Bamako, 3 febbraio 2026 – Almeno quindici persone, conducenti di autocisterne incolonnate in convoglio nel Mali, a seguito di una imboscata tesa da guerriglieri appartenenti al Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani (JNIM) organizzazione di matrice jihadista affiliata ad al-Qaeda.
BLOCCO JIHADISTA DEI FLUSSI LOGISTICI
Si tratta di un’azione condotta in una fase di ripresa della violenza nel Paese africano, parte di una strategia che contempla l’interruzione dei flussi logistici, in particolare di combustibili e carburanti, verso le regioni interne e alla capitale. Il blocco imposto dai gruppi jihadisti a diverse città ha luogo dallo scorso mese di settembre, con gravi conseguenze sul regolare svolgimento delle attività economiche e sulla vita quotidiana della popolazione civile, interruzioni che hanno conosciuto un aggravamento a seguito della cancellazione di diversi voli in decollo e atterraggio all’aeroporto internazionale di Bamako. Una situazione critica che, tuttavia, era stata in parte alleviata dal ricorso al rafforzamento del dispositivo di scorta ai convogli di autocisterne e all’attuazione di misure amministrative da parte delle autorità maliane.
AZIONE CONGIUNTA DELLE FORZE ARMATE DELL’AES
Una relativa garanzia di sicurezza ottenuta anche grazie all’intensificazione della cooperazione nel settore della sicurezza e del contrasto del terrorismo a livello regionale, in particolare con Niger e Burkina Faso, che ha avuto luogo nel quadro dell’Alleanza degli Stati del Sahel (AES). Sodalizio che, secondo fonti riconducibili allo stato maggiore delle forze armate di Bamako, dalla fine del mese di gennaio avrebbe consentito l’effettuazione da parte delle aeronautiche militari dei tre Stati a effettuare diverse operazioni finalizzate alla neutralizzazione di diversi nuclei di combattenti affiliati a Islamic State (Daesh nel Grande Sahara) nella regione di Ménaka, nel nordest maliano, eliminandone uno degli elementi apicali locali, Abou Alghabas Ichmali, attivo nella zona di Inatabakat.



