Roma, 7 febbraio 2026 – Nuovo appuntamento per Cinema, Storia&Società Dentro l’immagine, la linea tematica dei Progetti Scuola ABC dedicata al cinema e all’audiovisivo, rivolta alle studentesse e agli studenti delle Scuole secondarie di II grado, degli istituti professionali e degli Enti IeFP e CFP di Roma e del Lazio, che nasce per ripercorrere il Novecento attraverso le storie, le immagini, i protagonisti e gli interpreti del grande cinema italiano e internazionale e che intende altresì approfondire ciò che accade nel mondo odierno, un panorama denso di conflitti e di contraddizioni che su grande schermo rivelano tutta la loro complessità.
COMPLESSITÀ APPROFONDITE ATTRAVERSO IL GRANDE SCHERMO
Il cinema è infatti un linguaggio universale, fatto di storie e personaggi, vite e paesaggi, ma è anche, quasi per vocazione naturale, uno specchio deformante e insieme fedele di ciò che accade nella società. Dopo gli incontri con Riccardo Rossi, Monica Guerritore, Gabriele Mainetti e Luisa Ranieri, grande affluenza di studenti e studentesse delle scuole di Roma e del Lazio, ieri mattina al Cinema Adriano di Roma per l’incontro e la proiezione del film Ammazzare stanca, di Daniele Vicari, con Gabriel Montesi, Andrea Fuorto e il produttore Pier Giorgio Bellocchio. Il film è liberamente ispirato all’omonimo libro di Antonio Zagari. Figlio di un boss calabrese trapiantato in Lombardia, capisce di non essere adatto alla malavita: uccidere per lui è fisicamente insostenibile. A poco più di vent’anni, dopo aver ammazzato, rapinato, rapito, finisce in galera. Dove decide di fermare tutto e lo fa scrivendo. Alla metà degli anni Settanta, mentre i suoi coetanei si ribellano nelle fabbriche, nelle università e nelle piazze, Antonio lotta contro il padre. Lo fa con una vendetta peggiore della morte.

VICENDA UMANA DI UN PERDENTE
Regista, attori e produttore, nel corso dell’incontro moderato dalla giornalista Giovanna Vitale hanno raccontato la genesi del progetto e la necessità di focalizzare l’attenzione, su un tema spesso trascurato, quello della mafia. Gli attori hanno ricordato come si sono calati nei personaggi interpretati e Bellocchio ha motivato la scelta coraggiosa di produrre il film, necessario, di Daniele Vicari e ha invitato i ragazzi ad avvicinarsi alla scrittura mettendo a disposizione, per la consultazione e per capire i diversi processi produttivi del cinema, la sceneggiatura e lo storyboard del film. «Ho sempre rifiutato il racconto mafioso – ha dichiarato Vicari –, perché non mi piaceva l’idea dell’esaltazione dell’eroe invincibile con il fascino del potere, che spesso emerge nelle serie dedicate alla criminalità. Nel mio film Antonio è un perdente. Nasce già sconfitto dalla vita e mi interessava indagare i suoi dubbi, il suo punto di vista. Ho letto l’autobiografia che Antonio Zagari ha scritto in galera molti anni fa. Mi ha lasciato interdetto per la sua sincerità, per come racconta cosa abbia significato per lui uccidere e ho pensato subito valesse la pena trasformarla in un film, visto che in questo racconto si mescolano molte cose che mi appassionano: action, conflitti familiari, desiderio di emancipazione e ribellione, amore, tragedia e ironia».
AMMAZZARE STANCA
«Ma non solo – prosegue il regista di “Ammazzare stanca” -, per raccontare questa storia ho dovuto avventurarmi in un territorio affascinante, quello del gangster movie, con le sue enormi possibilità cinematografiche, i ritmi, l’azione. Però, prima di tutto ho dovuto lasciare che lo sguardo di Antonio diventasse una sfida contro il senso comune. Mi ha emozionato esplorare quello sguardo e i sentimenti di un uomo tanto lontano da me, così ho provato a trasferire questa emozione alle immagini: Antonio è un assassino riluttante, uccide e per questo sta male. Per lui “ammazzare” non diventa esercizio di potere anzi, al contrario, lo “stanca” e lo spinge a sottrarsi alla logica del potere che il padre e la sua organizzazione vorrebbero gestisse da buon primogenito. Antonio, a differenza della quasi totalità dei figli appartenenti ad organizzazione mafiose, anche quelle raccontate nel cinema, rifiuta l’eredità paterna. Non sa cosa farsene. Per un organismo criminale non c’è virus più pericoloso di chi non accetta la legge del padre e non esalti la morale della sopraffazione. Tragicamente, Antonio è costretto a uccidere e ancora uccidere per ottenere una liberazione impossibile. In un periodo come il nostro, nel quale uccidere e raccontare l’uccidere sembra non interrogare davvero la coscienza, spingendo solo a far tifo per una parte o per l’altra di tragiche contese, la storia di Antonio può essere illuminante. Almeno per me lo è stata».
IL PERCORSO DEL REGISTA
Rivolgendosi ai ragazzi che gli hanno posto domande sugli inizi della sua carriera nel cinema, Vicari ha dichiarato di aver fatto il regista per non andare a lavorare in fabbrica, di essersi avvicinato al cinema solo frequentando i corsi alla facoltà di Lettere dell’università, perché fino all’età di venti anni non aveva frequentato le sale. Cinema, Storia&Società Dentro l’immagine è promosso dall’Assessorato Lavoro, Scuola, Formazione, Ricerca, Merito e Urbanistica della Regione Lazio nell’ambito del PR FSE+ Lazio 2021-2027 con l’Assessorato alla Scuola, Formazione e Lavoro di Roma Capitale attraverso Zètema Progetto Cultura, in partenariato con Giornate degli Autori, Roma Lazio Film Commission, Cinecittà e la Direzione Generale Cinema del Ministero della Cultura.
INFO


