Perugia, 9 febbraio 2026 – Il cosiddetto «Scettro dell’Imprenditorialità», attribuito sulla base sia del numero degli abitanti che delle imprese attive sul territorio al 31 dicembre 2025, fotografa con precisione dove, in Umbria, l’impresa è più diffusa e maggiormente radicata, oltreché le trasformazioni di tale diffusione a livello territoriale. Il criterio utilizzato è tanto semplice quanto rivelatore: il numero di imprese attive ogni cento abitanti; più è alto questo valore, più è elevata la vocazione a fare impresa.
COSA VIENE MISURATO
Il dato centrale riguarda esclusivamente le imprese attive, cioè quelle non solo iscritte al Registro delle Imprese tenuto dalla Camera di Commercio dell’Umbria, ma effettivamente operative. Un passaggio tutt’altro che formale: in Umbria le imprese registrate sono 90.231, ma quelle attive sono 77.777. È su queste che si misura la reale capacità di un territorio di generare economia, lavoro e valore. Nel 2025 l’Umbria ha confermato una propria densità imprenditoriale nettamente superiore alla media nazionale, infatti, nella regione dell’Italia centrale si sono contate 9,1 imprese ogni cento abitanti, contro gli 8,5 della media italiana. Il risultato è che la vocazione imprenditoriale umbra permane maggiormente radicata, seppure non a livelli esorbitanti, rispetto al resto del Paese. Si tratta di un tratto strutturale che caratterizza il sistema economico regionale, che attraversa dimensioni territoriali diverse.

COMUNI OLTRE I DIECIMILA ABITANTI: TODI SI CONFERMA IN TESTA
Nella fascia di maggiore rilievo, quella che include i comuni con almeno diecimila abitanti, cioè laddove dove si concentra la parte più consistente della popolazione dell’Umbria e la dimensione media delle imprese sulla base del numero di addetti per azienda risulta più elevata, lo Scettro dell’Imprenditorialità quest’anno è andato ancora a Todi, con dodici imprese attive ogni cento abitanti. Un dato che lo pone nettamente davanti a Castiglione del Lago (10,4), Assisi e Orvieto (entrambi con 10,1). Completano la graduatoria Bastia Umbra (9,9), Gubbio e Città di Castello (9,8), seguite da Gualdo Tadino, Marsciano (entrambe con 10,6) e Umbertide (9,0). In coda si collocano San Giustino (6,9 imprese ogni cento aitanti), Amelia (7,9), Magione (8,0), Terni e Corciano (8,2). Tra gli altri municipi sopra i diecimila abitanti Spoleto presenta 8,8 imprese ogni cento abitanti, Foligno 8,6 e Narni 8,3. Infine Perugia, capoluogo regionale, tra i diciannove comuni con una popolazione di oltre diecimila abitanti, si è collocata al tredicesimo posto con 8,6 imprese attive ogni cento abitanti.
TRA CINQUEMILA E DIECIMILA ABITANTI SI CONFERMA GUALDO CATTANEO
Il confronto tra Todi e San Giustino, ossia tra il primo e l’ultimo comune umbro sopra i diecimila abitanti per numero di imprese ogni cento abitanti, risulta emblematico, poiché sfiora il 74 per cento. In altri termini, a Todi la propensione a fare impresa è del 73,9% più alta rispetto al comune fanalino di coda. Tra i due capoluoghi di provincia, invece, Perugia mostra una vocazione imprenditoriale solo del 4,9% superiore a Terni, molto meno di quanto l’immaginario collettivo potrebbe far pensare. Nella fascia intermedia si è registrato il sorpasso di Montefalco (13,3 imprese attive ogni cento abitanti) su Gualdo Cattaneo (12), che fino al 2014 aveva detenuto lo Scettro tra i municipi con una popolazione dai cinquemila ai diecimila residenti, seppure già nel 2024 Montefalco apparisse in crescita e a una spanna da Gualdo Cattaneo. Alle loro spalle si posizionano Nocera Umbra (9,9), Trevi e Panicale (9,9), Spello (9,4), mentre in coda alla graduatoria vi sono Passignano sul Trasimeno (7,8) e Città della Pieve (8,5). Deruta ha 9,2 imprese attive ogni cento abitanti, Torgiano 8,6. Anche qui il divario è netto: Montefalco presenta una vocazione imprenditoriale superiore di oltre il 70% rispetto a Passignano sul Trasimeno, ultimo in graduatoria in questa fascia di comuni.
NORCIA AL VERTICE DEI COMUNI TRA DUEMILA E CINQUEMILA ABITANTI
Novità dello Scettro di quest’anno è la graduatoria dedicata ai comuni con popolazioni tra duemila e cinquemila abitanti, introdotta allo scopo di evitare le forti oscillazioni tipiche dei centri molto piccoli, che negli anni scorsi venivano invece inclusi nel lavoro di analisi. In questa fascia lo Scettro è stato attribuito a Norcia, che con 15,1 imprese ogni cento abitanti ha evidenziato una densità imprenditoriale molto elevata, tanto da essere il comune umbro con il numero maggiore di aziende attive ogni cento abitanti. essa è seguita da Massa Martana (13.2), Cascia (12,3), Giano dell’Umbria (12,1), Collazzone e Valfabbrica (entrambe con 11,8). In coda quattro comuni del Ternano: Attigliano (6), San Gemini (6,7), Stroncone (7,6), Castel Viscardo (7,9), e uno del Perugino (Sigillo 12,6).




