IRAN, crisi economica e moneta. Il rial ai minimi a seguito delle proteste di piazza

Crollo della valuta della Repubblica Islamica: oggi ci vogliono 1.500.000 rial per acquistare un dollaro statunitense. Gli analisti riconducono questo picco negativo agli effetti generati da settimane di manifestazioni di piazza contro il regime, divampate a causa dei sensibili aumenti dei prezzi

Teheran, 28 gennaio 2026 – Nel corso del mese di gennaio il rial ha perduto circa il 5% del proprio valore, un dato che fotografa la situazione economica e sociale della Repubblica Islamica in una fase nella quale l’Unione europea starebbe per colpire con una serie di sanzioni i membri dei vertici del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC, o Pasdaran) a seguito della recente sanguinosa repressione delle massive proteste di piazza che hanno caratterizzato il Paese nelle ultime settimane.

RIAL A PICCO E SANZIONI EUROPEE

I diplomatici dei ventisette Paesi membri dell’Unione europea dovrebbero presto annunciare il congelamento dei beni e il divieto di visto a ventuno tra esponenti di spicco del regime teocratico ed entità di quest’ultimo, inclusi elementi apicali dell’IRGC, una decisione assunta nel corso della riunione che ha avuto luogo a Bruxelles giovedì scorso. Il governatore della Banca centrale iraniana, Abdolnaser Hemmati, nominato alla carica di recente, mantiene in ogni caso la propria sicumera e al riguardo dichiara che «il mercato dei cambi sta seguendo il suo corso naturale». Ma i fatti sembrerebbero deporre in senso contrario, dato che quella che il 28 dicembre dello scorso anno era iniziata come una protesta contro le difficoltà economiche, che aveva visto gli artefici ed animatori nei commercianti del Gran Bazar di Teheran, si è in seguito rapidamente trasformata in un’ulteriore riduzione della legittimità dell’establishment della Repubblica Islamica. Le manifestazioni di piazza si sono rapidamente estense in tutto il Paese con la gente scesa in piazza a chiedere non soltanto migliori condizioni economiche, ma anche un cambiamento politico.

IL MECCANISMO DEI TASSI PREFERENZIALI

Le forze di sicurezza della teocrazia, in primo luogo unità dell’IRGC e Bassij, hanno represso le proteste con durezza, ponendo in essere la repressione più sanguinosa dai tempi della Rivoluzione islamica del 1979 che portò alla deposizione dello shah. Il governo di Teheran ha tentato di placare la piazza in rivolta introducendo una riforma dei sussidi e sostituendo i tassi di cambio preferenziali per gli importatori con trasferimenti diretti ai cittadini iraniani allo scopo di incrementare il loro potere d’acquisto dei beni essenziali. Il primo vicepresidente iraniano Mohammadreza Aref ha recentemente dichiarato che «è alla corruzione che va attribuita la colpa dell’inefficacia del meccanismo dei tassi preferenziali, concepiti per il contrasto dell’inflazione e per la stabilizzazione del tasso di cambio». Le statistiche ufficiali della Repubblica Islamica indicano una inflazione mensile in continua crescita, a una tasso annuo che ha raggiunto il 60% (dati rilevati nel periodo intercorrente tra il 21 dicembre 2025 e il 19 gennaio 2026). A questo vanno aggiunti gli effetti dell’oscuramento di Internet nel Paese, che ha bloccato le transazioni economiche online, restrizione tuttora in essere.

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