LIBANO, forze armate e disarmo di Hezbollah. Criticità per il generale Haykal nel corso della sua visita a Washington

Una visita attesa da tempo che potrebbe venire messa in discussione dallo «scivolone» al Senato del comandante delle Forze armate libanesi. Dopo positivi colloqui con i funzionari statunitensi (inclusi quelli della CIA e del Pentagono), egli è caduto nell’agguato tesogli dal senatore trumpiano Lindsey Graham, che con una domanda insidiosa lo ha inchiodato sul tema relativo alla natura terroristica di Hezbollah. La risposta di Haykal ha così scatenato la resistenza di Capitol Hill, poiché il disarmo della componente militare del movimento sciita filoiraniano permane infatti l’irrisolta questione di fondo

Washington, 6 febbraio 2026 – Imbarazzante e pernicioso scivolone del comandante in capo dell’Esercito libanese (LAF), generale Rodolphe Haykal, nel corso della sua audizione a Washington presso il Senato degli Stati Uniti d’America: richiesto dal senatore Lindsey Graham (parlamentare repubblicano ritenuto essere tra i maggiori sostenitori del presidente Donald Trump) se le Forze armate libanesi considerassero Hezbollah un’organizzazione terroristica, egli ha risposto di no, «almeno non nel contesto libanese».

Rodolphe Haykal

 

LA RISPOSTA DEL GENERALE

Una replica che ha dato immediatamente adito ad aspre critiche nei suoi confronti da parte di Graham, che dopo avere bruscamente interrotto l’incontro con l’elemento di vertice delle forze armate del Paese dei cedri, ha quindi sollevato ulteriori interrogativi sul futuro dell’assistenza militare statunitense al Libano. Il senatore repubblicano ha avuto gioco facile nel replicare rammentando ad Haykal l’attentato alla caserma dei Marines statunitensi a Beirut compiuto nel 1983 dalla milizia sciita filoiraniana, sottolineando come nella politica statunitense il consenso sulla definizione di Hezbollah come «organizzazione terroristica» sia trasversale.

TUTTO RIMESSO IN DISCUSSIONE?

A questo punto, la visita del capo di stato maggiore libanese negli Stati Uniti, che era iniziata tutto sommato bene (seppure a seguito di una prolungata attesa di autorizzazione dovuta ai ritardi nel disarmo della milizia sciita filoiraniana da parte delle LAF, rinfacciata più volte dagli americani), è stata rovinata da questo (prevedibile e dirimente) episodio, che ora solleva seri interrogativi riguardo al futuro dell’assistenza militare americana al Libano. «Finché le Forze armate libanesi manterranno questo atteggiamento non credo che avremo un partner affidabile in loro», ha infatti dichiarato Graham postando un proprio messaggio su X, aggiungendo di essere «stanco dei doppi sensi in Medio Oriente» poiché «la posta in gioco è troppo alta».

IL DISARMO DI HEZBOLLAH

Graham e molti altri esponenti di Capitol Hill avevano già annullato una visita ufficiale in Libano che era stata programmata per l’anno scorso a causa della crescente frustrazione per quello che essi considerano un progresso insufficiente da parte libanese nel disarmo di Hezbollah. Dal canto suo, nei giorni scorsi, durante la sua visita negli Stati Uniti d’America, il generale Haykal aveva dichiarato che la massima priorità dell’Esercito rimaneva la sicurezza interna, ribadendo comunque il rispetto dell’impegno assunto dal Governo di Beirut nello stabilire il controllo statale su tutte le armi presenti nel Paese, incluse quelle detenute e usate dalla componente militare del movimento sciita filoiraniano.

COLLOQUI RISERVATI CON PENTAGONO E CIA

In precedenza, sempre a Capitol Hill, Haykal aveva incontrato la senatrice democratica Jeanne Shaheen, principale esponente del suo partito politico in seno alla Commissione affari esteri del Senato, che aveva approcciato l’alto ufficiale libanese con toni più aperti. Il capo di stato maggiore si era inoltre trattenuto a colloquio con alcuni membri di notevole levatura della Commissione affari esteri della Camera, tra i quali il presidente di essa, Brian Mast, oltre al deputato Gregory Meeks. Separatamente, Haykal aveva avuto incontri con funzionari della Central Intelligence Agency (CIA), del Consiglio di Sicurezza Nazionale e al Pentagono, dove aveva incontrato il capo di stato maggiore congiunto, generale John Daniel Caine, ufficiale che in passato ha ricoperto la carica di direttore associato per gli affari militari della CIA.

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