Bruxelles, 28 gennaio 2026 – Presentato oggi al Parlamento europeo il VII MED & Italian Energy Report, lavoro di ricerca incentrato quest’anno su Energy security in the Mediterranean transition: electrification, critical raw materials and technologies. Si tratta di un rapporto analitico frutto della sinergia scientifica tra SRM (centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) ed ESL@energycenter Lab del Politecnico di Torino, realizzato anche grazie alla collaborazione della Fondazione Matching Energies. L’evento di presentazione è stato patrocinato dai parlamentari europei Elena Donazzan e Giorgio Gori, organizzato in collaborazione con la struttura European Regulatory and Public Affairs di Intesa Sanpaolo, che ha sede a Bruxelles.

DOMANDA DI ELETTRICITÀ E FABBISOGNO ENERGETICO
In questa edizione il Report si focalizza sul concetto di sicurezza dell’approvvigionamento energetico nel quadro della transizione energetica euro-mediterranea. Vengono analizzati il ruolo crescente dell’elettrificazione e l’importanza di tutte le materie prime necessarie per la produzione delle nuove tecnologie energetiche; un ulteriore focus è dedicato al ruolo che l’energia nucleare potrebbe fornire al futuro mix energetico mediterraneo. Come di consueto, il volume include anche un’analisi approfondita delle questioni che collegano l’energia al settore marittimo. Quest’anno con una panoramica delle tendenze significative del commercio marittimo e delle rotte strategiche delle materie prime critiche per le tecnologie di transizione energetica.
L’EVENTO DI BRUXELLES
La conferenza è stata aperta dai saluti recati dai due parlamentari europei, da Irene Pastorino (Competitiveness and growth, Energy deputy coordinator della Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Unione europea) e di Elena Baralis (prorettore del Politecnico di Torino); Marco Boscolo (responsabile European Regulatory and Public Affairs di Intesa Sanpaolo) ha invece introdotto e moderato i lavori; a presentare il Rapporto sono stati Massimo Deandreis (direttore generale SRM) ed Ettore Bompard (direttore scientifico ESL@energycenter Lab, Politecnico di Torino). L’evento è proseguito con un dibattito al quale hanno partecipato autorevoli esponenti di istituzioni italiane ed europee, di associazioni di categoria italiane ed estere, rappresentanti dell’industria energetica e delle infrastrutture connesse all’energia. A trarre le conclusioni è stato Marco Gilli (presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo).

MED & ITALIAN ENERGY REPORT 2026 IN CIFRE
Come accennato, il Rapporto si concentra sul futuro della sicurezza dell’approvvigionamento energetico nel quadro della transizione euromediterranea, concentrando il focus su elettrificazione, materie prime critiche, nuove tecnologie energetiche, ruolo dell’energia nucleare e rotte marittime strategiche. Dall’analisi emerge come l’Unione europea permanga fortemente dipendente dalle importazioni energetiche, che incidono per il 56,9% sul totale dei consumi, a fronte del 24% della Cina Popolare e dell’autosufficienza raggiunta dagli Stati Uniti d’America. È su questo elemento, sottolineano gli analisti, che si gioca la competizione globale. Dunque, l’Italia soffre una dipendenza energetica superiore alla media europea, tuttavia il Paese attraversa una fase di lieve miglioramento. Infatti, guadagna un punto passando dal 75 al 74 per cento.
DIPENDENZE DALL’ESTERO E MEDIA UE
La Francia risulta essere meno dipendente qualora i suoi dati vengano raffrontati a quelli medi europei, poiché si attesta al 40,1%, ma grazie all’elettro generazione da nucleare. La Germania si posiziona grossomodo come l’Italia, con un dato superiore alla media europea, ma in crescita al 66,8 per cento. Va rilevato, comunque, che il mix elettrico europeo sta mutando: dal 2000 a oggi il ricorso al carbone ha registrato un decremento pari al 22% (è passato infatti dal 32% all’11%), mentre è aumentata la quota del gas naturale, dal 12 al 15 per cento. Crescono fortemente le energie rinnovabili, passate dal 15% al 47%, contribuendo così ad alleviare la dipendenza europea. Al riguardo va rilevato che tutti i paesi europei hanno incrementato la propria quota di rinnovabili rispetto alla generazione elettrica: l’Italia con il 49% del mix elettrico si pone al di sopra della media europea.

