Roma, 8 febbraio 2026; a cura di Giuseppe Morabito, generale in ausiliaria attualmente membro del direttivo della NATO Defense College Foundation – Si ricorderanno certamente le modalità mediante le quali il presidente della Repubblica popolare cinese XI Jinping nel 2022, in occasione della cerimonia di chiusura del XX Congresso nazionale del Partito comunista fece allontanare dalla grande Sala del Popolo Hu Jintao, anziano leader riformista già segretario generale del Partito dal 2002 al 2012 che venne espulso brutalmente con la forza in maniera clamorosa, nella consapevolezza che le immagini riprese dalle telecamere della CCTV sarebbero state ritrasmesse delle televisioni di tutto il mondo.
UNA «PURGA» PERFETTA IN DIRETTA TELEVISIVA
Dopo la caduta in disgrazia di Hu Jintao fu la volta di Zhang Youxia, vicepresidente della Commissione militare centrale, personalità di notevole rilievo sulla quale venne avviata una indagine. Si trattava del numero due dell’organismo militare che sovrintende all’Esercito Popolare di Liberazione (PLA), strumento militare che inquadra due milioni di effettivi. Per effetto della successione di questi eventi XI Jinping è divenuto praticamente l’unico leader sono popolare al comando delle forze armate. Seppure nessuno al di fuori della cerchia ristretta della leadership di Pechino sappia con certezza quali possano essere le cause alla base della repressione senza precedenti dei vertici militari cinesi, da più parti si sollevano comunque una serie di interrogativi sulle future capacità del PLA di operare sul campo, oltreché su cosa queste dinamiche potrebbero significare per la stabilità regionale, inclusa la controversia relativa a Taiwan.
INCREMENTO DEL LIVELLO DI TENSIONE
Allo specifico riguardo, va rammentato come da tempo il PLA effettui delle esercitazioni aereonavali nello Stretto di Formosa, immediatamente a ridosso dell’isola che Pechino vorrebbe annettere alla Repubblica Popolare. Contestualmente ha conosciuto un incremento esponenziale il livello di tensione con gli Stati Uniti d’America e il Giappone, Stati che si troverebbero in prima linea qualora Pechino attaccasse Taipei. Lo scorso 24 gennaio il Ministero della Difesa sino popolare ha reso noto che il generale Zhang e Liu Zhenli, componenti di notevole levatura della Commissione militare centrale, erano stati posti sotto inchiesta a causa di «violazioni disciplinari e di legge». Quale conseguenza della loro estromissione l’organismo vedeva dunque ridursi il numero dei suoi membri effettivi da sette a due, uno dei quali è XI Jinping.
CORRUZIONE ED EPURAZIONE
Il giorno seguente sulle pagine del “Liberation Army Daily”, quotidiano ufficiale delle Forze armate sino popolari, venne pubblicato un editoriale nel quale si accusava Liu e Zhang di corruzione, oltreché di «aver tradito la fiducia e le aspettative del Partito comunista cinese», con la sottolineatura che «nessuno, a prescindere dal grado o dalla posizione», sarebbe stato risparmiato dal giudizio del tribunale, in quanto si sarebbe stati «spietati con gli amici». Tuttavia, se qualcuno risultava apparentemente immune alla purga quello era proprio Zhang, poiché dopotutto, lui e XI hanno avuto una lunga storia in comune: i loro padri combatterono assieme nella guerra che portò Mao Zedong al potere nel 1949; inoltre, si conoscono fin dalla gioventù e sono sempre stati amici e alleati all’interno del Partito comunista. Dunque? «Nessuna pietà nei confronti dei nemici, ma neppure con i propri amici», questo è l’unico messaggio inequivocabile che emerge da questa vicenda ufficialmente alimentata dalle indagini sulla corruzione. Viene reso oltremodo evidente anche attraverso i media che dalla campagna anticorruzione scatenata da XI Jinping «non si rinvengono zone sicure».
NON CI SONO «ZONE SICURE»
Le motivazioni alla base delle epurazioni di esponenti della nomenklatura militare risultano oscure, ma se si trattasse di macchinazioni intestine al Partito esse evidenzierebbero con chiarezza i fini: il consolidamento del potere di XI Jinping, che si starebbe creando una posizione inattaccabile per il proprio futuro. Da quando ha assunto il comando del Paese nel 2012, egli ha varato vaste riforme dello strumento militare, trasformandolo in una forza armata moderna. Non solo, ha anche avviato una personale lotta alla corruzione, rinvenendo in Zhang uno degli uomini di fiducia che avrebbero guidato questa trasformazione del Paese. ma adesso, alla luce degli eventi più recenti l’indagine giudiziaria a carico dello stesso Zhang ha impatto diverso rispetto alle purghe effettuate in precedenza. Nel suo caso la corruzione non sarebbe la motivazione principale della sua estromissione dal potere, piuttosto un segnale lanciato da Xi Jinping allo scopo di consolidare la sua posizione attraverso la semplificazione della catena di comando e la garanzia del controllare delle forze armate da parte del Partito.
EFFETTI NEGATIVI
XI Jinping manovra per accentrare il potere mediante il controllo assoluto su tutti gli apparati del Partito, incluso il PLA. In ogni caso, qualunque siano le motivazioni alla base di questa azione, le forze armate sino popolari si trovano ad attraversare una fase di marcata incertezza, con effetti negativi sul morale dei quadri e della truppa. Una condizione che, posto lo stravolgimento parziale della struttura di comando conseguente alla repentina e affatto indolore sostituzione dei vertici, potrebbe addirittura frustrare, magari rallentandolo, il perseguimento degli obiettivi strategici di Pechino in campo militare, in primo luogo l’eventuale invasione di Taiwan. Insomma, si ingenererebbe indeterminazione. In passato, Zhang aveva esortato alla cautela nei confronti di Taiwan, ponderando bene tutte le possibili conseguenze di una sua invasione militare. Egli era forse l’unico alto ufficiale in servizio attivo con il PLA fosse nella posizione di fornire consigli obiettivi a Xi Jinping riguardo alle capacità militari della Cina Popolare.
SCENARI: NON RESTA CHE ASPETTARE…
Infatti, a Zhang erano perfettamente noti i limiti manifestati dall’Esercito Popolare di Liberazione e i possibili costi di una invasione militare di Taiwan. Conseguentemente, la sua estromissione dal potere e la derivante caduta in disgrazia assume le forme del superamento delle cautele che hanno caratterizzato l’approccio alla questione in precedenza. Ovviamente va anche tenuto conto che il PLA riveste dimensioni tali che fanno sì che sia in grado di reggere un rimpasto del genere della propria leadership, dinamica certamente incidente, che tuttavia non influirebbe concretamente sulle sue capacità operative. Un indicatore di questo potrebbe rinvenirsi nell’esercitazione aeronavale effettuata lo scorso mese di dicembre attorno all’isola di Formosa. A Taiwan la Difesa è al massimo livello di all’erta e il Governo di Taipei è estremamente preoccupato in conseguenza degli sviluppi nello scenario regionale, anche a fronte dell’attuale incertezza relativa all’assunzione del ruolo da parte dell’elemento di vertice che verrà incaricato di sovraintendere alle operazioni militari del PLA. A questo punto non resta che attendere gli sviluppi della vicenda, vedere cosa succederà a Pechino tenendo comunque conto dei tempi lunghi della Repubblica popolare cinese.



