Bologna, 23 gennaio 2026 – Poeta e performer magnetico, John Giorno (New York 1936 – 2019) ha saputo trasformare la parola in forma d’arte. A lui il MAMbo ( Museo d’Arte Moderna di Bologna) del Settore Musei Civici del Comune di Bologna, dedicherà a partire dal 5 febbraio e fino al 3 maggio 2026, John Giorno: The Performative Word, evento a cura di Lorenzo Balbi, prima grande retrospettiva italiana sull’artista, che verrà allestita nella Sala delle Ciminiere allo scopo di celebrare uno dei protagonisti più radicali e visionari della cultura contemporanea.
THE PERFORMATIVE WORLD
L’esposizione rientra nel programma istituzionale di Art City Bologna 2026, palinsesto di mostre ed eventi promosso dal Comune di Bologna con il sostegno di BolognaFiere in occasione di Arte Fiera, con la direzione artistica di Lorenzo Balbi. Figura cardine della New York d’avanguardia, poeta, artista e attivista, John Giorno ha infranto i confini disciplinari facendo della poesia un corpo vivo, un gesto capace di abitare luoghi inattesi. Le sue amicizie e collaborazioni con alcune delle figure più significative di quegli anni, tra cui Andy Warhol, Robert Rauschenberg, William Burroughs, John Cage e Patti Smith, e la fondazione, nel 1965, della Giorno Poetry Systems – la piattaforma no-profit che ha rivoluzionato la diffusione della poesia intrecciandola con musica, arti visive, impegno politico e pratiche comunitarie – testimoniano l’impatto imprescindibile che Giorno ha avuto nella storia dell’arte.
PRIMA GRANDE RETROSPETTIVA
«La retrospettiva si inserisce perfettamente nel contesto artistico di Bologna – afferma Daniele Del Pozzo, assessore alla Cultura del Comune di Bologna -, John Giorno ha trasformato la parola in arte pubblica, estendendo la pratica della performance oltre la pagina, in ambiti non convenzionali come le strade e le linee telefoniche, accordandosi perfettamente con lo spirito di sperimentazione e di apertura verso le nuove forme d’arte che Bologna ha sempre coltivato. La fusione tra parola e azione, tra vita personale e opera, è stato l’innesco per un nuovo modo di intendere la pratica artistica, vista come un modo di intervenire nello spazio pubblico per agire un cambiamento sociale, come nel caso dell’attivismo contro l’AIDS; un modello che rispecchia la vocazione di Bologna a riconoscere il valore delle differenze e a dare spazi a un’arte che dialoga con la città e con chi ci vive. La retrospettiva curata dal MAMbo è un’esperienza preziosa che collega storia, performance e poesia, e che offre spunti di riflessione ancora attuali per il nostro oggi».
NEW YORK E AVANGUARDIA
«John Giorno ha incarnato, come pochi altri, la possibilità di una poesia che si fa esperienza del mondo, che abita il corpo, la voce e lo spazio, aprendosi alle forme e ai linguaggi dell’arte contemporanea. La sua opera, oggi riconosciuta come una delle più influenti e trasversali del secondo Novecento, si situa al crocevia tra parola e immagine, suono e gesto, spiritualità e cultura pop, costruendo un universo estetico e performativo che ancora risuona con sorprendente attualità», sostiene al riguardo Lorenzo Balbi, direttore del MAMbo e curatore della mostra. L’esposizione ripercorre la pratica multiforme di John Giorno attraverso diversi nuclei di opere, mostrando come l’artista abbia valorizzato il linguaggio poetico nelle sue dimensioni plastiche, relazionali e performative spingendo la parola a sconfinare nel territorio delle arti visive e delle reti di telecomunicazione. Larga parte della sua produzione artistica reimpiega estratti delle sue poesie replicati su diversi supporti, con l’uso di colori accuratamente scelti e un font iconico.
DIAL-A-POEM: L’INTERATTIVITÀ
Epicentro della mostra è Dial-A-Poem, l’iconica opera interattiva con cui l’artista ha reso fruibili al pubblico, attraverso un numero di telefono da comporre, le registrazioni delle voci di poeti, artisti, musicisti e attivisti intenti a leggere le proprie composizioni. Il progetto pioneristico che trasformò il telefono in uno strumento di diffusione poetica su larga scala fu originariamente prodotto nel 1969 e presentato successivamente nel 1970 nella mostra Information al MoMA – Museum of Modern Art di New York. L’opera divenne un lavoro emblematico dell’arte concettuale partecipativa, ampliandosi negli anni fino a raccogliere 282 registrazioni di 132 autori, tra cui Patti Smith, Allen Ginsberg e Amiri Baraka, e generando edizioni internazionali in diversi Paesi come Dial-A-Poem France, Dial-A-Poem Mexico, Dial-A-Poem Brazil, Dial-A-Poem Thailand, Dial-A-Poem Switzerland.
