Londra, 9 febbraio 2026 – In “Tre modi mediante i quali le banche europee stanno ritrovando slancio” vengono prese in esame le iniziative di respiro strategico intraprese da Santander, Intesa Sanpaolo e Société Générale, ritenute indice dell’attuale dinamica del mutamento nel Vecchio continente.
TRE MODI PER RITROVARE SLANCIO
L’estensore dell’articolo di FT prende le mosse dalla stasi durata più di tre lustri delle banche europee, «rimaste indietro rispetto alle rivali statunitensi», questo mentre i migliori istituti d’oltreoceano ampliavano «aggressivamente i propri bilanci e le valutazioni di mercato», con il freno alla vivacità delle banche europee ricondotto alla lenta crescita economica, dalla cautela dei regolatori e dalle crescenti tensioni geopolitiche. Tuttavia, la tendenza potrebbe già determinarsi in un senso opposto, una inversione dunque, che ha luogo in una fase in cui l’amministrazione presieduta da Donald Trump incrementa la pressione esercitata «allentando le regole per i concorrenti di Wall Street» e indebolendo conseguentemente i tradizionali e consolidati legami transatlantici.

LA FASE DELL’INVERSIONE
Il Financial Times individua tre banche protagoniste di questa inversione di tendenza, definendole «le più ambiziose d’Europa», poiché hanno approcci molto diversi al problema e puntano ad alimentare la propria crescita. Si tratta della spagnola Santander, della francese Société Générale e dell’italiana Intesa Sanpaolo. Il riscontro di questa ripresa del settore viene rinvenuto nelle iniziative strategiche intraprese che hanno condotto a un rimbalzo dei prezzi azionari e della redditività. Dopo anni di sotto performance – sottolinea FT -, lo scorso anno l’indice bancario Euro Stoxx è salito di quasi l’80% per cento, pari a più del doppio della media dei gruppi statunitensi. Il quotidiano londinese di proprietà della holding giapponese Nikkei individua l’operazione di maggiore profilo nell’acquisizione da parte di Santander dell’americana Webster Financial, una operazione del valore di 12,2 miliardi di dollari.

SCETTICISMO DEI MERCATI?
«Gli investitori – prosegue FT – hanno accolto con un certo scetticismo l’annuncio della scorsa settimana, in parte a causa del modesto storico dei gruppi europei nell’acquisto di banche statunitensi», aggiungendo che «crisi o ritirate non sono rare» e cita i casi HSBC e Household, BNP Paribas e Bank of the West. Di diverso avviso si è invece detta Ana Botín, presidente esecutiva di Santander, che ha ostentato ottimismo forte delle attuali attività di Santander negli Stati Uniti d’America, concentrate nel nordest e fortemente focalizzate sul piano territoriale, che hanno portato in dote all’istituto iberico una non indifferente quota del mercato locale, attorno all’8 per cento. Il commento di FT è che «in termini concreti, la base di depositi a basso costo di Webster renderà più economico il finanziamento di Santander, diluendo il rischio nel suo portafoglio di prestiti auto».

SCELTE CORAGGIOSE
Gli spagnoli acquistano dunque una struttura basata sulle filiali, facendo storcere il naso a qualcuno, che ha definito un po’ altezzosamente questa operazione «molto novecentesca», portata a termine quando tutti vengono abbagliati dalle fintech. Tuttavia, esisterebbero redditizi spazi residuali anche per le banche tradizionali, lavorando sul territorio laddove la clientela (in questo caso statunitense) manifesta sovente disaffezione per i giganteschi gruppi americani, delusi da esperienze insoddisfacenti sul piano dei servizi erogati. La pianura diviene così terra di conquista, magari di nicchia, comunque una potenziale fonte di successi. Poi l’autore dell’articolo passa a trattare il maggiore gruppo bancario italiano, Intesa Sanpaolo, definendo «coraggiosa» la sua scelta di trasformarsi in fornitore di servizi cloud. Lo sviluppo del progetto che comporta investimenti per nove miliardi di euro è in fase avanzata, una ristrutturazione che ha comportato la dismissione del sistema informatico mainframe, conducendo però a una diversificazione in grado di ridurre la dipendenza dalle società cloud statunitensi.

INNOVAZIONE E INDIPENDENZA: CLOUD E STABLECOIN
Sebbene persista il ricorso alla fornitura di servizi cloud da parte di esterni (Google e Microsoft), la banca italiana sta ampliando le proprie capacità attraverso uno sviluppo interno onde rafforzare il grado di autonomia, in questo senso ponendosi in linea con le esortazione della Banca centrale europea, tese alla riduzione della dipendenza degli istituti dai grandi gruppi cloud statunitensi. Infine i francesi di Société Générale, la cui iniziativa viene giudicata da FT come «la più innovativa». Ad avviso di Jean-Marc Stenger (AD dell’unità di asset digitali del gruppo, SG Forge) si tratta attualmente dell’unica banca al mondo ad aver emesso proprie stablecoin. «Le due valute alternative – prosegue Stenger -, una sostenuta dall’euro e l’altra dal dollaro, rappresentano una naturale evoluzione delle innovazioni di SG Forge nell’emissione di obbligazioni e prodotti strutturati su blockchain. Le stablecoin consentono di regolare le operazioni con i clienti in modo rapido, fluido ed economico senza tornare a utilizzare il contante».
NON CAMBIERÀ IL MONDO, TUTTAVIA…
In Société Générale il principio informatore è quello relativo alla completa regolamentazione dell’istituto, la rigorosa identificazione della clientela che la pone in una posizione di vantaggio rispetto ai due operatori che dominano il mercato delle stablecoin: Tether e Circle. Chiosa l’estensore dell’articolo che «il via libera dato alle stablecoin dal quadro normativo europeo Markets in Crypto-Assets e dal Genius Act statunitense dovrebbe accelerarne significativamente l’adozione» e «sebbene altre banche stiano sperimentando le stablecoin nel quadro di collaborazioni settoriali, almeno per il momento Société Générale parrebbe avere un chiaro vantaggio iniziale». La conclusione è che presi «singolarmente, questi istituti non cambieranno il mondo, tuttavia, l’ambizione e le loro iniziative, sostenute da valutazioni che non si vedevano dalla crisi finanziaria globale, suggeriscono che le banche europee stiano finalmente ritrovando slancio. Se tutto andrà bene, sarà positivo sia per gli azionisti che per l’economia europea».



