Perugia, 26 gennaio 2026 – Due i macrotemi ritenuti fondamentali e discussi nel corso di questa trasmissione: l’energia e i suoi costi oltremodo elevati che, conseguentemente, impattano sulle imprese e il loro livello di produttività e la scarsa qualità della normazione, con leggi eccessivamente numerose, scritta male poiché oscure e prolisse, un fattore che, ad avviso degli economisti, fa perdere ogni anno al Paese un centinaio di miliardi di euro. Parlando dei costi dell’energia elettrica in Italia va rilevato come si tratti di un problema risalente nel tempo, che induce a porsi il quesito se si tratti o meno di un fenomeno esclusivamente nazionale, oppure comune agli altri Paesi dell’Eurozona.
DANGER: HIGH VOLTAGE!
Non è comune all’Europa, e per rendersene conto è sufficiente confrontare le cifre. Ebbene, la media dei prezzi dell’energia elettrica rilevata nel 2024 evidenzia come quell’anno in Italia una famiglia pagava il 5% in più rispetto alla media dell’Eurozona e, in particolare il 26% in più rispetto a una spagnola e l’8% in più rispetto a una francese; gap maggiore per quanto concerneva invece le aziende, dato che (al netto dell’Iva) il prezzo dell’energia elettrica si attestava a 0,22 euro al kWh, pari al 10% in più rispetto alla media dell’Eurozona, il 57% rispetto a quello praticato in Spagna e al 12% in Francia. In particolare, a pesare sul caro bolletta sono alcune componenti, in primo luogo le materie prime energetiche (l’Italia non dispone di centrali nucleari per elettro generazione, a differenza di Spagna e Francia), che alimentano (soprattutto il gas naturale) alimentano le centrali; inoltre, pesano le incentivazioni per lo sviluppo delle fonti rinnovabili, che il consumatore italiano paga diciannove volte di più rispetto a quello spagnolo, diciassette volte di più rispetto a quello tedesco, mentre in Francia gli oneri per l’incentivazione delle fonti rinnovabili non vengono imposti in bolletta.
LEGULEI E AZZECCAGARBUGLI
Dalla misurazione di 75.000 testi legislativi varati in Italia è emerso che la prolissità risulta maggiore di quella dei burocrati europei (di per sé già non indifferente), un aspetto negativo che nel 60% dei casi viene aggravato dal rinvio ad altre fonti normative. Insomma: una jungla opaca e incomprensibile nella quale il cittadino è costretto a inoltrarsi. Si tratta (in Italia) di 160.000 norme vigenti che registrano un incremento annuo pari al tre per cento. Domanda: è possibile davvero conoscerle tutte? Non solo, poiché incide anche la loro oscurità, fattore semantico e di diritto che induce in seguito la Corte di Cassazione a ribaltare il 30% delle sentenze dei tribunali che queste leggi hanno poi male interpretato. Tutto questo non è a costo zero, infatti si stima che l’impatto di questa situazione gravi complessivamente sull’economia del Paese per 1,2 punti di Pil (prodotto interno lordo), dunque quattrini e non mazzi di fiori, appunto per essere chiari. Nel corso della trasmissione sono stati indicati alcuni rimedi possibili al problema.