IL PROGETTO SONORO BOLOGNESE
In occasione di John Giorno: The Performative Word, nasce la versione italiana dell’opera ideata appositamente per il MAMbo, Dial-A-Poem Italy, che registra la partecipazione di oltre trenta tra poetesse e poeti italiani contemporanei, selezionati da Caterina Molteni, curatrice del museo, che hanno prestato la voce al progetto sonoro che conduce il pubblico nel cuore pulsante della visione di Giorno. Tra questi, ricordiamo Antonella Anedda, Domenico Brancale, Milo De Angelis, Valerio Magrelli e Patrizia Valduga. Come nell’opera storica, anche nella sua versione italiana l’ascolto rimane imprevedibile: una chiamata, una voce inattesa, un frammento poetico che trasformano l’esperienza in una performance privata. Un nuovo numero telefonico +390510304278 verrà attivato in occasione della mostra e sarà raggiungibile gratuitamente ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, da chiunque.
DIMENSIONE PERFORMATIVA DELLA PRATICA POETICA
All’interno del percorso espositivo, una sezione dedicata ai materiali d’archivio a cura di Nicola Ricciardi con la collaborazione di Eleonora Molignani, e con un allestimento progettato da Studio EX (Andrea Cassi e Michele Versaci): poster, lettere, libri e contratti, in alcuni casi mai esposti, tracciano l’evoluzione della traiettoria di John Giorno tra arte e attivismo e mettono in relazione la sua esperienza con quella di altri artisti. Confermando l’attenzione per il mondo della performance che da sempre caratterizza la ricerca curatoriale del MAMbo, John Giorno: The Performative Word mette in luce la dimensione performativa della pratica poetica dell’artista inserendola nella più ampia storia delle sperimentazioni artistiche legate a questo ambito. Dalle prime poesie visive e dai collage linguistici agli Electronic Sensory Poetry Environments del 1967, la sua ricerca sviluppa una vera e propria poetica dell’energia, fondata su ritmo, respiro e vibrazione, anticipando temi oggi centrali nelle arti intermediali: l’interdisciplinarità, il corpo come veicolo di conoscenza, la dimensione relazionale dell’opera.
TENSIONI EMOTIVE
A questa tensione performativa si intrecciano in modo decisivo il suo impegno politico (in particolare all’interno della comunità LGBTQ+ e durante l’emergenza dell’AIDS negli anni Ottanta, periodo in cui fondò la AIDS Treatment Project) e la sua adesione al buddhismo tibetano, che introduce nella sua opera una profonda dimensione meditativa. Con John Giorno: The Performative Word il MAMbo rende omaggio a un artista che ha reinventato la poesia come gesto, ritmo, corpo e presenza; un vero e proprio linguaggio multidimensionale, capace di unire politica, spiritualità e vita quotidiana, di restituire alla voce la sua potenza irriducibile e di costruire un ponte tra storia e contemporaneità. Ad accompagnare la mostra una monografia edita da Mousse Publishing. Il volume raccoglie un’ampia selezione di materiali d’archivio e testi di Lorenzo Balbi, curatore della mostra, di Drew Sawyer, curatore del Whitney Museum of American Art (New York), del poeta Kyle Dacuyan e del curatore Nicola Ricciardi, oltre a un’inedita intervista tra Ugo Rondinone e Laura Hoptman, che insieme offrono approfondite prospettive interpretative sull’opera di Giorno.
CREDITI
La mostra è realizzata in collaborazione con Giorno Poetry Systems e con il supporto della Galleria Thomas Brambilla. La pubblicazione è realizzata grazie al contributo di Shane Akeroyd, Almine Rech, kurimanzutto e Galerie Eva Presenhuber (Zurigo / Vienna). Dial-A-Poem Italy vede la partecipazione di Ubah Cristina Ali Farah, Antonella Anedda, Riccardo Benassi, Tomaso Binga, vito m. bonito, Domenico Brancale, Maria Luce Cacciaguerra, Sandra Cane, Marco Ceriani, Giulia Crispiani, Marzia D’Amico, Milo De Angelis, Rita Degli Esposti, Tommaso Di Dio, Caterina Dufì, Carmen Gallo, John Gian, Marco Giovenale, Allison Grimaldi Donahue, Riccardo Held, Wissal Houbabi, Eleonora Luccarini, Valerio Magrelli, Alberto Masala, Enzo Minarelli, Jonida Prifti, Marilena Renda, Federica Scaringello, June Scialpi, Italo Testa, Ida Travi, Patrizia Valduga, Italo Zuffi.
immagine in apertura: John Giorno con l’opera Dial-A-Poem, 1970; courtesy Giorno Poetry Systems
INFO
John Giorno: The Performative Word:
evento curato da Lorenzo Balbi e promosso dal Comune di Bologna, Settore Musei Civici – MAMbo Museo d’Arte Moderna di Bologna;
MAMbo, Museo d’Arte Moderna di Bologna (Sala delle Ciminiere): Via Don Giovanni Minzoni, 14 Bologna;
apertura al pubblico: dal 5 febbraio al 3 maggio 2026;
inaugurazione: mercoledì 4 febbraio 2026 dalle ore 18:00 alle ore 21:00;
orari di apertura al pubblico: martedì e mercoledì dalle ore 14:00 alle ore 19:00, giovedì dalle ore 14:00 alle ore 20:00, dal venerdì alla domenica e nei giorni festivi dalle ore 10:00 alle ore 19:00; dal 5 all’8 febbraio 2026, nel corso di Art City Bologna sono previste aperture speciali con orari estesi;
Facebook: MAMboMuseoArteModernaBologna ,
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Settore Musei Civici Bologna:
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YouTube: @museicivicibologna;
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