Bengasi, 3 febbraio 2026 – Tre soldati delle forze del Libyan National Army (LNA) comandate dal generale (maresciallo) Khalifa Haftar sono stati uccisi sabato scorso e numerosi altri sono stati fatti prigionieri a seguito degli scontri avvenuti con i gruppi armati attivi nel sud della Libia, presso il confine con il Niger. La notizia è stata resa nota oggi dallo stesso quartier generale delle LNA, che ha riferito di un «attacco compiuto da mercenari e bande terroristiche fuorilegge in seguito fuggite in territorio nigerino», specificando che si sarebbe trattato di tre assalti simultanei condotti contro il posto di frontiera di Ouadi al-Toum (Toummo) e i checkpoint di Ouadi Aboughrara e del Passo del Salvador, area al crocevia tra Libia, Niger e Algeria considerata di importanza strategica.
HAFTAR E LA GUERRIGLIA NEL SUD DELLA LIBIA
Si tratterebbe di un genere di azioni di guerriglia ricorrente in quelle zone di confine, che il comando di Haftar afferma vengano regolarmente vanificate. Sabato scorso in video postato sui social media era apparso un gruppo di uomini abbigliati in uniforme militare che si definivano «combattenti rivoluzionari del Sud», aggiungendo inoltre di aver assunto il controllo del valico di frontiera di al-Toum. Essi denunciavano altresì le dure condizioni di vita in quel territorio e la carenza di carburante e di servizi, accusando le forze di Haftar di «saccheggiare le risorse della regione». Dalla caduta del regime di Muhammar Gheddafi nel 2011, il generale Khalifa Haftar da Bengasi (Libia orientale) controlla buona parte del territorio del Paese nordafricano dilaniato dalla guerra civile, estendendo la propria influenza militare fino ai confini meridionali con gli Stati del Sahel.
INSTABILITÀ NEL SAHEL
Sahel che è tutt’altro che stabile, poiché è afflitto da varie gravi cause di destabilizzazione. Per quanto concerne il Niger, ad esempio, da Mosca il Ministero degli Esteri della Federazione ha fatto filtrare la notizia relativa a un contributo che avrebbero fornito dei «militari russi» nell’azione di respingimento di un attacco terroristico compiuto da militanti armati jihadisti contro l’aeroporto internazionale Diori Hamani della capitale Niamey, principale scalo del Paese africano, azione rivendicata la scorsa settimana da Islamic State (IS) mediante un video diffuso dalla sua agenzia di propaganda, Amaq, nel quale si vedono decine di uomini armati che incendiano un velivolo e guidano motociclette sulla pista.
L’AFRICA KORPS DI PUTIN
Giovedì era stato il presidente Abdouramamane Tiani a elogiare i russi per la loro «professionale tenuta del settore loro assegnatogli nella difesa (dell’aeroporto, n.d.r.) durante questo raro attacco alla capitale», che sulla base del resoconto diffuso dalle autorità di Niamey avrebbe causato la morte di venti terroristi e il ferimento di quattro militari nigerini. Oltreché in Niger, militari e istruttori russi sarebbero attivi in Burkina Faso, Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafricana e Libia. Il cosiddetto Corpo d’Armata Africano, unità costituita allo scopo dal Ministero della Difesa di Mosca, ha in parte sostituito i contractors paramilitari della Wagner nel Continente. In Niger sono presenti anche duecentocinquanta militari delle Forze armate italiane, chierati nel Paese saheliano nel quadro della Missione bilaterale di supporto al Niger (MISIN).