DIALOGO EURO MEDITERRANEO
Il dialogo euro-mediterraneo sulle energie rinnovabili risulta quindi indispensabile ai fini dell’accelerazione del processo di riduzione della dipendenza energetica dell’Europa. La produzione di energia rinnovabile nel Nord Africa e la sua importazione in Europa fungono da «ponte verde» che consente di meglio tendere al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità prefissati, rafforzando inoltre la competitività in campo energetico dell’intera regione. A questo punto, però, si rende indefettibile lo svolgimento di una considerazione: sebbene la sponda sud del Mediterraneo presenti una elevata intensità solare ed eolica, in essa risiede tuttavia soltanto l’1,2% della capacità di generazione elettrica da fotovoltaico ed eolico, 9 GW su 770 GW. Un gap che è comunque possibile colmare, poiché il dato può venire letto in un senso stimolante, tenuto infatti presente l’ampio margine di crescita e di investimenti che si prospetta.
PETROLIO, CONSUMI E STRATEGIE
Per quanto concerne il petrolio, esso resta certamente una componente importante, seppure in flessione, nel mix elettrico europeo, soddisfacendo il 23% del fabbisogno complessivo espresso. Va da se che una situazione del genere impone di rivolgere la massima attenzione alle dinamiche in atto (e prevedibili) sullo scenario internazionale. Anche alla luce dei più recenti eventi appare chiara l’importanza di un paese produttore come il Venezuela, possessore del 17,5% delle riserve mondiali di greggio accertate (precedendo in questa particolare classifica l’Arabia Saudita, che ne detiene il 17,2%). Però Caracas non compare tra i primi dieci produttori al mondo per totale di produzione al 2024, di risulta, un suo possibile rientro nel mercato mondiale dell’Oil&Gas potrebbe causare degli effetti non trascurabili. La Repubblica Islamica dell’Iran possiede invece il 9,1% delle riserve mondiali accertate di petrolio e controlla il 5,2% della quota di mercato della produzione.

MPE IRANIANE E TENSIONI NELLA REGIONE MENA
Teheran dispone inoltre del 17,1% delle riserve mondiali di gas naturale (subito dopo la Federazione Russa, che ha il 19,9%), ma scende al terzo posto per quanto concerne la produzione, attestandosi al 6,4% del totale mondiale di estrazione di questa materia prima energetica. Hormuz, Malacca e Suez sono i choke point energetici globali (un tempo li si sarebbe definiti «colli di bottiglia») da dove transita complessivamente il 50% del traffico marittimo mondiale di idrocarburi. In particolare, è il Canale di Suez (Egitto) a costituire una rotta di importanza strategica. Si tratta di un transito in fase di recupero, praticato oggi dal 7,6% dei flussi mondiali di prodotti petroliferi raffinati e dal 2,2% del gas naturale liquefatto (GNL), dato che risulta quindi in crescita rispetto ai valori relativi ai flussi marittimi registrati nel 2024, rispettivamente attestatisi al 5,3 e all’1,2 per cento. Gran parte di essi sono diretti in Europa, continente per il quale il Canale di Suez ovviamente riveste un rilievo essenziale.
UNA VECCHIA STORIA: I «COLLI DI BOTTIGLIA»
In crescita anche il traffico attraverso lo Stretto di Gibilterra, soprattutto per quanto concerne il transito di GNL, che è passato dal 6,4% al 10% del totale. Su questo dato incidono sia il re-routing dal Capo di Buona Speranza che l’aumento delle importazioni dagli Stati Uniti d’America. La diffusione delle energie rinnovabili e delle tecnologie green ha poi determinato una crescita senza precedenti della domanda di materie prime critiche: minerali come litio, nichel, cobalto, grafite, rame e terre rare sono essenziali per la produzione dei veicoli ad alimentazione elettrica, batterie, reti e tecnologie «verdi». Nel Med & Italian Energy Report vengono analizzati nel dettaglio gli aspetti relativi alla produzione, alla raffinazione e al commercio delle principali materie prime strategiche. Dallo studio emerge che la Cina Popolare è il principale polo di domanda per la maggior parte delle materie prime critiche, tra le quali rientrano bauxite, nichel, manganese, rame e cobalto. Pechino possiede inoltre la maggiore capacità di raffinazione di diverse materie, come cobalto, grafite e terre rare.

