riparte-il-dialogo-con-gli-usa-grazie-alla-mediazione-delloman/ Il ciclo di negoziati di Mascate tra Repubblica Islamica dell’Iran e Stati Uniti d’America ha avuto luogo il 6 febbraio 2026 sotto l’egida del Sultanato dell’Oman, che ha agito nelle vesti di mediatore neutrale. L’obiettivo era far avanzare il dialogo sul programma nucleare di Teheran ed esplorare possibili ipotesi relative al ripristino degli accordi precedentemente stipulati.

TRATTATIVE IN OMAN

Ai colloqui hanno preso parte delegazioni di alto livello. L’Iran era rappresentato da Abbas Araqchi, viceministro degli Esteri e per gli Affari politici, mentre il gruppo di diplomatici statunitensi erano guidati da Steve Witkoff, inviato speciale del presidente americano, affiancato da Jared Kushner, consigliere presidenziale nonché genero di Donald Trump. Questo ciclo negoziale si è caratterizzato per il ricorso a un canale ibrido che ha consentito di combinare incontri indiretti con lo scambio delle differenti posizioni ufficiali, oltre a un incontro di persona tra i principali esponenti delle delegazioni diplomatiche. Tale dinamica riflette un livello di fiducia senza precedenti nel ruolo dell’Oman, sultanato che è stato in grado di fornire una cornice di sicurezza in assenza di pressioni, questo in coerenza con la tradizionale politica di Mascate, improntata alla neutralità attiva e alla diplomazia silenziosa. Nel round in Oman, il Sultanato ha adottato un approccio di mediazione flessibile, che ha consentito (le fonti al riguardo sono iraniane) un incontro faccia a faccia tra Abbas Araqchi e Steve Witkoff, che ha contribuito a ridurre le incomprensioni e ad accelerare lo scambio di vedute, pur nel mantenimento della cautela necessaria in un contesto a tal punto delicato.

OSTACOLI: I VETI DI TEHERAN

Tuttavia, nonostante il clima relativamente positivo le divergenze tra Washington e Teheran permangono profonde, soprattutto riguardo all’agenda negoziale. L’Iran vorrebbe limitare i colloqui al tema del dossier nucleare, concentrandosi sulla revoca delle sanzioni e sugli impegni che andrebbero assunti reciprocamente, mentre rifiuta categoricamente l’inclusione nei negoziati delle questioni relative al suo programma missilistico e al proprio ruolo nel quadro regionale. Gli Stati Uniti, invece, ritengono impossibile un progresso duraturo senza affrontare anche le questioni missilistiche e regionali, considerate minacce dirette alla sicurezza dei propri alleati. Si tratta di una divergenza di fondo sulla definizione dell’oggetto delle trattative, principale ostacolo a una svolta politica concreta. Il problema dell’uranio arricchito è uno dei nodi maggiormente sensibili, poiché Teheran insiste sulla fissazione di limiti stringenti alle ispezioni, ritenendo qualsiasi intervento diretto dell’AIEA in siti specifici una minaccia alla propria sovranità. Dal canto loro, Stati Uniti d’America e AIEA chiedono invece piena trasparenza e un monitoraggio continuo allo scopo di verificare il rispetto degli impegni assunti dalla Repubblica Islamica. La distanza tra le due posizioni rende dunque difficile concordare un meccanismo di verifica accettabile per tutte le parti.

MANTENERE APERTO IL TAVOLO NEGOZIALE

Le reazioni alla conclusione della sessione negoziale di Mascate evidenziano il desiderio condiviso di mantenere aperto il dialogo, ma con toni e priorità differenti. Teheran ha espresso cauto ottimismo, definendo i colloqui «un buon inizio», ribadendo tuttavia che il dialogo dovrà restare limitato alla questione nucleare. Washington ha parlato di «atmosfera costruttiva», rinvenendo nella ripresa dei colloqui un’opportunità al fine di testare le reali intenzioni iraniane, sottolineando però la necessità di risultati tangibili e di un approccio più ampio. L’Unione Europea e la Troika (Germania, Francia e Regno Unito) hanno accolto positivamente la ripresa dei negoziati, dicendosi disposti a sostenere ogni sforzo volto a ridurre le tensioni e a preservare il regime di non proliferazione, ma allo stesso tempo hanno insistito sulla necessità di verifiche rigorose e sulla considerazione delle più ampie preoccupazioni di sicurezza regionale.

INDEBOLITO IL PESO DELL’EUROPA

Il ruolo europeo appare tuttavia marginalizzato, poiché i dati relativi ai negoziati di Mascate indicano una perdita di centralità da parte della Troika rispetto al ruolo svolto in precedenza, nel 2015 durante la conclusione del JCPOA. L’attuale processo viene gestito principalmente attraverso un canale bilaterale tra Stati Uniti d’America e Iran, con l’Oman che svolge la funzione di facilitatore privilegiato. Bruxelles resta quindi un attore di supporto con un’influenza limitata rispetto al passato.

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