Bruxelles, 6 febbraio 2026; a cura di Rocco Palombella, segretario generale della Uilm – L’industria europea sta attraversando una crisi profonda e senza precedenti che mette a rischio milioni di posti di lavoro. I principali settori manifatturieri, a partire da automotive, acciaio, meccanica, elettronica e semiconduttori, sono sotto una pressione fortissima, schiacciati dalla concorrenza di Stati Uniti e Cina e dall’assenza di una vera strategia industriale europea.
MANIFATTURA SOTTO PRESSIONE
Il cuore della crisi è metalmeccanico, l’automotive perde produzione e leadership, la siderurgia è schiacciata dal dumping e dall’alto costo dell’energia, i fornitori sono travolti da ristrutturazioni, delocalizzazioni e cassa integrazione che in molti casi arriva al 60%. Interi settori manifatturieri non riescono più ad andare avanti. La situazione italiana è particolarmente grave anche per l’elevato costo dell’energia. Circa quindicimila lavoratori dell’ex Ilva rischiano il licenziamento, altrettanti di Stellantis sono già stati mandati via e molti altri rischiano di rimanere a casa. Anche il settore degli elettrodomestici è in profonda crisi. Parliamo di un paese che vive di manifattura: senza industria non c’è lavoro, non c’è sviluppo, non c’è coesione sociale. Ci chiediamo dunque cosa si debba ancora aspettare. I lavoratori italiani attendono risposte precise.
METALMECCANICA CUORE DELLA CRISI
L’Europa, invece di essere unita e solidale, ha adottato politiche che hanno diviso gli Stati membri. Si è scelta una transizione senza regole, che poteva rappresentare un’opportunità per tutelare l’ambiente e l’occupazione, ma che così com’è rischia di distruggere industria e lavoro. Non possiamo accettare che la risposta alla crisi industriale sia la riconversione delle fabbriche di auto in fabbriche di armi. La difesa è importante, ma per difendere l’Italia e l’Europa serve il lavoro: lavoro industriale, manifatturiero, di qualità. È il lavoro che riduce i conflitti, non il contrario. Per queste ragioni chiediamo ancora una volta una vera politica industriale europea che salvi i settori strategici, tuteli l’occupazione e difenda il Made in Italy, che negli anni ha creato ricchezza e una forte tenuta sociale. Non vogliamo regredire: vogliamo un’Europa che agisca con investimenti pubblici veri, protezioni commerciali efficaci e regole chiare, mettendo al centro industria e lavoro.