MATERIE PRIME CRITICHE E URANIO: CONCENTRAZIONE DEL CONTROLLO
Il Rapporto elaborato da Intesa Sanpaolo e Politecnico di Torino prende in esame anche il mercato di estrazione e lavorazione dell’uranio, le cui riserve naturali risultano estremamente concentrate, poiché l’84% del totale di esso è presente in soli otto paesi, mentre il 92% della sua produzione a livello globale viene controllata da sette paesi, che agiscono per il tramite delle loro compagnie estrattive. Al riguardo, si rileva come la Federazione Russa da sola detenga il 40% della capacità industriale sulla filiera nucleare. Tra le sei tecnologie di reattore a fissione attualmente in funzione, quelli ad acqua pressurizzata (PWR) costituiscono il 78% della capacità globale installata (294 GW su 376 GW). Nel bacino del Mediterraneo sono oggi attivi 65 reattori (per complessivi 71 GW), 57 dei quali si trovano in Francia (63 GW), 7 in Spagna (7 GW) e uno in Slovenia (un GW). Sia in Turchia che in Egitto sono al momento in costruzione due centrali (una per paese) da 4.8 GW, la loro entrata in esercizio è prevista per il 2030.
MAIN BULKS
Al pari dell’energia, anche per quanto riguarda le materie prime strategiche vale il medesimo discorso relativo ai trasporti, che vengono effettuati principalmente via mare. Il Med & Italian Energy Report prospetta un’analisi puntuale sui flussi marittimi delle main bulks (principali materie prime trasportate su nave), che pone in luce alcune importanti informazioni. Tra il 2000 e il 2025, le tonnellate di nichel (metallo utilizzato nelle batterie, oltreché componente chiave di leghe alle quali fa oggi ricorso l’industria dell’automotive) movimentate globalmente via mare sono passate da 5,7 milioni di tonnellate del 2000 a 58,5 milioni di tonnellate della fine del 2025, mentre il dato relativo alla bauxite (principale fonte per la produzione dell’alluminio) è passato dalle 30,6 milioni di tonnellate del 2000 alle 236,4 del 2025. Crescita consistente anche per il manganese (utilizzato nelle batterie e come elemento chiave per gli acciai speciali), che passa dalle 7,1 di tonnellate del 2000 alle 45,2 del 2025, e il rame (utilizzato nelle componenti elettroniche, nelle batterie e nei veicoli), il cui commercio è passato da 10,2 del 2000 a 40,4 del 2025.

FLOTTE MERCANTILI E MOVIMENTAZIONE MERCI
Per area geografica, oltre il 90% della bauxite movimentata via mare proviene dalla Guinea e dall’Australia, prodotto destinato quasi interamente alla Cina Popolare. Le Filippine (84% del totale) dominano l’export di nichel, il Sudafrica (55% del totale) quello di manganese. I flussi di rame risultano prevalenti sulle rotte tra Cile e Repubblica Popolare Cinese e tra Perù e Repubblica Popolare Cinese. Per quanto concerne il cobalto, oltre l’80% delle esportazioni mondiali provengono dalla Repubblica Democratica del Congo. Hub intermedi come Belgio e Finlandia svolgono un ruolo chiave nella raffinazione e riesportazione. Anche per l’Italia i traffici dry bulk (materie prime) sono strategici. A livello nazionale il totale di quelli delle rinfuse solide italiane, in cui si ritrovano anche le componenti metallifere, ha sfiorato i 50 milioni di tonnellate nel 2024 e i 30 milioni nel primo semestre del 2025. Lo shipping italiano riveste una posizione rilevante anche per quanto concerne la movimentazione di Oil&Gas, con complessivi traffici di rinfuse liquide pari a circa 170 milioni di tonnellate nel 2024 e oltre le 80 nel primo semestre 2025, cifra pari al 34% del traffico merci del Paese. L’Italia inoltre ha la seconda flotta europea di navi cisterna e la quarta di unità per rinfusiero, fattori che costituiscono un punto di forza del Paese.



