Tripoli, 28 gennaio 2026 – I ministri degli Esteri di Egitto, Algeria e Tunisia (rispettivamente Badr Abdelatty, Ahmed Attaf e Mohamed Ali Nafti) si sono recentemente incontrati a Tunisi, si è trattato di una consultazione tripartita sulla Libia che ha avuto luogo alla presenza della capo missione dell’Onu, Hanna Tetteh. Al termine di essa è stata approvata una dichiarazione articolata in dodici punti nella quale, tra l’altro, si afferma la disponibilità dei tre ministri «a ricevere, discutere e consultarsi con diversi leader libici, nel quadro di sforzi intensificati profusi al fine di superare le divergenze», oltreché l’intenzione di rafforzare il meccanismo tripartito attraverso una prossima riunione che si terrà nella capitale egiziana.
IL VERTICE DI TUNISI E IL DOCUMENTO IN DODICI PUNTI
«L’interesse supremo della Libia e del popolo libico costituisce il principio guida e l’obiettivo di questo processo tripartito – si legge nel documento redatto a Tunisi due giorni fa -, che sostiene e rafforza tutti gli sforzi regionali e internazionali volti a soddisfare le aspirazioni ad una soluzione politica globale che garantisca l’unità del territorio libico e preservi le risorse nazionali». Ribadendo la necessità di preservare la sovranità del Paese nordafricano dilaniato dalla guerra civile e attualmente diviso sostanzialmente in due parti, il suo diritto all’autodeterminazione «senza escludere alcuna parte», i ministri di Egitto, Algeria e Tunisia hanno sottolineato come l’obiettivo finale rimanga «la costruzione di uno stato unito, con tutte le sue parti costituenti e istituzioni stabili». Essi hanno quindi invitato «tutte le parti (libiche n.d.r.) a dare priorità al dialogo, a superare le divisioni e a procedere verso l’unificazione di tutte le istituzioni militari e di sicurezza nazionali e a sostenere il lavoro del Comitato militare congiunto».
ALLA RICERCA DI UNA LIBIA UNITA
Nella medesima dichiarazione viene inoltre richiesta l’intensificazione degli sforzi profusi allo scopo di tenere contestualmente elezioni presidenziali e parlamentari, sottolineando la richiesta di «ritirare mercenari e combattenti stranieri dall’intero paese», poiché «la sicurezza e la stabilità della Libia sono parte integrante di quella del mondo arabo e della regione del Sahel e del Sahara. È pertanto fondamentale dare la dovuta importanza a questa interdipendenza attraverso consultazioni e coordinamento rafforzati, all’interno di un quadro completo e integrato che protegga la Libia e i Paesi della regione dai rischi e dalle minacce attuali». Al riguardo, le Nazioni Unite chiedono di rendere più efficace la tabella di marcia e di «stabilire un piano d’azione globale per una soluzione politica guidata dalla Libia sotto l’egida delle Nazioni Unite, con un calendario preciso e che comprenda misure concrete e fondamentali». Tuttavia, malgrado la retorica ufficiale, ad avviso di alcuni osservatori il vertice dei ministri in Tunisia, Algeria ed Egitto di lunedì scorso, che aveva lo scopo di rilanciare il processo di dialogo interno alla Libia, si sarebbe concluso con risultati deludenti.
RILANCIARE IL DIALOGO NAZIONALE
Nella dichiarazione ufficiale del Ministero degli Affari esteri tunisino diffusa in seguito, si sottolineava come l’incontro mirasse «a valutare gli sforzi dei paesi confinanti e a rafforzare il coordinamento con la Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL), ma i detrattori parlano di «dichiarazioni formali», poiché non si è addivenuti all’adozione di programmi concreti per una soluzione del problema, a fronte di una serie di questioni irrisolte che – si asserisce – renderebbero insoddisfatti i principali portatori di interessi libici. Al pari di quanto avvenuto in precedenti occasioni, i partecipanti al vertice hanno ribadito il loro impegno per una soluzione inclusiva guidata dalla Libia e per la titolarità in via di principio in capo ai libici del processo di risoluzione, ma nei fatti persiste una frammentazione sia politica che militare, con il meccanismo tripartito che non pare sembri progredire nel concreto. Infine, la stessa dichiarazione ufficiale riconoscerebbe implicitamente l’assenza di risultati tangibili. Una persistente situazione di stallo della crisi libica, i cui progressi in direzione di una sua soluzione verrebbero ostacolati dalle divergenze di interessi, sia interni che regionali.



